www.villaggiomondiale.it - L'era della globalizzazione >>

Google
 

DITTATORI.IT

INTERAZIONI

Sito a cura di
Amedeo Lomonaco >>>

 

Video su dittatori >>>

 



IL REGIME IN IRAN

Ascolta le interviste e il servizio di Debora Donnini, trasmesso dalla Radio Vaticana il 4 dicembre 2005, sui diritti umani in Iran >>>

Fonte: Il Cassetto

Iran, un Paese unico

- Prima parte -

La situazione politica, i problemi sociali ed economici. La storia recente, dal regime dello scià a quello islamico

Antonello Sacchetti
03/11/2005


Di che cosa parliamo quando parliamo dell’Iran
L’Iran possiede il 9 per cento delle riserve mondiali di petrolio e il 15 per cento delle riserve di gas. Ha una popolazione di 72 milioni di abitanti, il 70 per cento dei quali ha meno di 30 anni. Ogni anno 220mila di loro abbandonano il Paese in cerca di lavoro. In Iran, infatti, la disoccupazione è al 18 per cento e il Pil pro capite annuo è di appena 1.800 dollari (in Italia è di 21mila dollari). Ogni anno si registra una fuga di capitali di tre miliardi di dollari. Erede dell’antica civiltà persiana, l’Iran è l’unico Paese al mondo in cui il clero sciita detenga il potere politico. 

Setrag Manoukian, professore di antropologia dell’Università di Milano Bicocca, ha scritto: “Dalla rivoluzione del 1979 a oggi per molti versi l’Iran è stato l’Altro dall’occidente. Negli ultimi venti anni l’Iran è stato rappresentato come la negazione di tutto quello che l’occidente era o diceva di essere: uno stato religioso, uno stato che limita le libertà individuali, uno stato che promuove la guerra e il terrorismo. L’Iran era, e per molti versi rimane agli occhi dell’opinione pubblica e dei mass media, la negazione dell’Illuminismo. Immagini e parole dall’Iran (ad esempio pasdaran) sono riprese e utilizzate per stigmatizzare comportamenti ottusi, obsoleti, fanatici”.

Sempre secondo Manoukian, la rivoluzione del 1979, la prima a essere seguita in mondovisione, chiude un decennio in cui la parola rivoluzione “faceva parte del vocabolario politico corrente (agitata come utopia e come spettro)”. Di più, e di conseguenza: la rivoluzione iraniana è diventata “il mezzo con cui la rivoluzione è stata espulsa dall’immaginario politico occidentale”.

I cambiamenti sociali portati dalla rivoluzione
Paradossalmente, la rivoluzione islamica ha imposto al Paese una modernizzazione insperata. Il tasso di urbanizzazione è cresciuto moltissimo negli anni Ottanta, attestandosi attorno al 60 per cento. Il tasso di alfabetizzazione è cresciuto, per le donne tra i 15 e i 49 anni di età, dal 28 per cento del 1976 al 65 per cento del 1991. La popolazione adulta è alfabetizzata all’80,3 per cento. La scuola è obbligatoria per i bambini tra i 6 e i 14 anni. Negli ultimi ventisei anni il numero medio di figli per donna è sceso da 7,2 a 3,5. Il tasso della mortalità infantile è sceso al 25 per mille.

Di nuovo nel mirino
Nel gennaio 2002 il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha accusato Teheran di essere parte, insieme a Iraq e Corea del Nod, di un “Asse del male”, fonte di pericoli per l’intera umanità. Teheran lavora inoltre da anni a un programma nucleare che mette in ansia Washington e -  soprattutto - Israele. Nonostante i tentativi di mediazione promossi dall’Unione europea, l’Iran sembra intenzionato ad andare avanti.

La sorpesa Ahmadinejad
Le elezioni del 17 giugno 2005 segnano l’uscita di scena del riformista Mohammad Khatami, presidente dal 1997 al 2005; la Costituzione gli vieta un terzo mandato. A sorpresa, si va al ballottaggio tra Abkar Hashemi Rafsanjani, già presidente dal 1989 al 1997, e Manhmoud Ahmadinejad, ultraconservatore, ex sindaco di Teheran ed ex membro dei Pasdaran (guardiani della rivoluzione).

Il 24 giugno Ahmadinejad viene eletto presidente col 62,2 per cento della preferenze. Sono però molte le denunce di brogli. E' una vittoria del fronte conservatore guidato dall’ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema della rivoluzione, carica che può esercitare il diritto di veto sulle decisioni del Presidente della repubblica.

Nel suo discorso di insediamento il presidente Ahmadinejad dichiara che l’Iran “non sopporterà la discriminazione” per cui “Paesi che godono di privilegi politici, scientifici e tecnologici vogliono privare di questo altri paesi”. “La nazione iraniana vuole la pace – ha aggiunto la suprema guida spirituale Khamenei – Ma tutte le potenze arroganti devono sapere che essa non si lascerà ricattare da nessuno. (…) L’Iran non userà la sua forza e le sue capacità per indebolire altri paesi, ma difenderà i suoi interessi”.

I fatti del luglio 1999
Nel luglio 1999, in seguito alla chiusura di Salam (un quotidiano che sosteneva apertamente il disegno riformista di Khatami) e all’approvazione di un progetto di legge di limitazione della libertà di stampa da parte del parlamento iraniano (a maggioranza filo Khamenei), i giovani iraniani hanno dato vita ad un movimento di protesta che si è propagato in pochi giorni in tutte le principali università del Paese e soprattutto in quella di Teheran. La polizia è intervenuta e ha provocato la morte di diversi studenti. Dopo un’imponente manifestazione di sostegno al clero conservatore e ulteriori violenze contro i sostenitori di Khatami, più di mille studenti sono stati arrestati e molti di essi sono stati condannati a pene pesanti, alcuni addirittura alla morte con l’accusa di aver tentato di rovesciare la repubblica islamica. Diversi intellettuali e giornalisti sono stati uccisi in circostanze poco chiare. La lotta tra conservatori e riformisti si è inasprita dopo la vittoria dei partiti vicini a Khatami, che nelle elezioni legislative del 18 febbraio 2000 hanno conquistato la maggioranza dei seggi del parlamento. Due mesi dopo, diversi giudici legati ai conservatori hanno chiuso d’autorità tredici giornali.

Gli anni della speranza
Nel 1998 viene autorizzata l'apertura di duecento tra giornali e riviste. La tiratura dei quotidiani è passata da un milione a due milioni e mezzo di copie. Le università iraniane sono di ottimo livello e sfornano ingegneri e programmatori tra i più ricercati del Medio Oriente. Le donne rappresentano il 52 per cento degli iscritti alle università del Paese. Alla fine del 1998 gli atenei iraniani sono stati attraversati da un fermento culturale senza precedenti. Spettacoli teatrali, manifestazioni, letture pubbliche di opere proibite di autori occidentali. Un reporter ha parlato di una rivoluzione culturale sul modello di quella cinese del 1966, ma senza violenza.

 Sottofondo: Toccata e fuga (Bach)

?


REZA PAHLAVI




ANNUNCI GOOGLE