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Fonte:
Panorama
"Stalin
amava il suo segretario"
In Russia divampa il dibattito
La tesi
dell'omosessualità del feroce dittatore fu lanciata dall'ambasciatore
americano che definì "inconsueta" la relazione fra Stalin e
Karl Pauker.
Il primo a
insinuare dubbi che tra Stalin e il suo segretario particolare,
l'ungherese di origini ebraiche Karl Pauker, ci fosse qualcosa al di là
del rapporto di lavoro fu l'ambasciatore americano a Mosca, William Bullit.
Il diplomatico statunitense, in un rapporto confidenziale inviato al governo
Usa nel 1934, parlò di relazione "inconsueta".
Ovvio che all'epoca
la tesi potesse apparire
alimentata da un'ostilità politica più che da un reale
fondamento. Tuttavia, con il passare del tempo, le voci crebbero al punto
che, in piena guerra fredda, l'ex spia russa Alexandr Orlov si permise di
scrivere nel libro “La storia segreta dei delitti di Stalin” che
anche alcuni membri del Kgb sapevano del legame particolare, definendo
Pauker "più che un amico, più che un fratello per
Stalin".
E forse, continua Orlov, la diffusione di certe voci portò
all'uccisione dello stesso Pauker durante la grande purga del 1938.
Decenni dopo anche
lo psicologo americano Daniel
Rancour-Laferriere approfondì la tesi nel testo “The Mind of
Stalin: a psychoanalitic study”: l'omosessualità di Stalin era
latente fin dall'età giovanile e i rapporti con Pauker non erano da
lui ritenuti inappropriati ricoprendo il dittatore, come imponeva il ruolo
di comando, una parte attiva nella dinamica di coppia.
Ora anche in Russia
divampa il dibattito. Se il
settimanale “Secret”, a fine luglio 2008, ha sostenuto che il
patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop del 1939 altro non fu che un
segnale dell'infatuazione del dittatore russo per Adolf Hitler, il
bisettimanale moscovita “Chastnaja Zhisn’” ha definito la
paranoia di cui era vittima Stalin un segnale tipico nelle persone che
occultano la loro omosessualità. (Panorama, Klaus Davi)
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