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SADDAM HUSSEIN

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SADDAM HUSSEIN: LA CADUTA

 Fonte: Wikipedia

Nel 2003 l'Iraq venne attaccato da una coalizione formata prevalentemente dall'esercito statunitense e britannico per presunte violazioni degli accordi legati all'eliminazione delle armi distruzione di massa di cui sarebbero state ancora in possesso le forze armate. Gli accordi prevedevano che l'Iraq avrebbe dovuto distruggere infatti tutte le sue armi chimiche e batteriologiche possedute al termine del conflitto del 1991 ma il governo statunitense, ritenendo che gli accordi non fossero stati rispettati, pur in assenza di risultanze scaturenti dalle ispezioni ordinate dalle Nazioni Unite in Iraq, guidò un'azione bellica (Terza guerra del Golfo) che in circa un mese assunse il controllo militare dell'Iraq.

Malgrado l'incontrollata azione delle attività di resistenza armata e di un terrorismo che spesso ha radici esterne all'Iraq, Saddam fu catturato grazie al tradimento delle sue guardie del corpo che, allettate dalla taglia di 20 milioni di dollari, decisero di denunciarlo. Venne imprigionato e attualmente sta subendo un processo in Iraq in cui i capi di imputazione vanno dallo sterminio di massa fino al furto di denaro pubblico. L'Iraq ha indetto ed è riuscito a far parzialmente svolgere elezioni generali politiche per la formazione di un'Assemblea legislativa nel gennaio 2005 che ha poi identificato un Presidente della Repubblica e un Primo Ministro.

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Fonte: Radio Vaticana (14/12/2003)

PRESO SADDAM HUSSEIN

Saddam Hussein è stato arrestato ed è ora sotto strettissima sorveglianza delle forze della coalizione. Soddisfazione è stata espressa poco fa, in conferenza stampa, a Baghdad, dal capo dell’Autorità civile provvisoria americana in Iraq, Paul Bremer. Sull’operazione che ha portato alla sua cattura ci riferisce Amedeo Lomonaco:   

Saddam Hussein

“WE GOT HIM. SADDAM HUSSEIN WAS CAPTURED SATURDAY, ...”.  

“Lo abbiamo preso, abbiamo preso Saddam Hussein; questo è un grande giorno per l’Iraq”. Con queste parole Paul Bremer ha confermato la cattura dell’ex rais iracheno. L’annuncio del suo arresto è stato inizialmente dato dal leader curdo, Jalal Talabani, e successivamente è stato confermato anche dal Consiglio di governo provvisorio iracheno e dal Pentagono. L’ex rais, di cui sono state mostrate le prime immagini dopo il suo ritrovamento, è stato catturato la scorsa notte, in una cantina di un edificio della sua città natale, Tikrit, al termine di un’operazione congiunta condotta da soldati americani e pershmerga curdi. La sua identità – hanno rivelato fonti irachene – è stata accertata dall’esame del Dna. Al momento della cattura Saddam Hussein, molto dimagrito è apparso stanco, rassegnato e con una lunga barba grigia. Stava dormendo e aveva accanto una valigetta contenente mezzo milione di dollari.  

La Cnn ha anche annunciato che il presidente americano, George Bush, è stato informato della cattura dell’ex rais nella serata di ieri dal segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld. Il premier britannico, Tony Blair ha inoltre dichiarato che il suo arresto “fornisce l’opportunità di far svolgere il processo dai tribunali iracheni”. “Ora – ha proseguito Blair - dobbiamo cercare di riunire tutto il Paese arabo negli sforzi di ricostruzione per offrire un nuovo futuro”. Alla notizia dell’arresto del deposto presidente iracheno sono seguite manifestazioni di gioia e giubilo in diverse città dell’Iraq dove non si arresta, purtroppo, la catena di violenze. Un ennesimo, drammatico attentato è stato infatti perpetrato a Khalidiyah, città ad una sessantina di chilometri ad Ovest di Baghdad. L’attacco, eseguito con un’autobomba contro una stazione di polizia, ha causato la morte di diciassette iracheni, tra i quali due bambini.

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Dopo la cattura dell’ex rais, come potrà cambiare la strategia dell’amministrazione provvisoria in Iraq? Giancarlo La Vella lo ha chiesto ad Alberto Negri, inviato speciale del Sole 24 Ore: 

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R. – Sicuramente, la cattura di Saddam Hussein segna una svolta, non soltanto storica per l’Iraq: ricordiamo che quest’uomo ha dominato per 35 anni e oltre la vita di questo Paese. Anche quando Baghdad era caduta, era rimasto comunque dietro ad una parte consistente della resistenza anti-americana. Oggi, la cattura può significare una svolta anche per le operazioni sul terreno della coalizione internazionale. Dobbiamo però vedere che cosa succederà realmente. E’ chiaro: ci sono le prove che Saddam Hussein fosse dietro ad una parte di questa resistenza irachena, di questa guerriglia che aveva assunto anche forme di terrorismo terrificante. Però, è anche vero che non è forse l’unica componente di questa resistenza, per cui la cattura di Saddam Hussein costituisce sicuramente una svolta, ma non il fine delle operazioni militari. Costituisce sicuramente un punto importante, prima di tutto per il morale delle truppe americane, per il morale della coalizione occidentale, forse anche proprio per gli iracheni, che dopo la caduta di Baghdad adesso vedono forse finalmente finire quel regime che li ha governati e dominati per 35 anni. 

D. – C’è il rischio di attentati, di ritorsioni, anche fuori dall’Iraq, attentati già più volte minacciati nei giorni scorsi? 

R. – Sul fronte del terrorismo, nulla è prevedibile. Il terrorismo, prima ancora che una politica, è una ideologia, è soprattutto una tecnica. E’ una tecnica molto difficile da contrastare, dove si possono ridurre i rischi ma non assolutamente tutto può essere fatto in modo da evitare che ci siano attentati. Il terrorismo di ogni tipologia, può colpire ovunque e in ogni momento. 

D. – Come va interpretata questa cattura per quanto riguarda i rapporti tra Stati Uniti e quei Paesi che non hanno appoggiato la guerra e sono stati esclusi, proprio nei giorni scorsi da Washington, dalla ricostruzione dell’Iraq? 

R. – Questo sicuramente forse è l’aspetto più interessante in questa congiuntura politico-diplomatico-internazionale: la contrapposizione tra gli Stati Uniti e una parte dei Paesi europei, come la Francia e la Germania, ma anche la Russia, che si sono opposti all’intervento. La cattura di Saddam Hussein sicuramente costituisce la fine di un quadro in cui ancora questi Paesi si muovevano nella speranza, forse, un giorno di ritornare in Iraq e di poterlo fare da protagonisti.

 


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