Google Inserisci i termini di ricerca Invia modulo di ricerca
 
Web www.dittatori.it


DITTATORI.IT

INTERAZIONI

Sito a cura di
Amedeo Lomonaco >>>

 

Video su dittatori >>>

 



COREA DEL NORD: ASSURDITA' DI UN REGIME, IRRESPONSABILITA' DI UNA GUERRA. L'APPARATO MILITARE NORDCOREANO

- PRIMA PARTE -


Fonte: http://bbc.co.uk
http://englishpravda.ru
http://globalsecurity.org

La guerra fredda è finita, ma l'olocausto nucleare fa ancora paura. Corea del Nord: l'assurdità di un regime, l'irresponsabilità di una guerra

di Matteo Figus

La Corea del Nord rappresenta l'ultimo residuo della guerra fredda, un esempio di sopravvivenza di una specie ormai estinta già dagli anni '50. L'unico regime stalinista ancora in piedi, dove vige un controllo ferreo di ogni aspetto della vita del popolo. e dove tutto ruota intorno alla figura mitica del suo "caro leader" Kim Il-Sung. Un culto della personalità che rasenta il ridicolo, ma che è alla base di un paese che dal 1953 ha avuto un solo obiettivo, prepararsi alla guerra.

24 marzo 2005 - Il secondo mandato presidenziale di Gorge W. Bush si è aperto con un discorso abbastanza particolare, da una parte la celata volontà di collaborare e riallacciare i contatti con gli alleati europei, dall'altra la nuova condanna ai paesi dell'asse del male, ora ribattezzati "avamposti della tirannia". La novità è anche l'allargamento dei cosiddetti stati canaglia, ora composti oltre che da Iran, Cuba, e Corea del Nord, anche da Birmania e Siria. Il secondo mandato di Bush lascia più di una perplessità, per il pericolo che una nuova politica aggressiva americana possa scatenare ben peggiori conseguenze rispetto a quelle già disastrose causate dalla guerra in Iraq. In questo senso il pericolo maggiore è rappresentato proprio dalla Corea del Nord, paese ormai isolato internazionalmente ma capace di generare più di un problema in caso di conflitto con gli Stati Uniti. La Corea del Nord, da parte sua, augurandosi vivamente una vittoria del democratico Kerry (e non era l'unico paese al mondo) alle ultime elezioni, sperava in un cambiamento di rotta della politica americana, e anche dopo la vittoria di Bush ha assunto una posizione ambigua. Infatti, se all'inizio Pyongyang annuncia di valutare le nuove politiche americane, poi davanti ai proclami di Bush non esita a tornare a quella che molti analisti definiscono la "diplomazia dell'estorsione", ossia brandendo a diverse riprese la minaccia delle armi nucleari per ottenere un patto di non aggressione. Tra annunci di ritiro dai colloqui diplomatici a sei e ritorni improvvisi, l'unica costante dell'azione nordcoreana è la politica di guerra, giungendo ad affermare e ad ammettere quello che ormai tutti temono, la Corea del Nord è in possesso di armi nucleari e in caso di conflitto non esiterebbe ad utilizzarle.
Nonostante il clima a volte pare rasserenarsi, Bush sostiene che se la diplomazia dovesse fallire si userà la forza, ma un conflitto appare estremamente improbabile, specie rispetto ad altri obiettivi che appaiono anche essi poco perseguibili dagli Stati Uniti nel breve termine, come Iran e Siria.

Le origini della contesa
La crisi con gli Stati Uniti ormai è in corso da almeno tre anni, da quando l'assistente del segretario di stato James Kelly nel 2002 denunciò che la Corea stava perseguendo programmi missilistici per lo sviluppo di un arsenale nucleare. Da quel momento in poi è un susseguirsi di aperture e dichiarazioni di quasi guerra tra i due paesi, che passano per alcuni punti essenziali: ammissioni celate di possesso di armi nucleari; il ritrovamento di un missile scud nordcoreano su una nave diretta nello Yemen; la riattivazione dei reattori nucleari di Yongbyon il 22 dicembre 2002 e la successiva espulsione degli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica; il ritiro della Corea della Nord dal Trattato di Non Proliferazione delle armi atomiche (NPT); fino alla recente ammissione di avere le armi nucleari da parte ella Corea del Nord.
Oltre a questi dati di fatto la crisi è anche una guerra di parole, Bush in un famoso discorso agli Stati dell'Unione nel 2003 afferma: "Il regime nordcoreano è oppressivo, un paese nel quale le persone vivono nella paura e nella fame". La risposta di Pyongyang non si fece attendere: "Il discorso di Mr. Bush è una chiara dichiarazione di aggressione per rovesciare il sistema della Repubblica Democratica Popolare della Corea del Nord", e definiscono il presidente "uno spudorato ciarlatano".
Durante questo tempo non sono mancate le dimostrazioni di forza, che reali o non, sono una sorta di dimostrazione, per evidenziare le forze e scoraggiare ogni ulteriore passo dell'avversario, così per esempio gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno più volte avviato esercitazioni militari congiunte, mentre la Corea del Nord ha lanciato almeno due missili nel mare tra Sud Corea e Giappone, sostenendo che erano solo missili per satelliti. Nonostante ciò appare chiaro che una guerra sarebbe un suicidio, così c'è spazio anche per una soluzione diplomatica, nella forma dei colloqui a sei, con Corea del Nord e Stati Uniti affiancati da Cina, Russia, Corea del Sud e Giappone. I colloqui, che hanno permesso almeno di intavolare qualche discussione, per ora sono falliti miseramente, sia Stati Uniti che Corea del Nord appaiono irriducibili nelle proprie posizioni, i primi nel chiedere un disarmo incondizionato, i secondi nel volere un patto di non aggressione con gli Stati Uniti e colloqui bilaterali. In questo senso i veri pilastri che tengono in piedi la fragile casa sono proprio i restanti paesi, e specialmente Cina, Corea del Sud e Giappone, non entusiasti di avere una guerra alle porte di casa e sostenitori di una soluzione diplomatica. In definitiva ciò che emerge è l'impossibilità e la scelleratezza, sia per motivi politici che militari, di una possibile guerra in questa parte del mondo.

