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Ci sono famiglie intere divise in diversi campi, caserme e carceri. I compagni Ayress, socialista, padre di due bambini, per esempio, nel campo Puchuncavi e a “Tres Alamos”; i fratelli Ruilova , comunisti a “Tres Alamos” e Ritoque.
Le spose di questi compagni perseguitati sono arrestate e trattenute in carcere a tempo indefinito. Per esempio, Soledad Jana di 24 anni, a “Tres Alamos”, moglie di un combattente della resistenza popolare, e i suoi piccoli figli. Maria Isabella Eyzaguirre, obbligata a cercare asilo nell’ambasciata colombiana, dopo che sua madre e i fratelli furono arrestati torturati e vessati dagli sbirri della Dina.
Cristian Castello Echeverria, fratello della compagna Carmen Castello, ferita gravemente nello scontro in cui fu ucciso il compagno Miguel Enriquez, è stato arrestato il 3 febbraio di quest’anno, a Santiago e non si conosce la sua sorte. Le richieste di difesa o “habeas corpus”, davanti alla corte di appello, risultano infruttuosi a causa della complicità dei tribunali con la dittatura e con l’ossequio dei giudici ai gorilla.
Questa politica di tenere ostaggi, inclusi i bambini, e anche di torturarli, è altra pratica della tirannia gorilla. Il caso più conosciuto è quello della compagna Laura Allende, donna ammirabile e rivoluzionaria, sulla cui situazione molto pericolosa richiamò l’attenzione il Mir.
Partito che il 10 settembre 1974, denunciando e ripudiando la manovra del Servizio di Intelligence delle Forze Armate (Sifa) che, come si sa, pretese isolare il partito comunista per colpirlo, offrendo garanzie affinchè i dirigenti del Mir ritornassero dall’esilio, in cambio dell’abbandono delle armi e della rinuncia a ruolo di conduzione delle masse che abbiamo guadagnato, insieme agli altri partiti rivoluzionari attraverso la nostra lotta, il sacrificio. Denunciando e ripudiando questa manovra del Sifa, il nostro partito riportò l’attenzione del mondo sul pericolo che correvano la compagna Laura Allende, che con le altre personalità, accettò la rischiosa missione di chiarire agli
ufficiali del Sifa, conosciuti per il sadismo delle torture che eseguivano nella tetra Accademia dell‘Aeronautica, i termini della inacettabile proposta.
In effetti la repressione non tardò a farsi sentire.
Laura Allende, madre del segretario generale del Mir, Andres Pascal, rimase prigioniera a “Tres Alamos” dove ci fu anche fino a poco tempo fa Gaston Pascal, padre del nostro dirigente in clandestinità. I familiari della moglie di Andres Pascal, Mary Anna Beausire sono stati perseguitati per il solo fatto di essere parenti del dirigente del Mir. William Robert Beausire di 26 anni, fratello della compagna di Andres Pascal, fu arrestato a Montevideo, Uruguay, e torturato nella casa del terrore di Penalolèn, a Santiago e fu poi trasferito a “Tres Alamos”. La signora Ines Alonso de Beausire di 66 anni, madre della compagna di Andres Pascal fu arrestata il 2 novembre 1974 e fu liberata soltanto il
21 di gennaio del 1975, grazie alle pressioni che aveva esercitato in suo favore l’ambasciata inglese a Santiago.
Un'altra sorella, Juan Francisca Beausire di 29 anni, si nascose dalla polizia e alla fine ottenne l’asilo dall’ambasciata italiana, con la piccola figlia di Andres Pascal, Francisca Pascal Beausire di due anni, ricercata anche lei.
La repressione toccò a tutti i livelli il nostro popolo; per esempio a proposito dell’arresto della signora Ines Alonso, madre della compagna di Andres Pascal, gli agenti della Dina arrestarono anche Luis Opporto Trucco, del quale la signora Alonso era segretaria in un ufficio di pubblicità di Santino, e che nulla ha a che vedere con il nostro dirigente. Una donna che si trovava con la signora Alonso, donna Silvia Erlwein de Hunneus, fu anche lei arrestata, e rimase a Tres Alamos quasi due mesi, per il solo fatto di visitare una sua amica al momento dell’arresto. Un altro caso è quello di Jorge Monte, dirigente comunista, attualmente in prigione, la cui moglie e figli furono arrestati e torturati.
