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Fonte: Società delle missioni africane
La svolta storica
Una lettera pastorale dei vescovi, stampata clandestinamente in quella che poi sarà chiamata "la tipografia della libertà" dei Missionari Monfortani di Balaka e letta l'otto marzo 1992 in tutte le chiese cattoliche, fa da detonatore al malcontento popolare e segna la svolta storica. "Ogni uomo, poiché figlio di Dio, deve essere libero e rispettato": è l'asserzione iniziale della lettera intitolata "Vivere la nostra fede". Poi le accuse: i salari dei lavoratori sono miseri, la sproporzione tra chi è ricco, pochi, e chi non ha il sufficiente per sopravvivere è abissale, il nepotismo, il tribalismo.
L'educazione e la sanità lasciano molto a desiderare: l'analfabetismo sta aumentando (l'aver "deportato" i maestri Atembuka al nord ha complicato le cose), gli ospedali scoppiano di pazienti, le medicine sono introvabili e l'AIDS imperversa. Ma è la mancanza di libertà di espressione e l'obbligo ad avere la tessera del Partito per entrare alla scuola, all'ospedale, nel mercato... che è più pesante, fino a finire in prigione senza sapere il perché.
I vescovi sono arrestati
Il governo, come sempre, interviene con misure drastiche: i vescovi sono sequestrati per un giorno intero dalla polizia e trattati come comuni malfattori, il loro documento è bandito dal Paese, al comitato centrale del Partito decidono di ucciderli. Per fortuna la radio inglese, la BBC, fa conoscere i fatti tempestivamente al mondo e il governo si ritrova con le mani legate.
Gli studenti universitari di Zomba e Blantyre protestano e le università sono chiuse. Gli operai di Blantyre e di Lilongwe, per la prima volta, entrano in sciopero.
Nascono i partiti d'opposizione: L'UDF (United Democratic Front) il cui presidente è Bakili Muluzi e l'AFORD (Alliance for Democracy) il cui capo è Chihana, tutti e due imprigionati perché la legge non permette partiti d'opposizione. Banda, costretto dalla pressione internazionale - i Paesi donatori hanno sospeso gli aiuti - li libera e poi indice un referendum la cui data definitiva, dopo vari slittamenti, è fissata per il 14 giugno 1993.
Il referendum del 1993
I vescovi cattolici, per la quaresima dell'anno seguente, 14 febbraio '93, scrivono la seconda lettera: "Scegliere il nostro futuro" in cui illustrano i pro e i contro della democrazia.
Intanto s’iscrivono alle liste elettorali tre milioni e mezzo che si aggiungono al milione e 800 mila dei vecchi elettori del MCP. Mentre i membri del MCP distribuiscono sacchi di grano a chi promette di votarli, quelli dell'opposizione dicono: "Noi non abbiamo niente da offrirvi se non la libertà..." e presentano come simbolo la lanterna accesa in opposizione al gallo nero della dittatura.
Il numero alto degli elettori rende difficile lo svolgimento in un solo giorno, dalle sei del mattino alle sei di sera, della votazione e poi, durante la notte, dello spoglio delle schede. In molti centri non c'è l'elettricità.
Intanto anche il sistema giudiziario si sgancia dal carro del partito unico. Ultimamente ha sentenziato che il governo dovrà pagare quattro milioni e mezzo di kwacha (circa un miliardo e mezzo di lire italiane) a Chimtali, il cosiddetto Mandela del Malawi, come indennizzo per i 27 anni passati ingiustamente in carcere.
I risultati del referendum sono clamorosi: ufficialmente il 63,5% degli elettori ha votato per la democrazia, in realtà è un 10% in più. La rivoluzione pacifica in Malawi continua senza spargimenti di sangue: ancora una volta prevale il buonsenso e il desiderio di libertà è più forte della paura.
In cammino verso la democrazia
Ormai il cammino verso la democrazia è inarrestabile. I vescovi, per la quaresima dell'anno seguente, 20 marzo '93 indirizzano ai fedeli la loro terza lettera: "Costruire il nostro futuro".
Il 17 maggio '94 si svolgono le prime elezioni libere in Malawi: Bakili Muluzi, dell'UDF, è il nuovo Presidente.
Una delle prime visite ufficiali che Muluzi ha voluto fare è stata per la "tipografia della libertà", ricostruita e ampliata. Sul libro degli ospiti ha scritto di suo pugno: "Questo è un luogo storico che ci ha procurato la democrazia di cui oggi stiamo godendo".
Come primo atto del nuovo governo democratico viene nominata una Commissione per far chiarezza sulle uccisioni passate: il verdetto, reso pubblico nel gennaio '95, è di colpevolezza per Banda e Tembo. Il primo, ormai più che novantenne, viene messo agli arresti domiciliari, l'altro è imprigionato. La folla si scatena contro gli edifici del Partito unico e li demolisce: mucchi di tessere ancora nuove vengono sparpagliate per le strade come coriandoli, segno inequivocabile che l'una volta onnipotente MCP è veramente finito. Ma la strada verso la democrazia è ancora lunga da percorrere.
Bakili Muluzi è rieletto per un secondo mandato, il 15 giugno 1999, ma le speranze di un miglioramento economico non si sono avverate: mancanza di fondi e troppa corruzione all’interno del governo stesso.
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