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FONTE:
www.wikipedia.org
La
premessa
Il cosiddetto "Putsch di
Monaco", non fu come molti pensano una "studiata e organizzata
operazione", ma una vera e propria improvvisazione. Adolf Hitler, dopo
aver scartato due piani precedentemente pianificati, ne improvvisò uno
all’ultimo momento. L'occasione fu data dal comizio organizzato da Gustav
von Kahr, investito di poteri dittatoriali in Baviera, presso la Bürgerbräukeller,
una grande birreria nella periferia sudorientale di Monaco. Era l'occasione per
mettere in crisi l'intero triumvirato. Assieme a von Kahr sarebbero stati
presenti anche: Otto von Lossow, comandante della Reichswehr in Baviera, e Hans
von Seisser, capo della polizia di Stato. L'obbiettivo è di
costringerli, all’occorrenza anche con la forza, a fare un colpo di Stato
assieme ai nazisti.
I
fatti
La sera dell’8 novembre
1923, nella grande birreria bavarese, Kahr stava già parlando da circa
mezz’ora dinanzi a circa tremila persone. Hitler irruppe nella sala,
assieme alle SA di Hermann Göring, in maniera teatrale: sparando con la sua
pistola un colpo in aria. Kahr interruppe immediatamente il suo discorso, e la
folla prestò attenzione a quel personaggio che nel frattempo era andato
verso il palco. Con enorme stupore degli astanti, comunicò che la
"la rivoluzione nazionale è scoppiata" e che la Reichswehr e
la polizia bavarese stanno marciando sotto la bandiera della croce uncinata.
Intanto le truppe d’assalto, le SA, avevano assediato la sala all’interno e all’esterno.
Tra lo sconcerto generale per
la notizia appena data, Hitler invita il triumvirato a seguirlo in una stanza
vicina. In quella stanza li costringe ad accettare il suo programma e subito
dopo corre di nuovo in sala dove tiene un discorso contro "il governo
giudeo di Berlino". Intanto era stato mandato a chiamare Erich Ludendorff,
il quale dopo aver saputo le intenzioni di Hitler di sostituirsi a lui nel
condurre la campagna controrivoluzionaria andò su tutte le furie.
Nonostante tutto lo appoggiò, perché credeva nella causa portata avanti
da Hitler. Fu a quel punto che, influenzati dalla decisione di Erich Ludendorff,
i tre uomini accettarono di scendere a patti con Hitler. Tornati in sala
esposero una breve relazione, nella quale giurarono fedeltà ai compagni
ed al nuovo regime. La folla, dopo un’iniziale smarrimento per quel
repentino mutamento dei fatti ma soprattutto dopo aver appreso che i
rappresentanti politici che essi sostenevano, si erano uniti ad Hitler, cambiò
immediatamente atteggiamento. Vi furono dei calorosissimi evviva, la folla
saltava in un frenetico delirio sui tavoli e sulle sedie. Hitler era raggiante.
Si illudeva che la vittoria fosse oramai in mano sua.
Questo eccesso di sicurezza
gli fece commettere un errore che, alla fine, risultò essere fatale.
Dopo lo scioglimento della riunione Hitler si allontanò momentaneamente
dalla birreria, lasciandola sotto il controllo di Erich Ludendorff. Al suo
ritorno, invece di trovare i suoi collaboratori alle prese con i nuovi impegni
dettati dal nuovo regime, e dai loro nuovi incarichi politici, poté solo
constatare che i tre uomini erano fuggiti. Il vecchio generale prussiano li
aveva lasciati andare contando sulla loro parola. Lasciati nuovamente liberi di
agire, Kahr
ed i suoi collaboratori agirono tutta la notte per chiarire alla polizia ed al Reichswehr
la loro estraneità ai fatti della Bürgerbräukeller, e li esortò
a contrastare i putschisti.
Un’altro gravissimo
contrattempo giunse dai distaccamenti delle truppe d’assalto, le quali
avrebbero dovuto colpire la città in alcuni dei suoi punti vitali. Solo
Ernst Röhm, a capo di uno dei distaccamenti, era riuscito a impadronirsi di
uno di questi punti: il quartier generale del Ministero della Guerra, che
tuttavia non aveva potuto conquistare del tutto come ad esempio l’ufficio
telegrafico, dal quale partirono le informazioni che misero al corrente del
putsch tutta Berlino. Hitler, dopo aver scoperto il doppio gioco di Kahr,
reagisce violentemente, fermo nella sua intenzione di non cedere pur rendendosi
conto delle scarse possibilità di successo. Erano oramai venute meno
quelle basi che, come più volte aveva asserito, erano indispensabili per
il successo di ogni rivoluzione politica: l’appoggio di istituzioni come
il Reichswehr, la polizia, e il gruppo politico al potere. Neppure il nome del
generale Erich Ludendorff, eroe della prima guerra mondiale, riusciva ad
imporsi alle forze armate dello Stato. A quel punto lo stesso Erich Ludendorff
propose un proprio piano che avrebbe potuto portare, secondo lui, al successo
senza spargimenti di sangue. Il piano era molto semplice: loro due, seguiti dai
loro sostenitori, avrebbero marciato sulla città al fine di
impadronirsene. Il Reichswehr e la polizia, composti fondamentalmente da
ex-combattenti, non avrebbero mai osato aprire il fuoco su di un generale che
li aveva guidati durante la guerra, anzi. Avrebbero preferito unirsi a lui e
combattere ai suoi ordini. Il Führer era alquanto scettico, ma la situazione
era oramai così disperata che decise di accettare la proposta.
L'epilogo
La mattina del 9 Novembre,
anniversario della proclamazione della Repubblica di Weimar, Hitler e Erich
Ludendorff marciano alla testa di una colonna di circa tremila uomini
d’assalto tra i quali erano distribuite numerose armi. Poco dopo
mezzogiorno il corteo si avvicina al suo obiettivo: il Ministero della guerra,
dove Ernst Röhm era ancora asserragliato insieme ai suoi fedeli. Per arrivarci
il corte passa per una stretta strada bloccata da un distaccamento di un
centinaio di poliziotti armati di fucili. Uno dei fidi di Hitler intimò
loro di abbassare le armi perché era lì presente il generale Ludendorff.
La pronuncia di questo nome non sortì l’effetto sperato tra gli
uomini della polizia. Per la verità non sortì nessun effetto,
qualcuno, aprì il fuoco; diversi uomini furono feriti ed altri uccisi.
Il futuro cancelliere fu il primo, subito dopo la sparatoria a rialzarsi e
fuggire. Il generale fu arrestato sul posto, il "partito dei lavoratori
tedeschi" fu messo fuori legge. La carriera politica del suo capo pareva
essersi conclusa tanto rapidamente quanto velocemente era cominciata. Ma così
non fu. Gli avvenimenti che seguirono negli anni dimostrarono che la sua
carriera aveva ricevuto solamente una battuta d’arresto, e nemmeno tanto
dolorosa.
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