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IL COLONNELLO CLAUS SHENK VON STAUFFENBERG

 

"E’ ora che si faccia qualcosa. Ma colui che oserà agire deve rendersi conto che entrerà probabilmente nella storia tedesca con il marchio del traditore. Se tuttavia rinuncerà ad agire, si ritroverà ad essere un traditore davanti alla propria coscienza". (da una lettera alla moglie)

Von Stauffenberg

Mente del complotto del 1944 per uccidere Hitler fu il colonnello Von Stauffenberg, sostenuto da pochi fedeli collaboratori: il fratello Berthold, la fedele segretaria Margarethe, il generale Tresckow e il Generale Beck, tutti fucilati per rappresaglia il giorno stesso del fallito attentato.

Il piano prevedeva che Von Stauffenberg piazzasse una bomba a orologeria vicino alla sedia di Hitler nel quartier generale della Wolfsschanze (la tana dei lupi), a Rastenburg (Prussia orientale), e quindi un viaggio immediato a Berlino per comandare le truppe della sollevazione. Un nuovo governo era già stato formato. Il nome in codice del piano era "Operazione Valchirie".

Comunque, a causa di circostanze impreviste, Hitler sopravvisse all'attentato: poiché la giornata era particolarmente calda, l'incontro nel quale doveva avvenire l'uccisione si svolse fuori dal bunker e non al suo interno. Inoltre, Von Stauffenberg non riuscì a piazzare la bomba vicino a Hitler, e questi venne protetto dal tavolo da conferenza. Anche se quattro persone rimasero uccise e quasi tutti i presenti rimasero feriti, Hitler lo fu solo leggermente. Von Stauffenberg apprese del fallimento solo in seguito, a Berlino.

Presumendo che Hitler fosse morto, Stauffenberg e Haeften volarono a Berlino per incontrarsi con gli altri cospiratori al Bendler-Block. A causa di un incomprensione, il Generale Friedrich Olbricht non lanciò l'operazione Valchirie subito dopo il tentato assassinio. Quindi, il colpo di stato si avviò solo quattro ore dopo, quando arrivò Stauffenberg.

Nel corso della rivolta, i cospiratori non riuscirono a prendere il controllo delle stazioni radio, e quindi non riuscirono a sopprimere il diffondersi della notizia che Hitler era sopravvissuto. Le truppe della riserva dell'esercito, che avevano eseguito gli ordini iniziali di Stauffenberg, si rifiutarono di andare avanti, causando il definitivo fallimento del colpo di stato.

La storia comincia nell'aprile del 1943, quando iniziano a circolare tra le fila dell'elite militare tedesca notizie disastrose dal fronte russo e dopo che fu chiara l'inevitabile sconfitta in Africa settentrionale. Gravemente ferito vicino a Tunisi, Stauffenberg riesce a salvarsi e decide di bloccare la follia bellica di Hitler organizzandone la morte con un ristretto gruppo di congiurati. Il piano prevedeva l'uccisione di Hitler e l'avvio di un protocollo d'emergenza, denominato Piano Valchiria, predisposto in caso di morte improvvisa del Fuhrer per decapitare il Governo in carica e garantire l'ordine pubblico a Berlino e nel resto della Germania.
Nonostante le gravi mutilazioni fisiche riportate in battaglia, Stauffenberg si occupa di collocare lui stesso la bomba nella stanza del comando generale di Hitler, ricavata in un bunker costruito in un luogo segreto della Prussia orientale.

L'attentato ha luogo il 20 luglio 1944. Prima della deflagrazione Stauffenberg riesce a fuggire in aereo a Berlino e affida al maggiore Remer il piano di emergenza per porre sotto assedio gli esponenti del Governo nella capitale. Ma Goebbels convoca Remer nel suo ufficio dove l'ufficiale al telefono apprende da Hitler stesso che il Piano Valchiria non va eseguito: il Fuhrer si è miracolosamente salvato e gli ordina di ristabilire il controllo su Berlino. Il colonnello Stauffenberg, rimasto isolato con il Generale Beck e pochi altri nella centrale operativa, viene arrestato con l'accusa di alto tradimento e fucilato sul posto. La guerra durerà un altro anno ancora, fino al maggio del 1945.

 


DITTATORI:  HITLER



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