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Amedeo Lomonaco >>>

 



STORIA DELLA LIBIA E REGIME DI MUAMMAR GHEDDAFI

Fonte: Encarta

Storia

Le coste della Tripolitania furono in origine colonizzate dai fenici; passarono ai cartaginesi nel VI secolo a.C. e, in seguito, i greci stabilirono alcune colonie in Cirenaica.

Nel V secolo a.C. lo storico greco Erodoto descrisse gli abitanti del Fezzan, una regione interna dell'attuale Libia, come un popolo di contadini sedentari che in combattimento si servivano di bighe trainate da cavalli; testimonianza confermata, nel XX secolo, dal ritrovamento di antichi dipinti rinvenuti nelle grotte del Jabal Akakus, nel Fezzan dell'ovest, e del Jabal al-Uwaynat, vicino al confine egiziano. Divenuta possedimento romano, nel 455 la regione fu invasa dai vandali e annessa, un secolo dopo, all'impero bizantino; infine, nel 643, gli arabi si insediarono nella zona.

Dominate dagli Omayyadi e dai Fatimidi, le regioni storiche della Tripolitania e della Cirenaica, prima di passare sotto il controllo degli Almohadi, conobbero, nel 1146, un breve e parziale tentativo di invasione da parte dei normanni. In seguito la regione subì svariate dominazioni fino all'avvento dell'impero ottomano.

La colonizzazione italiana

All'inizio del XX secolo l'Italia, in base a un progetto di espansione coloniale, intraprese una guerra con l'impero turco per la conquista della regione. Nel 1912 la Turchia, sconfitta, fu costretta a riconoscere la sovranità dell'Italia e a ritirare le sue truppe. L'insediamento italiano, tuttavia, si scontrò con una forte resistenza locale culminata, nel 1923, nella rivolta dei senussi, una confraternita religiosa musulmana impegnata nell'opera di proselitismo verso i beduini delle aree desertiche della Cirenaica. La colonizzazione italiana dovette all'inizio fermarsi alle sole coste, e solo nel 1931, dopo anni di un lento e cruento conflitto, le truppe coloniali ebbero ragione della resistenza libica catturando e giustiziandone il capo, Omar al-Mukhtar. Da allora furono migliaia gli italiani che si insediarono in Libia.

Durante la seconda guerra mondiale la Libia fu teatro di violenti scontri tra le forze dell'Asse e gli Alleati. Questi ultimi, nel 1943, liberarono la regione attribuendone il controllo alla Francia e alla Gran Bretagna, fino a quando, nel 1949, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione che garantiva l'indipendenza alla Libia a partire dal 1951.

La costituzione del regno

Nel 1950 l'Assemblea nazionale, composta in uguale numero da delegati della Cirenaica, della Tripolitania e del Fezzan, si riunì a Tripoli e designò l'emiro Sayid Idris el-Senussi quale futuro sovrano di un regno federale. Il 7 ottobre 1951 venne promulgata la prima Costituzione libica, il 24 dicembre re Idris I proclamò l'indipendenza del Regno unito di Libia e infine, nel febbraio dell'anno seguente, si ebbero le prime elezioni. Nel 1953 il paese aderì alla Lega araba e nel 1955 divenne membro delle Nazioni Unite. Una serie di emendamenti costituzionali, attuati nel 1963, riconobbe alle donne il diritto di voto e abolì l'ordinamento federale.

Negli anni Cinquanta il paese avviò una serie di relazioni con i paesi occidentali; in primo luogo con la Gran Bretagna cui, in cambio di aiuti economici, venne permesso di mantenere alcune basi militari sul territorio libico, e poi con gli Stati Uniti che stanziarono, vicino a Tripoli, la grande base aerea di Wheelus Field, promettendo aiuti tecnici ed economici. La scoperta di vastissimi giacimenti petroliferi, pur procurando un'inaspettata fase di ricchezza, rafforzò anche l'ingerenza delle potenze occidentali negli affari economici del paese; in più il governo libico, accordando numerose concessioni a compagnie petrolifere straniere (soprattutto statunitensi), acuì il malcontento di coloro che erano favorevoli all'emancipazione della Libia dagli stati occidentali.

Nel corso degli anni Sessanta il paese andò consolidando la propria autonomia e nel 1964 dispose per il ritiro delle truppe inglesi e per la chiusura della base aerea americana. Inoltre, in seguito alla guerra dei Sei giorni (1967), la Libia si avvicinò e sostenne economicamente gli stati della Lega araba che si opponevano a Israele.

Il rovesciamento della monarchia

Il 10 settembre del 1969 un gruppo di ufficiali, attraverso un colpo di stato incruento, si insediò al potere proclamando la Repubblica libica araba. Il nuovo governo rivoluzionario, presieduto dal colonnello Muammar Gheddafi, siglò un patto di cooperazione politica e militare con l'Egitto e il Sudan e, sul piano della politica interna, procedette a un programma di progressiva nazionalizzazione delle risorse, salvo concedere alle compagnie straniere il diritto di sfruttamento del petrolio in cambio, però, di un cospicuo aumento della quota da versare allo Stato. Tuttavia nel 1973, in concomitanza con la guerra del Kippur, che aveva coinvolto i suoi alleati contro Israele, il governo libico nazionalizzò tutti i pozzi petroliferi e impose prezzi più elevati ai paesi consumatori di petrolio.

