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ROBERTO VIOLA E REYNALDO BIGNONE

FONTE: Wikipedia

VIOLA

Roberto Eduardo Viola Prevedini (13 ottobre 1924 - 30 settembre 1994) fu un ufficiale militare argentino, dittatore e presidente del paese dal 29 marzo all'18 dicembre, 1981. Della sua vita fino a quando diventò dittatore poco si sa. Fu a capo del colpo di stato che il 29 marzo depose Jorge Rafael Videla, e riuscì a nominarsi presidente a vita. Allontanò i principali collaboratori di Videla, ma proseguì il suo regime terroristico torturando e uccidendo gli oppositori politici. Il 18 dicembre fu deposto da Leopoldo Galtieri. Nel 1983 è stato processato per crimini e, due anni dopo, condannato all'ergastolo, ma fu liberato nel 1990 per l'indulto concesso dal presidente Carlos Menem. Morì il 13 ottobre 1994, all'età di 70 anni.

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BIGNONE

Reynaldo Bignone, dittatore argentino dal 1 luglio 1982 al 10 dicembre 1983. Nato nel 1928 da una famiglia di condizioni medie, appoggiò il colpo di stato di Jorge Rafael Videla il 24 marzo 1976 e partecipò alla repressione attuata da Videla. Bignone il 18 giugno 1982, approfittando della fallita invasione delle Falklands depose Leopoldo Galtieri e il primo luglio si autonominò presidente a vita con poteri assoluti. Incontrò tuttavia crescenti opposizioni e nel novembre 1983 fu costretto a indire libere elezioni che si svolsero il 10 dicembre e dalle quali uscì eletto il radicale Raul Alfonsin. Bignone non fu processato perché aveva fatto indire le elezioni.

“New York Times” - «Stati Uniti complici dei dittatori sudamericani»

Il quotidiano americano ha pubblicato un'inchiesta sul “piano Condor”, utilizzato da sette Paesi negli anni Settanta ed Ottanta per eliminare dissidenti di sinistra

NEW YORK - Il “New York Times”, entrato in possesso di alcuni documenti in precedenza secretati, suggerisce che gli Stati Uniti avrebbero avuto un ruolo complice nel piano Condor, utilizzato dalle dittature di sette Paesi sudamericani negli anni Settanta ed Ottanta per stroncare i dissidenti di sinistra. 
I documenti sono stati ottenuti dal National Security Archive, un istituto di ricerca privato con sede a Washington.
I Paesi che aderivano al programma Condor si aiutavano l’un l'altro a individuare, trasportare, torturare e spesso ad assassinare i dissidenti.

Tra i documenti esaminati dal “Times”, vi è anche parte dei fascicoli prodotti dalla magistratura italiana, le cui indagini sui desaparecidos hanno coinvolto Paesi in precedenza non ritenuti complici del programma segreto, in particolare il Perù.
Lo scorso dicembre il giudice Luisanna Figliolia di Roma aveva emesso 140 ordini di arresto per ex funzionari di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù e Uruguay, con l’obiettivo di processarli in relazione alla sparizione di 25 cittadini italiani. Nel fascicolo di 250 pagine del giudice Figliolia vengono nominati 5 ex funzionari peruviani, compreso il dittatore del Paese dal 1975 al 1980, il generale Francisco Morales Bermudez.

Le richieste d’arresto per i peruviani hanno indirettamente a che fare con il rapimento di quattro dissidenti argentini, del gruppo noto come Montoneros, avvenuto a Lima nel 1980. I servizi segreti peruviani e quelli argentini, con l’avallo di Bermudez, acconsentirono all’operazione che portò al rapimento, alla tortura e all’omicidio di tre Montoneros. Secondo i documenti del National Security Archive esaminati dal “Times”, James Blystone, un funzionario dell’ambasciata americana a Buenos Aires, era al corrente di quell'operazione e ne parlò con l'ambasciatore Raul H.Castro.

Raggiunto telefonicamente Castro, che ora ha 91 anni, ha detto di ricordarsi di essere stato «preoccupato» per quanto riguardava l'operazione Montoneros. «Non ricordo quale sia stata la nostra risposta allora, ammesso che ce ne sia stata una», ha detto. Blyston, anch’egli intervistato per telefono dal “New York Times”, ha detto che gli americani avrebbero dovuto battersi con più convinzione per il rilascio dei Montoneros. «Ho ottenuto tutte quelle informazioni e le ho passate ai miei superiori, e avremmo potuto fare qualcosa», ha detto. «Ma abbiamo lasciato perdere, ammettiamolo».

La Gazzetta del Mezzogiorno, 23/2/2008

Sottofondo: Rapsodia Opera 79, 2 (Brahms)

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VIOLA E BIGNONE




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