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CHARLES TAYLOR

Fonte: vita.it

Charles Ghankay Taylor (nato il 20 gennaio 1948) è stato presidente della Liberia dal 1997 al 2003. Prima della presidenza, è stato un sanguinario signore della guerra durante il conflitto civile liberiano  avvenuto negli anni novanta. E' stato costretto all'esilio nel 2003 in seguito ad una rivolta popolare.

La storia dello Stato liberiano e della sua gente ha avuto un corso differente dall'ideale americano che avrebbe dovuto "guidarne" le sorti politiche, e che ispirò la sua indipendenza nel 1847 (prima Repubblica del continente africano a raggiungere a “liberarsi”, da cui il nome dello Stato). La Liberia che va alle urne oggi, invece, è un Paese segnato da guerre civili, colpi di stato a ripetizione e povertà cronica.

Due le principali fonti di conflitto interno. La prima si è consumata tra la maggioranza delle popolazioni indigene e i liberiani di origine americana, cui apparteneva il National Patriotic Front of Fileria, il gruppo di ribelli armati capeggiati da Charles Taylor che nel dicembre dell'89 invase la Contea di Nimba, sfruttando i contrasti in atto tra la tribù Kran, a cui apparteneva Samuel Doe (capo della Armed Forces of Liberia e dittatore del Paese dal 1980), e le tribù del nord Gio e Mano. La seconda fonte di conflitti della Liberia si è consumata tra gli stessi gruppi etnici indigeni, basandosi sulla rivendicazione di antichi risentimenti etnici che si intrecciano alla volontà di conquistare potere politico. Negli ultimi vent'anni i focolai di conflitto hanno più volte ripreso vigore, sfociando in violenze e veri “stermini etnici”.

La rivolta del 1989 mise fine alla violenta dittatura di Doe (a sua volta assassinato dai sicari del ribelle Prince Johnson), preparando l'avvento dell'altrettanto autoritaria era Taylor. Tra il 1992 e il 2002, desideroso di conquistare le miniere di diamanti della confinante Sierra Leone, Charles Taylor appoggiò il Ruf (Revolutionary United Front) di Foday Sankoh. Una lunga scia di sangue e di traffici loschi lo portò al potere a Monrovia nel 1997, quando vinse le elezioni politiche e instaurò il suo regime del terrore: la polizia speciale di Taylor non ebbe pietà con gli ex oppositori del Movimento Unito di Liberazione (Ulimo), che vennero arrestati, torturati e uccisi a centinaia. Nel frattempo i conflitti inter-etnici e le lotte tra fazioni non accennavano a diminuire, e i numerosi membri della famiglia di Taylor presenti nel Governo dimostravano la loro incompetenza nel tentativo di rilanciare l'economia. In seguito le crescenti pressioni della comunità internazionale e le forti istanze per una concreta ripresa economica fecero perdere al National Patriotic Party (Npp) ed allo stesso Taylor l'appoggio dei vecchi sostenitori.

Fu così che l'era Taylor terminò nel 2003, con l'esilio del "signore della guerra" che aveva trasformato il Paese in un'arena sanguinaria (centocinquantamila morti e mezzo milione di profughi) e con gli accordi di Accra stipulati tra le fazioni ribelli del Lurd (Liberians United for Reconciliation and Democracy), quelli del Model (Movement for Democracy in Liberia) e il nuovo Governo guidato da Jyude Bryant. L'esecutivo provvisorio di Bryant, sostenuto dagli Usa, ha retto per due anni in virtù della presenza di una forza multinazionale a mandato Onu, composta da 15mila "caschi blu". Contemporaneamente, dal suo esilio nigeriano, l'ex Presidente Taylor ha tentato di recuperare un qualche spazio politico, nonostante la pesantissima accusa del Tribunale Onu per i crimini commessi in Sierra Leone (17 capi d'accusa, tra cui il reclutamento di bambini soldato). Infine un'ombra su uno dei candidati alle presidenziali di oggi: il procuratore del Tribunale per la Sierra Leone, David Crane, ha accusato Taylor di aver sostenuto con cospicui finanziamenti Francis Kalawalo, uno dei 22 candidati alla presidenza
.

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TAYLOR, PRESIDENTE E SIGNORE DELLA GUERRA

Fonte: Medici senza Frontiere

Durante gli ultimi quattordici anni, la Liberia è stata il teatro di
continue guerre che ancora oggi mietono numerose vittime tra la
popolazione civile. Nei mesi di giugno e luglio 2003, gli scontri per
la presa di Monrovia hanno nuovamente portato sotto i riflettori le
drammatiche vicende che si consumano in questo paese. Non è che l'ultimo episodio di una violenta guerra civile esplosa nel 1989.
Secondo stime per difetto, almeno 80.000 liberiani sarebbero morti
durante la prima guerra civile, durata sette anni.

QUATTORDICI ANNI DI GUERRA CIVILE
1989 Charles Taylor, capo del gruppo ribelle Fnlp (Fronte nazionale patriottico della Liberia), estromette e fa uccidere il presidente liberiano in carica, Samuel Doe, al potere dal 1980.
1992 Il conflitto in Liberia coinvolge anche la Sierra Leone, i cui diamanti sono ambiti da Taylor.
1995 Viene siglata una tregua tra Fnlp e i rivali del Lurd (Liberiani uniti per la riconciliazione e la democrazia).
1997 Si svolgono le elezioni legislative e taylor viene eletto presidente.
1999 Riesplodono gli scontri fra l'esercito governativo e i ribelli del Lurd.
4 giugno 2003 Il tribunale speciale per i crimini di guerra in Sierra Leone condanna Taylor per crimini di guerra e contro l'umanità.
18 luglio Il Lurd attacca i governativi a Monrovia. Decine di migliaia di sfollati fuggono in cerca di rifugio. Il presidente Bush invita Taylor ad abbandonare il potere, ma lui ribadisce che lascierà solo se ci sarà l'intervento di una forza internazionale.
27 luglio Un'altra fazione di ribelli, il Model, attacca Buchanan, la seconda città del paese, mentr il Lurd stringe il cerchio intorno alle forze di Taylor nel centro di Monrovia. La situazione della popolazione si fa sempre più disperata.
28 luglio Il Lurd proclama una tregua unilaterale per consentire il dispiegamento di una forza di pace internazionale.
29 luglio Il governo respinge l'offerta di tregua proposta dal Lurd.
31 luglio Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell'Africa Occidentale, autorizza l'invio di una forza di pace. Bush offre un gruppo anfibio in appoggio.
4 agosto Atterrano all'areoporto 'Robertsfield' di Monrovia i prmi trecento militari nigeriani della forza di pace.

  Sottofondo: Dies Irae (Mozart)


DITTATORI:  TAYLOR



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