6.4

Il regime di Gheddafi

Sotto la leadership di Gheddafi la Libia consolidò il proprio ruolo sia nel mondo arabo sia, in generale, sul piano internazionale, opponendosi tra l'altro all'iniziativa di pace nei confronti di Israele promossa nel 1979 dal presidente egiziano Anwar al-Sadat e avvicinandosi ulteriormente alla Siria nella costituzione di un fronte antisraeliano. Inoltre, il suo esplicito e attivo appoggio alla rivoluzione islamica in Iran e alle frange più oltranziste della resistenza palestinese le valsero l'ostilità dei governi occidentali e in particolare di quello degli Stati Uniti.

Agli inizi degli anni Ottanta le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti andarono ulteriormente deteriorandosi. Nel 1981, in seguito all'abbattimento di due aerei dell'aviazione militare libica da parte di due caccia americani sul golfo della Sirte, la Libia denunciò la violazione delle acque territoriali e minacciò una rappresaglia nei confronti delle basi NATO in Europa. Gli Stati Uniti risposero con un embargo delle importazioni di petrolio libico. Nel 1986, sospettando l'implicazione di agenti libici in atti di terrorismo contro le truppe americane stanziate in Europa, il presidente Ronald Reagan ordinò il bombardamento di Tripoli e Bengasi, che provocò anche la morte di congiunti del colonnello Gheddafi.

L'isolamento internazionale

Nel corso della guerra del Golfo del 1991, la Libia tenne un atteggiamento prudente opponendosi sia all'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq, sia all'uso della forza contro il regime di Saddam Hussein. Ciò non valse, tuttavia, a migliorare i rapporti con gli USA che nel 1992 accusarono il regime di Gheddafi di produrre armi chimiche; nell'aprile dello stesso anno, il rifiuto di concedere l'estradizione di due cittadini libici, sospettati dell'attentato aereo al volo 103 della Pan-Am sopra Lockerbie, portò le Nazioni Unite ad applicare un embargo economico contro il paese.

Nel giugno del 1995 nella regione di Bengasi scoppiò una rivolta di fondamentalisti islamici, sedata dopo aspri scontri che provocarono un centinaio di morti. In seguito, l'attività dei fondamentalisti islamici è cresciuta, di pari passo con la criminalità e con la disoccupazione, e la situazione del paese, per sette anni sottoposto all’embargo internazionale, si è deteriorata, ma non al punto da minacciare la stabilità del regime di Gheddafi, che si appresta a passare le consegne al figlio Saadi.

6.6

Sviluppi recenti

Dopo trattative diplomatiche durate diversi anni, la Libia ha acconsentito alla consegna dei due presunti autori dell’attentato di Lockerbie del 1988: Lamine Fahima e Abdel Basset el-Megrahi, già membri dei servizi segreti libici, sottoposti a processo da una corte scozzese in Olanda. Alla decisione libica è seguita la sospensione dell’embargo internazionale che le Nazioni Unite avevano posto sul paese nel 1992; gli Stati Uniti hanno tuttavia deciso di non riprendere per ora le relazioni economiche con la Libia.

Nel 1999 la Libia ha festeggiato il trentesimo anniversario dell’istituzione della repubblica. Il paese è impegnato in un’intensa attività diplomatica; dopo una timida ripresa dei contatti con gli Stati Uniti, Tripoli ha organizzato a giugno un incontro tra i rappresentanti degli stati coinvolti nel conflitto nella Repubblica democratica del Congo (e in generale in tutta la zona dei Grandi Laghi) e a settembre ha ospitato una sessione straordinaria della conferenza dell’Organizzazione per l’unità africana (oggi Unione Africana, UA). A dicembre, il colonnello Gheddafi ha ricevuto la visita di Massimo D’Alema, il primo capo di governo occidentale a recarsi a Tripoli dal 1992.

Nel febbraio del 2001 si è concluso, con una condanna (Abdel Basset el-Megrahi) e un’assoluzione (Lamine Fahima), il processo contro i due cittadini libici accusati dell’attentato di Lockerbie del 1988. La Libia ha annunciato un ricorso contro la sentenza. Nel maggio 2001 truppe libiche vengono inviate nella Repubblica Centrafricana, dove è in corso un tentativo di colpo di stato contro il presidente Ange-Félix Patassé. Alla fine di ottobre 2002, tre anni dopo la visita di D’Alema, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi compie un viaggio ufficiale in Libia; tra gli argomenti discussi con Gheddafi, il nuovo gasdotto che verrà approntato entro il 2004 e che potenzierà ulteriormente le importazioni di gas naturale dalla Libia.

 

 

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