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MARESCIALLO TITO

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MARESCIALLO TITO: CRONOLOGIA (PRIMA PARTE)

15 aprile 1941

Tito lancia il primo appello alla resistenza

Contando su un piccolo ma diffuso e combattivo Partito comunista, Josip Broz Tito, segretario generale del partito dal 1937, lancia da Zagabria un primo proclama alla resistenza.

 

7 marzo 1945

Jugoslavia: Tito Primo Ministro

In seguito a un aut aut delle Tre Potenze (Usa, Urss e Gran Bretagna), viene costituito in Jugoslavia un governo di coalizione con Tito come premier e Subasic

 

1 Maggio 1945

Le truppe jugoslave entrano a Trieste

Si verifica una grave crisi internazionale allorchè le truppe jugoslave entrano per prime a Trieste, stabilendovi per un mese una propria amministrazione civile nella speranza di un'annessione.

29 novembre 1945

Costituita la Repubblica popolare federativa di Jugoslavia

Si riunisce il nuovo parlamento jugoslavo, che abolisce la monarchia e proclama un nuovo stato fondato su principi federali e democratici: la Repubblica

 

31 gennaio 1946

Approvata la Costituzione della Repubblica di Jugoslavia

Il parlamento della Repubblica popolare federativa di Jugoslavia approva una nuova costituzione (di 138 articoli), basata sulla costituzione

 

28 giugno 1948

La Jugoslavia espulsa dal Cominform

La Jugoslavia viene espulsa dal Cominform. L'isolamento è subito totale, nonostante le esitazioni iniziali di alcuni partiti comunisti; la morte del leader bulgaro Dimitrov, vicino alle istanze di Tito, e la immediata, dura reazione anti jugoslava della leadership albanese privano la Jugoslavia di qualsiasi alleato e di ogni sostegno. Ha inizio, così, una seconda fase di evoluzione politica–costituzionale che orienta le istituzioni jugoslave in un senso tipicamente originale, l'autogestione.

 

30 giugno 1950

Istituiti in Iugoslavia i consigli operai

In Iugoslavia vengono istituiti i Consigli operai nelle imprese e nelle altre organizzazioni economiche. Si tratta di un organo elettivo, la cui composizione può oscillare tra i 15 e i 120 membri (a seconda delle dimensioni delle imprese), annualmente rinnovato da tutti i lavoratori. Fra le sue competenze vi sono l'elezione del Comitato di gestione (organo esecutivo dell'azienda), l'approvazione dei piani di sviluppo economico, di organizzazione del lavoro, dei regolamenti interni e dei criteri in base ai quali ripartire gli utili. 

 Al Comitato di gestione, invece, spetta l'elaborazione degli statuti, programmi e piani di lavoro da sottoporre al consiglio per l'approvazione. Al direttore, infine, è affidata la responsabilità delle politiche aziendali, fatto salvo il suo diritto di avanzare proposte, assumere e licenziare lavoratori secondi i criteri fissati dal Consiglio operaio. Di fatto, i lavoratori hanno ben poca possibilità di disporre dei frutti del proprio lavoro, che continuano a essere gestiti dallo stato, e di influire sulla conduzione delle imprese, i cui organi direttivi venigono tuttora nominati dall'alto.

13 gennaio 1953

Una nuova Costituzione jugoslava

In Jugoslavia viene approvata una Legge di revisione costituzionale la quale, per la sua ampiezza e organizzazione, diviene la II Costituzione federale. Costituita di 115 articoli, pur conservando ancora in vita una parte del testo costituzionale del 1946 istituisce, accanto agli organi rappresentativi delle comunità socio politiche dei vari livelli, i Consigli dei produttori formati da rappresentanti eletti dai cittadini operanti nei diversi settori economici. Alle sei Repubbliche componenti la Federazione è concesso un maggior controllo sui propri affari interni, e solo settori essenziali quali la difesa, la sicurezza e la politica estera rimangono di competenza del governo centrale. Esse ottengono il diritto di elaborare proprie leggi costituzionali, ma dalla Costituzione scompare la clausola del diritto all'autodeterminazione e alla secessione, seguito poi dall'abolizione delle regioni autonome, essendo prevalsa l'idea che il sistema autogestito costituiva una tale forza integrante da superare le diversità etniche del paese.