La compagna di Montes fu arrestata e condotta a Tres Alamos.
Gli ostaggi, in particolare donne e bambini, e i prigionieri la cui esistenza la dittatura nega di ammettere con l’evidente proposito di assassinarli in qualsiasi momento, costituiscono il fulcro della nostra preoccupazione.
Il nostro compagno Bautista Van Schowen, membro della commissione politica del Mir, e altri dirigenti come Roberto Moreno, Arturo Villavela, Luis Reamal, Riccardo Ruz, Victor Toro etc, sono prigionieri e sono stati barbaramente torturati. Ma la tirannia fino ad ora non ha riconosciuto che sono in loro potere, e lo stesso succede con centinaia di militanti della resistenza popolare.
Ben conosciuto è il caso del nostro compagno Bautista Van Schowen, medico di 31 anni, dirigente rivoluzionario di conosciuta e brillante fama. Van Schowen fu arrestato il 14 settembre 1973. Gli sbirri della tirannia hanno fatto il possibile per impedire che si sapesse come stava e il luogo dove si trovava.
Tuttavia, a gennaio del 1974 la generosa e infinita solidarietà con cui il popolo circonda i combattenti della resistenza, permise al nostro partito di ottenere l’accesso all’ospedale militare di Santiago. Nonostante la gravità delle lesioni che gli provocarono, tra le altre cose la paralisi parziale delle gambe, Bautista Van Schowen continuava ad essere torturato. Il sadismo della dittatura gorilla raggiunse, in questo caso, livelli incredibili. Come si ricorderà, attraverso la testimonianza di una valorosa infermiera dell’ospedale militare, l’opinione pubblica seppe che Bautista Van Schowen, eroe del nostro popolo, continuava ad essere torturato in quel centro ospedaliero.
Queste rivelazioni frutto del nostro lavoro clandestino e dell’appoggio popolare che ci circonda, provocò un ondata di indignazione e di proteste internazionali. Questo si manifestò in manifestazioni di solidarietà che ricevono la nostra gratitudine.
Oggi possiamo informare questa commissione investigativa, e attraverso di essa il mondo che, grazie alle valorose attività di un marinaio, patriota e rivoluzionario, legato al nostro lavoro politico all’interno delle forze armate, disponiamo di una testimonianza inconfutabile del domicilio e della situazione in cui si trova Bautista Van Schowen. In effetti, vogliamo mettere a vostra disposizione, nella speranza che muovano manifestazioni di solidarietà, una foto di Bautista Van Schowen. Fu scattata all’interno dell’ospedale navale di Valparaiso, l’8 febbraio scorso. Questa fotografia fu ottenuta in condizioni difficili, poiché la presenza del compagno Van Schowen nell’ospedale di
Valparaiso era un segreto militare, che si circondava delle più severe misure di sicurezza. In quell’ospedale sono portati, segretamente, i compagni torturati al forte “Silva Palma”, sede della fanteria della marina di Valparaiso, il principale porto cileno.
La fotografia che oggi portiamo alla Vostra conoscenza, ci permette di affermare che Bautista Van Schowen è vivo e che la pressione internazionale potrà ottenere che la giunta militare permetta che lo visitino testimoni. Van Schowen, eroico e fermo, continua a non rilasciare dichiarazioni che cercano di estorcergli con la tortura.