Le ragioni che rendono impensabile un conflitto
Uno scontro militare con la Corea del Nord tuttavia appare poco probabile, mancano dei presupposti di legittimazione del conflitto, non ci sono fattori ideologici per creare una coalizione, il contesto internazionale è delicato, e non si può trascurare il peso militare di Pyongyang.
In primo luogo sarebbe difficile, se non impossibile, per l'amministrazione Bush convincere non solo l'opinione pubblica americana, ma anche gli alleati europei, ad imbarcarsi in una nuova avventura militare. A parte i costi finanziari, che già sono esorbitanti nel conflitto iracheno, e i rischi di una nuova carneficina, per molti la Corea del Nord appare lontana e sconosciuta, e nonostante venga percepito il carattere autoritario del regime, di certo manca quello spauracchio legato al terrorismo internazionale di matrice islamica. La Corea del Nord in passato si è resa responsabile di atti di terrorismo internazionale, ma erano per lo più legati a matrici ideologiche della guerra fredda, che ovviamente oggi non sussistono più. Non esiste neanche la minima possibilità per l'amministrazione Bush di poter anche farcire una notizia che veda la Corea del Nord legata a Al Qaida, tanto più per un regime che come fanatismo religioso ammette solo il culto del caro leader Kim Il Sung, scomparso nel 1994 e ora sostituito dal figlio Kim Jong Il.
In secondo luogo, condurre una guerra per motivi ideologici appare fuori luogo, la Corea del Nord è l'unico vero ultimo residuo del comunismo e della guerra fredda, una sorta di reperto, un fossile dell'era staliniana, dove da anni l'unico calendario appeso riporta la data del 1953, con un regime fuori da ogni logica e isolato dall'esterno. In questo senso parlare oggi di contagio comunista all'esterno farebbe sorridere anche i più tenaci oppositori del regime di Pyongyang.
Il conflitto sarebbe impensabile inoltre per questioni internazionali, l'area è particolarmente delicata, Sud Corea e Giappone appaiono molto cauti e sanno che in caso di guerra verrebbero coinvolti direttamente, specie nel caso si usassero le armi nucleari. La Corea del Sud ha già avviato con Kim Jong Il un processo di distensione, ma rimane pur sempre il vecchio nemico, e le tentazioni di un'unificazione con la forza non sono del tutto sparite a Pyongyang, e la guerra potrebbe solo riaccenderle. Il Giappone ha avviato anche esso un processo di riconciliazione, come nel caso dei rapimenti effettuati dai servizi segreti nordcoreani di cittadini giapponesi negli '70 e '80, e sicuramente a Tokio non vogliono una nuova Hiroshima. La Cina, vecchio alleato della Corea del Nord, appare a sua volta poco propensa a lasciare spazio agli Stati Uniti, primo perché avrebbe la guerra alle porte di casa, secondo la nuova amministrazione cinese non sembra tanto disposta a concedere agli Stati Uniti altro terreno, specie in un'area di sua influenza, inoltre per gli stessi Stati Uniti c'è il rischio di riaccendere la questione taiwanese che, con il recente voto del parlamento cinese che approva l'uso della forza in caso di proclamazione ufficiale d'indipendenza dell'isola, appare ancora come un obiettivo principale del regime di Pechino. Infine la Russia di Putin, uno dei membri dei colloqui a sei, che ha già subito amare sconfitte in Georgia e Ucraina, e nella sua politica di ricostruzione dei fasti di un tempo, c'è da contare che non darà altre chance agli Stati Uniti di agire unilateralmente, del resto si è visto anche con riguardo alla politica russa verso l'Iran.
Infine ciò che più preoccupa è il piano militare, in questo caso formare una coalizione disposta a rischiare una guerra dagli esiti incerti è impossibile. Se già la guerra in Iraq solleva molte perplessità, ha visto una coalizione traballante e non legittimata dal diritto internazionale, in questo caso è probabile che si privilegerà la soluzione diplomatica. L'amministrazione Bush ha costruito il conflitto iracheno puntando sulla supposta presenza di armi di distruzione di massa, che poi non sono mai state trovate, ma nel caso coreano le armi ci sono, chimiche, batteriologice e nucleari, senza contare il peso dell'esercito regolare, che non può essere minimamente paragonato alla neve sciolta al sole dell'esercito di Saddam Hussein, il famigerato terzo esercito del mondo. Un eventuale conflitto comporterebbe enormi perdite di vite umane, devastazioni immani, e anche nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero riuscire nel lungo termine a vincere, ci si chiede quanto sono disposti a rischiare nell'immediato di fronte ad un possibile conflitto nucleare.

 Sottofondo: Notturno (Chopin)

 

?


KIM YONG IL




ANNUNCI GOOGLE