La dittatura
Impiegò i proventi petrolifieri per ottenere la leadership dell'area vicino-orientale, scontrandosi così con l'Iran dove nel 1979 era salito al potere l'ayatollah Khomeini (1900 - 1989), cacciando dal trono lo scià Mohammad Reza Pahlavi (1919 - 1980).
Entrambi gli Stati ambivano a un ruolo egemonico nell'area del Golfo Persico e nel Vicino Oriente e, prendendo a pretesto la questione delle frontiere fra i due Paesi e la discussa linea di confine che correva nello Shatt al-Arab, fino ad allora regolamentata dall'accordo bilaterale di Algeri, l'Iraq attaccò l'Iran nel 1980 in quella che fu definita la "Prima guerra del Golfo" o guerra Iran-Iraq, durata dal 1980 al 1988, anche se solo nel 1990 le operazioni belliche cessarono del tutto.
L'Iraq fu appoggiato sia dagli Stati Uniti - perché Khomeini era loro notoriamente avverso - sia, ma solo parzialmente, dall'URSS che preferiva un governo laico a uno di matrice islamica. Le truppe irachene nel periodo 1980 - 1986 avanzarono celermente nel territorio iraniano grazie agli aiuti militari ricevuti e a una discreta assistenza degli USA che permisero agll'Iraq di usufruire delle fotografie del teatro bellico prese dai loro satelliti militari, ma dal 1986 l'Iran riuscì a organizzare un'accanita resistenza richiamando gli Iraniani ai loro più profondi sentimenti patriottici contro quello che ritenevano un aggressore. Gli Iracheni nel 1988 furono
ricacciati quasi interamente dal territorio iraniano anche se il restante territorio occupato fu sgomberato solo dopo la fine del conflitto, a seguito di appositi accordi bilaterali.
Saddam Hussein accettò una tregua e la pace fu stipulata nel 1990, anno in cui entrambi i paesi erano ormai stremati per la lunghissima guerra.
La guerra del Golfo
Saddam non rinunciò però a svolgere un ruolo egemonico nella regione e, riprendendo mai accantonate pretese di sovranità irachena sul territorio dell'emirato, nell'agosto 1990 invase il Kuwait che si arrese dopo soli 2 giorni. Allora il presidente degli Stati Uniti George Bush (1924), a capo di una coalizione internazionale, dichiarò guerra all'Iraq per ottenere lo sgombero iracheno dell'emirato del Kuwait. La guerra fu brevissima e i bombardamenti provocarono numerosi morti tra i civili iracheni e distruzione di moltissime infrastrutture militari e civili. Nel 1991 la guerra finì;
gli iracheni contavano 100.000 morti (compresi i civili) e gli Statunitensi ne contavano circa 230 (si deve precisare che gli Iracheni avevano perso più civili che militari; questi ultimi ebbero circa 35.000 caduti).
I
crimini di Saddam "in mostra" al museo
(fonte:
Asca)
L'Iraq
vuole dare una nuova immagine alla famigerata prigione di Abu Ghraib. Il
governo di Baghdad sta pensando di avviare delle opere di ristrutturazione
e ricostruzione della prigione protagonista di una brutta storia di sevizie
e umiliazioni ai danni di detenuti iracheni compiute da soldati
statunitensi e britannici.
All'interno della nuova prigione, fa sapere un portavoce governativo,
verra' costruito un museo dove verranno rappresentati ed esposti i crimini
perpetrati dal regime di Saddam Hussein.
''Una parte della prigione sara' dedicata ad un'area museo in cui verranno
mostrati i crimini commessi dal precedente regime'', ha riferito il
portavoce, Ali al-Dabbagh, spiegando che una commissione dei ministeri
dell'Interno, della Difesa e della Giustizia supervisionera' i lavori.
La prigione, che si trova a circa 25 km a ovest di Baghdad, era infatti un
centro di tortura sotto Saddam Hussein, prima che le foto dei soldati
americani che maltrattavano i prigionieri iracheni gli conferissero una
nuova notorieta', alimentando la furia araba e musulmana contro
l'occupazione americana.
Fu chiusa nel settembre 2006, dopo che l'esercito Usa lo aveva consegnato
nelle mani delle autorita' irachene a causa dello scandalo che ne derivo'.
Il caso di Abu Ghraib scoppio' nel 2004, quando trapelarono foto e filmati
che scossero l'opinione pubblica.
Con quelle foto il mondo vide le umiliazioni e le sevizie compiute sui
prigionieri, incappucciati e picchiati a sangue da sorridenti soldati
americani.
Nel frattempo l'opinione pubblica dovette imparare espressioni come ''water-boarding'',
una forma di tortura che consiste nel simulare l'annegamento. I carcerieri
immobilizzano l'individuo e gettano dell'acqua sul suo viso; in questo
modo, questo avra' la sensazione di annegare.
Questa pratica venne usata per estorcere informazioni, a persone talvolta
incriminate senza reali motivazioni.
Dalla chiusura di Abu Ghraib, l'esercito Usa ha aperto due centri di
detenzione militari in Iraq, Camp Cropper e Camp Bucca, dove attualmente si
trovano circa 20 mila detenuti.