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Fonte:
Wikipedia
La Repubblica Popolare
Cinese è stato un paese sotto regime dittatoriale per gran parte
del ventesimo secolo, e da molti è ancora considerato tale, ma non
tutti sono concordi con questa visione. Tentare di caratterizzare la
struttura politica Cinese in una categoria precisa non è molto
semplice. Ciò è dovuto alla storia politica cinese: per oltre
duemila anni, fino al 1912, il paese è stato governato da una
monarchia imperiale centralista, che ha lasciato una profonda traccia nelle
strutture politiche e sociali cinesi. Questo è stato seguito da una
caotica serie di governi estremamente autoritari e nazionalisti, sin dalla
prima rivoluzione cinese del 1912 (anche detta rivoluzione xinai, da non
confondere con la Rivoluzione culturale cinese).
Il regime cinese è
stato variamente definito come autoritario, comunista, socialista e varie
combinazioni di questi termini. Negli ultimi anni la Cina sta lentamente
trasformando il suo sistema politico/economico in un sistema capitalistico.
Il governo cinese ha recentemente rilasciato delle dichiarazioni ufficiali,
sostenendo che lo stato debba essere governato da strutture democratiche.
Il governo cinese
è controllato dal Partito comunista cinese. Viene utilizzata la
censura come routine, specialmente su Internet. È abbastanza recente
la censura preventiva della stessa enciclopedia online Wikipedia, mentre
Google è stato pagato per cancellare le parole come "libertà"
e "democrazia", ed è stata decisa la chiusura di YouTube
dopo gli ultimi scontri in Tibet.
Il Partito comunista
cinese reprime ogni protesta e opposizione che ritiene possa essere o
divenire pericolosa, rimane famosa la repressione della protesta di Piazza
Tiananmen. C'è comunque un limite alla repressione che il Partito
comunista cinese riesce a esercitare. I media continuano ad evidenziare
sempre più i problemi sociali causati dalla corruzione e
l'inefficienza degli alti livelli del governo. Il Partito ha tentato
inizialmente di controllare l'informazione, ma non sempre ha avuto successo
ed è stato quindi, a volte, costretto a ridimensionare le
repressioni.
Non vengono inoltre
tollerate le organizzazioni che si oppongono al Partito, mentre
manifestazioni sono a volte consentite. Hu Jintao, il segretario generale
del Partito popolare cinese, viene sempre più spesso accusato di
repressione nei confronti di giornalisti e reporters, anche di paesi
stranieri.
Politica
interna

Soldati dell'Esercito
di Liberazione Popolare che sfilano
Forma di governo:
repubblica socialista. Tutte le cariche dello stato provengono dal Partito
Comunista Cinese.
Ordinamento
dello Stato
La Cina è una
Repubblica popolare. Organo Supremo del potere statale è l'Assemblea
nazionale del popolo (ANP), i cui 2979 membri sono eletti per 5 anni dalle
province, dalle regioni autonome, dalle municipalità e dalle forze
armate.
L'ANP, che si riunisce di
regola una volta all'anno, forma al suo interno un comitato permanente di
155 membri, che ne esercita le funzioni negli intervalli fra le sessioni;
l'Assemblea elegge il presidente della Repubblica, il primo ministro e il
Consiglio di Stato (che svolge le funzioni di governo), formula le leggi,
approva i piani e i bilanci dello Stato.
Le assemblee popolari e
locali e i Comitati da esse eletti sono gli organi locali del potere
statale.
I
diritti umani in Cina
La Repubblica Popolare
Cinese, nonostante le riforme e la conversione al libero mercato degli
ultimi 15 anni, non ha introdotto alcuna libertà dal punto di vista
politico. Essa è considerata responsabile di crimini contro i suoi
stessi cittadini. La situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare
Cinese continua a subire numerose critiche da parte della maggior parte
delle associazioni internazionali che si occupano di diritti umani che
riportano numerose testimonianze di abusi ben documentati in violazione
delle norme internazionali. Da un lato il governo ammette le deficienze,
dall'altro parla della situazione dei diritti umani come la migliore di
tutti i tempi. Il sistema legale è stato spesso criticato come
arbitrario, corrotto e incapace di fornire la salvaguarda delle libertà
e dei diritti fondamentali. Nelle carceri laogai ("riforma
attraverso il lavoro"), secondo molte fonti, vigerebbero condizioni di
vita disumane al limite dello schiavismo e sarebbero applicati
sistematicamente tortura e tecniche di lavaggio del cervello.
Amnesty International ha
recentemente rilasciato i seguenti dati: nel 2003 l’84% delle esecuzioni
capitali del mondo sono state eseguite in Cina, Iran, Stati Uniti d'America
e Vietnam. In Cina solo in quell’anno (nonostante i dati limitati e
incompleti) vennero documentate 726 esecuzioni capitali riconosciute. Nel
2006, sempre secondo fonti di Amnesty International, di 1.591 esecuzioni
certificate nel mondo, 1.010 sarebbero cinesi (il 63,48 %). Lo stesso
studio ipotizza che il numero effettivo di morti, nel 2006, sarebbe di
circa 7.000-8.000 in Cina, contro le 1.000 di tutto il resto del mondo. Si
deve tenere presente che da parte governativa cinese non vengono forniti
dati ufficiali sul numero di esecuzioni eseguite ogni anno (a differenza di
quanto si può dire degli Stati Uniti).
Il governo cinese si
è frequentemente macchiato di violazioni dei diritti umani nei
confronti di minoranze etniche e religiose e dissidenti politici:
l’esempio più celebre, per l’opera di sensibilizzazione mondiale
in cui si è prodigato il Dalai Lama, è l’occupazione armata
del suolo tibetano. Si pensa da più parti, inoltre, che in Cina
vengano applicate gravi limitazioni alla libertà di informazione,
alla libertà religiosa, quella di parola e persino alla libertà
di movimento dei cittadini. Non esistono sindacati indipendenti ed è
permesso solo il sindacato statale. Lo stato, almeno sulla carta, assicura
i diritti dei lavoratori; ma la quantità annua di morti sul lavoro
ha destato molte preoccupazioni e parecchie critiche e denunce non solo da
organizzazioni umanitarie, ma anche dall’interno degli stessi organi di
governo cinesi.
Sottofondo: Marcia (Elgar)
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