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MARESCIALLO TITO

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MARESCIALLO TITO: CRONOLOGIA

29 agosto 1953

Trieste: Pella replica alle minacce di Tito

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Pella fa sapere alle potenze occidentali che, in caso Tito attui la minacciata annessione della zona B di Trieste, l'Italia occuperà la zona A e, a sostegno delle sue affermazioni, manda truppe alla frontiera nord-orientale e navi da guerra nell'Adriatico, giustificando la sua azione col fatto che 250 mila partigiani jugoslavi si sono spostati nella zona B. 

E' la prima volta che il governo italiano prende decisioni del genere senza aver consultato in precedenza gli alleati che, dal canto loro, lo invitano ad evitare prese di posizione pubbliche e di astenersi dal compiere azioni di forza. 

6 settembre 1953

 

Tito chiede l'annessione del Territorio Libero di Trieste

Tito pronuncia un atteso intervento in cui, in poche parole, afferma di non accettare la Dichiarazione tripartita, la linea etnica, il Territorio Libero di Trieste, il condominio e la spartizione. Chiede l'annessione alla Jugoslavia di tutto il Territorio Libero di Trieste, limitandosi a concedere in cambio l'internazionalizzazione della sola Trieste. 

Inoltre, accusa il governo italiano di cercare di distrarre con la questione di Trieste l'attenzione della gente dai problemi interni come la disoccupazione e la disuguaglianza sociale.

 13 settembre 1953

Pella chiede un plebiscito per Trieste

Il Presidente del consiglio Giuseppe Pella, nel tentativo di riacquisire la sovranità sul territorio di Trieste, chiede che vi si svolga un plebiscito; in cambio promette ai partner europei l'appoggio del governo per l'ingresso dell'Italia nella CED. La replica di Tito non tarda, e lo stesso giorno da Spalato lo statista afferma che il plebiscito non può essere accettato in quanto la composizione etnica della zona è stata alterata da vent'anni di presenza italiana a svantaggio della parte slovena, perciò la popolazione non sarebbe cosciente del proprio voto.

8 ottobre 1953

 

Questione di Trieste: la dichiarazione dell'8 ottobre

Alle tre del pomeriggio, viene rilasciato un annuncio simultaneo da parte del dipartimento di Stato e del Foreign Office in cui i due governi, che dalla fine della seconda guerra mondiale hanno amministrato congiuntamente la zona A del Territorio Libero di Trieste in base ai termini del trattato di pace italiano mentre la Jugoslavia ha amministrato temporaneamente la zona B, dopo aver esercitato più volte i loro buoni uffici per promuovere una soluzione concordata dalle parti, decidono «di porre fine al governo militare alleato, di ritirare le truppe e, tenuto conto del preminente carattere italiano della zona A, di rimettere l'amministrazione di quella al governo italiano». 

 Viene consegnato anche un appunto segreto agli italiani in cui si afferma che la soluzione è provvisoria. La reazione dell'Italia è entusiastica, mentre quella della Jugoslavia è aspra. Lo stesso giorno la Jugoslavia annuncia alla radio che prenderà dei provvedimenti contro la decisione davanti alle Nazioni Unite.

10 ottobre - 11 ottobre 1953

Tito prepara l'occupazione militare della zona A del Tlt

Tito denuncia pubblicamente la decisione angloamericana di rimettere l'amministrazione della zona A del Territorio Libero di Trieste al governo italiano come una violazione unilaterale del trattato di pace e riafferma che il suo paese valuterà l'occupazione della zona A da parte dell'Italia come un'aggressione, a cui risponderà con la forza. 

 Perciò manderà rifornimenti militari alle truppe nella zona B in quanto, nel momento in cui l'Italia dovesse entrare nella zona A, varcherà i confini. La proposta jugoslava è di ritirare la dichiarazione e dividere il TLT in due unità autonome, una sotto la sovranità jugoslava, l'altra sotto quella italiana.

17 settembre 1954

 

Gli Usa cercano un accordo tra Italia e Jugoslavia

Il Sottosegretario di Stato Robert Murphy e l'ambasciatore americano a Belgrado James Riddleberger si recano nell'isola di Brioni presso la residenza estiva di Tito. Murphy consegna personalmente a Tito una lettera di Eisenhower, nella quale il Presidente gli chiede di operare qualche concessione nella trattativa territoriale con l'Italia.

