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I PROGETTI NAZISTI DI OCCUPARE IL VATICANO E DEPORTARE IL PAPA

 

ASPETTANDO il BLITZ

di Tommaso Ricci

Molte circostanze provano che il Vaticano si preparava al peggio. Un articolo de La Civiltà Cattolica

Che atmosfera regnava in Vaticano, soprattutto durante i mesi dell'occupazione nazista di Roma? Si credeva veramente al pericolo di un ratto del Papa da parte di Hitler? Sono molte le circostanze dalle quali si evince che la Santa Sede, provvista di canali informativi privilegiati, considerava la situazione allarmante al punto da dover assumere delle contromisure.

Preoccupazioni erano sorte già nel 1941, quando in un incontro tra i due ministri degli Esteri dell'Asse, von Ribbentrop e Ciano, da parte tedesca si era sostenuto che “nella nuova Europa non dovrebbe esservi posto per il papato”. L'8 maggio dello stesso anno, in Vaticano vennero discusse le misure per conferire poteri speciali ai Nunzi pontifici, nel caso che la Santa Sede fosse impedita nelle comunicazioni. L'8 giugno un ufficiale tedesco, il conte von Kageneck, di stanza a Roma, fece sapere che a Berlino si preparavano piani contro la Santa Sede. Da allora ci fu un crescendo di voci, culminato nel periodo dell'occupazione nazista di Roma dopo l'armistizio di Badoglio (8 settembre 1943). “Dare ordini alla Guardia Svizzera che in ogni evenienza non faccia uso di armi da fuoco” si, legge in una eloquente nota del 9 settembre di monsignor Montini, Sostituto della Segreteria di Stato. Nel 1963 il cardinale Egidio Vagnozzi rivelò al New York Times che agli officiali della Segreteria di Stato era stato impartito l'ordine di tenere le valigie pronte per casi di emergenza.

Esistono inoltre varie testimonianze (Cesidio Lolli, giornalista de L'Osservatore Romano, il cardinale Mario Nasali! Rocca di Corneliano, prelato domestico di Sua Santità, monsignor Alberto Arborio Mella di Sant'Elia, maestro di Camera del Papa) che convergono nella descrizione dell'atteggiamento di papa Pacelli. Secondo loro Pio XII era perfettamente al corrente dei pericoli di rapimento che incombevano su di lui, ma era fermamente convinto che il suo posto fosse a Roma e più volte dichiarò esplicitamente che non avrebbe abbandonato la Città Eterna.

Tuttavia l'entourage del Papa si preoccupò di approntare anche delle vie di fuga. Tempo fa l'ingegnere Lamberto Stoppa, allora direttore dei servizi tecnici del Vaticano, confidò a 30GIORNI che suor Pascalina Lehnert, l'influentissima religiosa al servizio di Pio XII, lo aveva incaricato di scavare un tunnel di collegamento tra il Palazzo dei Convertendi, su via della Conciliazione, ed il Corridoio di Borgo. Infatti il passaggio venne costruito ed esiste ancora oggi.

Un ulteriore segno dell'atmosfera di tensione che si respirava nei Sacri Palazzi si trova in un articolo pubblicato su La Civiltà Cattolica nell'aprile 1944. In esso l'autore, il padre M. Scaduto, parlava delle misure adottate da Leone XIII quando questi pensò seriamente di abbandonare il Vaticano per sottrarsi alle soperchierie dello Stato italiano. Infatti papa Pecci emanò nel 1882 delle misure segrete che a) attribuivano al Vicegerente ampie facoltà, estese al caso di Sede vacante e suddelegabili; b) provvidenze di indole generale per il governo della Chiesa universale per il caso in cui il Papa, prigioniero di " un governo anticlericale, fosse impedito di comunicare con la Chiesa; e) disposizioni che consentivano una sollecita e canonica elezione del Sommo Pontefice qualora la vacanza della Sede apostolica avvenisse in tempo di persecuzione. Eugenio Pacelli, allora monsignore, aveva collaborato alla preparazione di tali misure. È evidente il valore allusivo di questo articolo, probabilmente ispirato da Tardini.

Non sono naturalmente mancate notizie fantasiose sull'argomento. Per esempio, in un libro di qualche anno dopo la fine della guerra (Nazzareno Padellare, Pio XII, 1949) si descrive un Concistoro d'addio tenuto nella Cappella Sistina il 9 febbraio 1944, dopo che l'ambasciatore tedesco presso la Santa Sede von Weizsaecker, padre dell'attuale presidente della Germania, aveva suggerito al Papa di mettersi in salvo dalle minacce hitleriane. Di entrambi gli eventi, però, non v'è traccia negli archivi vaticani. In realtà, il 9 febbraio Pio XII aveva riunito i cardinali prima di inoltrare protesta formale contro il governo italiano per la recente (5 febbraio) violazione della neutralità del monastero di S. Paolo fuori le mura, perpetrata dai fascisti con il consenso tedesco. In un'altra pubblicazione (Jacques Delaunay, Les grandes controverses de notre temps, 1967) si racconta che nella primavera del 1943 il Papa convocò a Roma il patriarca di Lisbona, cardinale Gongalves Cerejeira, per dargli istruzioni sulla convocazione di un Conclave in Portogallo per eleggere un nuovo Papa nel caso che i tedeschi lo avessero arrestato. Anche su questo punto mancano però riscontri probanti. Va infine considerato che durante il conflitto la centrale propagandistica inglese incaricata di produrre notizie false in funzione antinazista, lavorò a pieno ritmo. E uno degli argomenti preferiti dalla lies factory per gli effetti che poteva produrre sulle popolazioni cattoliche era appunto la precaria sorte del Vaticano e del Papa.

pp. 64

30GIORNI, N.7LUGLIO1991

 


DITTATORI:  HITLER



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