28 agosto 1953

Trieste: Tito annuncia che annetterà la Zona B

In un comunicato dell' agenzia ufficiale jugoslava "Jugopress", Tito afferma che ha ormai «perso la pazienza» per ciò che concerne la questione di Trieste e che, mentre fino ad ora è stato tollerante, presto agirà per risolvere la situazione, annettendosi la zona B come replica all'annessione della zona A da parte dell'Italia.

29 agosto 1953

Trieste: Pella replica alle minacce di Tito

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Pella fa sapere alle potenze occidentali che, in caso Tito attui la minacciata annessione della zona B di Trieste, l'Italia occuperà la zona A e, a sostegno delle sue affermazioni, manda truppe alla frontiera nord-orientale e navi da guerra nell'Adriatico, giustificando la sua azione col fatto che 250 mila partigiani jugoslavi si sono spostati nella zona B. 

E' la prima volta che il governo italiano prende decisioni del genere senza aver consultato in precedenza gli alleati che, dal canto loro, lo invitano ad evitare prese di posizione pubbliche e di astenersi dal compiere azioni di forza. 

6 settembre 1953

 

Tito chiede l'annessione del Territorio Libero di Trieste

Tito pronuncia un atteso intervento in cui, in poche parole, afferma di non accettare la Dichiarazione tripartita, la linea etnica, il Territorio Libero di Trieste, il condominio e la spartizione. Chiede l'annessione alla Jugoslavia di tutto il Territorio Libero di Trieste, limitandosi a concedere in cambio l'internazionalizzazione della sola Trieste. 

Inoltre, accusa il governo italiano di cercare di distrarre con la questione di Trieste l'attenzione della gente dai problemi interni come la disoccupazione e la disuguaglianza sociale.

 13 settembre 1953

Pella chiede un plebiscito per Trieste

Il Presidente del consiglio Giuseppe Pella, nel tentativo di riacquisire la sovranità sul territorio di Trieste, chiede che vi si svolga un plebiscito; in cambio promette ai partner europei l'appoggio del governo per l'ingresso dell'Italia nella CED. La replica di Tito non tarda, e lo stesso giorno da Spalato lo statista afferma che il plebiscito non può essere accettato in quanto la composizione etnica della zona è stata alterata da vent'anni di presenza italiana a svantaggio della parte slovena, perciò la popolazione non sarebbe cosciente del proprio voto.

8 ottobre 1953

 

Questione di Trieste: la dichiarazione dell'8 ottobre

Alle tre del pomeriggio, viene rilasciato un annuncio simultaneo da parte del dipartimento di Stato e del Foreign Office in cui i due governi, che dalla fine della seconda guerra mondiale hanno amministrato congiuntamente la zona A del Territorio Libero di Trieste in base ai termini del trattato di pace italiano mentre la Jugoslavia ha amministrato temporaneamente la zona B, dopo aver esercitato più volte i loro buoni uffici per promuovere una soluzione concordata dalle parti, decidono «di porre fine al governo militare alleato, di ritirare le truppe e, tenuto conto del preminente carattere italiano della zona A, di rimettere l'amministrazione di quella al governo italiano». 

 Viene consegnato anche un appunto segreto agli italiani in cui si afferma che la soluzione è provvisoria. La reazione dell'Italia è entusiastica, mentre quella della Jugoslavia è aspra. Lo stesso giorno la Jugoslavia annuncia alla radio che prenderà dei provvedimenti contro la decisione davanti alle Nazioni Unite.

 

 

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