 Alla luce della disponibilità di Tito a cooperare nella questione territoriale, Murphy comunica che gli americani sono disposti a fornire 400.000 tonnellate di grano.

 5 ottobre 1954

Il Memorandum d'Intesa sul Territorio Libero di Trieste

I rappresentanti di Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Iugoslavia firmano a Londra il Memorandum d'Intesa sul Territorio Libero di Trieste, con il quale si stabilisce la cessazione del governo militare nelle zone A e B del Territorio Libero di Trieste e la cessione dell'amministrazione della zona A all'Italia e della zona B alla Jugoslavia, con alcuna rettifiche nella linea di demarcazione tra le due zone in favore della zona B di circa 11,5 kmq con 3.000 abitanti e disposizioni che normalizzano la situazione politica ed economica del territorio. 

 L'Italia promette di mantenere Trieste come porto franco ed entrambi i governi si impegnano a non esercitare discriminazioni, ad iniziare negoziati per facilitare i traffici locali e a consentire il ritorno nelle rispettive zone delle persone in esse già residenti. Il punto centrale del Memorandum è il fatto che costituisce una sistemazione provvisoria, in quanto non si parla di sovranità, ma di passaggio di amministrazione, e ciò permette al governo italiano di non rinunciare ad alcun diritto sulle terre istriane, anche se pochi si illudono di modificare la situazione.

20 marzo 1961

La Jugoslavia verso un'economia di mercato

L'Assemblea Jugoslava approva un pacchetto di 32 leggi con cui si propone di alleggerire il controllo burocratico sull'economia, favorendo l'adeguamento alle leggi del mercato. Ai produttori sono riconosciuti maggiori diritti nella gestione delle imprese, e viene elaborato un sistema più libero nella divisione dei guadagni; viene introdotta una nuova politica fiscale che preleva dalle singole imprese solo il 15% delle entrate, mentre le banche sono trasformate da agenzie del governo in istituti autonomi. Viene presa inoltre la decisione, unica al mondo socialista, di rendere convertibile la moneta per inserirsi più attivamente nel mercato internazionale e facilitare l'adesione del paese al GATT.

7 aprile 1963

La III Costituzione Federale jugoslava

Viene approvato il testo della III Costituzione Federale jugoslava. Questa è divisa in tre parti, la prima delle quali, introduttiva, enuncia i "principi fondamentali" sui quali riposa il sistema sociale e politico; questi principi hanno carattere costituzionale e rappresentano nel medesimo tempo la direttiva ideologica dell'attività della collettività e del singolo: proprietà sociale dei mezzi di produzione, autogestione, democrazia diretta uguaglianza dei popoli ne costituiscono i principali temi.

 Nella seconda si consacrano i cardini dell'organizzazione socioeconomica e politica della società jugoslava; in particolare, l'organizzazione socioeconomica, le libertà, i diritti e i doveri del cittadino, il sistema sociopolitico, le comunità sociopolitiche, dal comune alla Federazione, il sistema giudiziario, la costituzionalità e la legalità. Mentre nell'ultima si precisano le competenze della Federazione e si disciplinano i principali organi federali del potere e dell'autogestione. Per sottolineare l'alto grado di sviluppo cui la Jugoslavia è giunta, essa è elevata dal rango di "Repubblica federativa popolare" a quello di "Repubblica federativa socialista", titolo di cui si sono fregiate finora solo l'Unione Sovietica e la Cecoslovacchia.

21 febbraio 1974

Promulgata la Quarta Costituzione Jugoslava

La Quarta Costituzione della Repubblica Federale di Jugoslavia viene definitivamente promulgata dal Consiglio delle Nazionalità. Il nuovo assetto è basato sull'ipotesi che l'aperto riconoscimento delle differenze tra le nazionalità e la formazione di un meccanismo costituzionale tale da riconciliare queste diversità possano condurre ad un volontario riconoscimento degli interessi comuni, e alla propensione a lavorare insieme.

4 maggio 1980

Muore Tito

In una situazione già drammatica, caratterizzata da una parte da un un utilizzo spropositato del credito internazionale e, dall'altra, dalla lotta politica, nel seno della Federazione, tra le tendenze nazionalistiche delle Repubbliche più emancipate economicamente e quelle centrifughe della Serbia e dell'enorme apparato burocratico-militare, la morte di Tito lascia la Jugoslavia senza una guida degna del suo nome.

 

 

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TITO




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