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MARESCIALLO TITO

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BIOGRAFIA DI TITO (PRIMA PARTE)

 

 

 

La seconda guerra mondiale

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il governo iugoslavo dichiarò la propria neutralità anche se, in seguito alle pressioni avanzate dalla Germania, nel marzo 1941 il paese accettò di aderire al patto tripartito tra Germania, Italia e Giappone. La reazione popolare suscitata da tale atto culminò in un colpo di stato (26-27 marzo 1941), che depose il consiglio di reggenza, e gli insorti, appoggiati dal re Pietro II, formarono un governo il cui principale obiettivo era il mantenimento della neutralità.

La reazione da parte delle potenze dell'Asse non si fece attendere e fu spietata: con l'appoggio delle truppe italiane, ungheresi e bulgare, in aprile l'esercito tedesco invase la Iugoslavia, provocando la fuga del sovrano e dei membri del governo. Decimato l'esercito e arresosi l'alto comando, il regno conquistato fu velocemente smembrato: l'Italia occupò la Dalmazia, parte della Slovenia e il Montenegro, mentre la Germania ottenne il resto della Slovenia e la Serbia, in cui fu insediato un governo fantoccio a cui venne affidato il controllo sulla regione. L'Ungheria occupò la parte occidentale della provincia serba della Vojvodina e la Bulgaria ebbe gran parte della Macedonia iugoslava. Un regno indipendente filofascista, infine, sotto la guida del nazionalista Ante Pavelić e sotto la protezione dell'Italia, fu costituito in Croazia, alla quale spettò il territorio della Bosnia. Nei due anni successivi alla spartizione della Iugoslavia, nacquero gravi conflitti che opposero alle forze occupanti o collaborazioniste gruppi di resistenza. Sotto il generale filomonarchico Draža Mihajlović, i nazionalisti serbi combatterono contro lo stato fantoccio croato e a essi si unirono altri partigiani di matrice comunista e antifascista guidati da Tito; nel dicembre 1941 il governo iugoslavo in esilio riconobbe Mihajlović quale comandante in capo dei contingenti della resistenza nazionale.

 

La liberazione

Nel 1942 i partigiani di Tito, avendo ottenuto de facto il controllo su parte della Bosnia, istituirono un governo provvisorio, il Comitato di liberazione nazionale, che in seguito accusò i cetnici di collaborazione con il nemico, provocando violenti scontri armati tra le due fazioni di opposte tendenze ideologiche, filomonarchici i primi e comunisti i secondi. Il Comitato continuò le operazioni militari per tutto il 1943, costituendo un esercito di oltre 100.000 soldati e conquistando più di 100.000 km2 di territorio iugoslavo, ottenendo inoltre, alla fine dello stesso anno, il completo appoggio militare delle forze britanniche e americane. Nel mese di dicembre il Comitato, rifiutando di riconoscere l'autorità del governo regio in esilio, istituì un Parlamento nazionale; la rottura tra i due governi fu ricomposta, grazie alla mediazione inglese, nell'estate del 1944, quando il regime provvisorio ricevette una rappresentanza del governo in esilio e Tito, già nominato maresciallo, prese il posto di Mihajlović come comandante ufficiale dell'esercito iugoslavo.

Nel settembre 1944 le forze Alleate e l'esercito di Tito lanciarono un'offensiva contro le truppe di occupazione tedesche: Belgrado e le altre maggiori roccaforti tedesche in terra iugoslava furono liberate prima della fine di ottobre. Il mese seguente, dopo alcuni incontri a Mosca tra i delegati sovietici, britannici e iugoslavi, fu annunciata la fusione tra il governo regio di Iugoslavia e il Comitato di liberazione nazionale. Le caratteristiche del nuovo governo includevano l'autonomia locale per i diversi gruppi etnici e un consiglio reggente che avrebbe esercitato i poteri del re.

Nel marzo 1945 venne istituito un nuovo governo, con il maresciallo Tito come premier e le cariche maggiori coperte da rappresentanti del Partito comunista, sotto il quale fu iniziato un moderato programma di riforme sociali ed economiche. La monarchia fu abolita nell'agosto successivo e il re rimase in esilio.

 

 

Il governo di Tito

Nel 1945 si tennero nel paese le elezioni per l'istituzione dell'Assemblea costituente che decretarono la vittoria dei candidati del Fronte popolare che ottenne più dell'80% dei consensi; il 29 novembre la Costituente appena eletta proclamò la fine della monarchia e la costituzione della Repubblica federale di Iugoslavia, riconosciuta nelle settimane successive dai governi di Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. Con l'entrata in vigore della nuova Costituzione nel gennaio 1946, si insediarono un nuovo Parlamento nazionale e un gabinetto, con il maresciallo Tito come primo ministro e una rappresentanza comunista sostanzialmente accresciuta rispetto al passato. Poco dopo la fine della guerra, il governo di Tito nazionalizzò vari settori dell'economia e del terziario, avviò una riforma agraria e diede alla politica estera un orientamento filosovietico; nel contempo, furono sciolti i partiti d'opposizione e soppressi i giornali contrari al governo. Nel 1953 fu promulgata una nuova Costituzione, in base alla quale Tito fu eletto presidente della Iugoslavia e nel 1963 lo stesso nome dello stato fu modificato in Repubblica federale socialista di Iugoslavia. Nei decenni successivi vennero apportate modifiche al governo, molte delle quali riguardavano l'assegnazione delle funzioni governative alle repubbliche costituenti.

 

La crescita agricola e industriale

Le riforme nel settore agrario costituirono una problematica costante per il paese, costretto a importare grano dalla Russia e dagli Stati Uniti; il governo di Tito, subito dopo la guerra, avviò un processo di collettivizzazione delle terre, mirante a creare grandi appezzamenti agricoli e a ridurre quelli di proprietà privata che dal 1953 non potevano superare i dieci ettari. Nello stesso tempo, la formulazione di piani economici quinquennali mirava a sostenere e a incrementare l'industria, soprattutto quella pesante; nei tardi anni Cinquanta gli organi di controllo sull'economia cominciarono a essere decentralizzati e un ruolo sempre più rilevante nella vita del paese ebbero i sindacati dei lavoratori. La produzione industriale nel 1957 era aumentata del 70% rispetto a quella del 1953 e all'inizio del 1966 era più che raddoppiata rispetto al 1957. Nel 1967 i prezzi si stabilizzarono, i risparmi crebbero e la produttività aumentò del 7%. Durante gli anni Sessanta, infine, la Iugoslavia si aprì al turismo straniero, che costituì un'importante fonte di ricchezza per il paese. 

 

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TITO




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