Il nostro compagno marinaio che cercò di rompere attraverso questa foto il segreto che circonda la presenza di Van Schowen nell’ospedale navale di Valparaiso potè copiare, inoltre, il foglio giornaliero del paziente, documento interno di quell’ospedale datato 5 febbraio 1975. Le annotazioni a questo documento sono fatte a mano da un medico, il cui nome non lo conosciamo perchè la firma e le iniziali sono illeggibili. Ma i sintomi che lì si registrano, indicano che Bautista Van Schowen è in condizioni che permetteranno, se questa commissione investigativa mobiliterà la solidarietà, di chiedere che il prigioniero sia portato davanti ad una commissione internazionale di
medici, alla delegazione in Cile della Croce rossa internazionale o che, in ogni caso, Van Schowen riceva il trattamento di altri prigionieri, permettendo di prendere contatto con i suoi parenti o con un’avvocato.
La cartella clinica dell’ospedale navale a cui mi riferisco dice testualmente:
“Infermo sonnolento, non coopera, risponde con monosillabi. Le contusioni, gli ematomi e le escoriazioni negli arti stanno migliorando. Lo stesso dicasi per l’avambraccio sinistro. Gli ematomi sull’addome e la spalla si stanno riassorbendo. La contusione della spalla destra continua.
Reagisce in maniera insufficiente agli stimoli dolorosi agli arti inferiori. La mobilità passiva dimostra ipotonia. Riflessi diminuiti. Si richiedono radiografia torace e della colonna dorsale e lombare.”
Crediamo fermamente che lo stato descritto di Batista Van Schowen, dirigente rivoluzionario, giovane medico e esperto quadro della resistenza popolare cilena, permette di dedurre che il nostro compagno è sottoposto nuovamente a torture. Ma che, sebbene così, ha recuperato abbastanza in relazione allo stato che mostrava fino a poco più di una anno fa, quando potemmo informare per la prima volta sulla situazione.
Sollecitiamo, signori membri della commissione investigativa dei crimini della giunta “gorilla”, i governi, i partiti popolari e le organizzazioni di massa di tutti i paesi, i medici rivoluzionari e democratici, colleghi del Dottor Van Schowen, tutta l’umanità che ripudia la giunta militare, che richiedano la fine immediata delle torture del nostro compagno che si garantisca la sua vita dopo tanti mesi di orrore.
Signori, il mondo capisce già perché la resistenza popolare del mio paese, costruita passo dopo passo dopo la sanguinosa sconfitta che subì il popolo l’11 settembre del 73, non è finita ma lotterà con tutte le sue forze, in ogni forma e modo per raggiungere l’obiettivo della caduta della tirannia e impedire che mai più la nostra patria torni a soffrire questo orrore.
Noi, in nome del Mir e di tutto il popolo cileno, accusiamo l’imperialismo nordamericano di organizzare, consigliare e finanziare la mostruosa repressione che sta devastando il Cile.
Sosteniamo qui, e lo possiamo provare, che la Dina, costituita alla fine del ‘73 per perseguire e annichilire le organizzazioni popolari e rivoluzionarie, corrisponde ad un disegno repressivo yankee attuato anche in altri paesi, come Brasile e Uruguay. Le caratteristiche e i livelli che raggiunse la repressione furono preparati prima dell’11 settembre. Gli istruttori della Dina furono istruiti a Miami (Usa) tra il luglio e l’ottobre del 73. Oggi conta, inoltre un gruppo di consiglieri che unisce specialisti statunitensi e brasiliani e anche alcuni ex nazisti, esperti in torture e interrogatori.
Gli sbirri della Dina che dispongono di più di 500 membri e quasi 1300 collaboratori sono stati reclutati nel sottoproletariato e tra i militanti di organizzazioni fasciste come il Partito Nazionale “Patria e Libertà” e una piccola parte della Democrazia Cristiana. Inoltre nell’ultimo periodo il corpo dei carabinieri, che era relativamente indipendente, è passato alle dipendenze della Dina per diverse operazioni. Il sistema che usa la Dina per pattugliare la città alla caccia di membri della resistenza, corrisponde ad un metodo ampiamente usato dalla repressione in Brasile, e che sono stati introdotti nella Dina dai consiglieri brasiliani che stanno lavorando in Cile. Dispongono di
una ampia rete di delatori pagati nelle industrie, hotel, bar, università, negozi, cinema, taxis, etc. …….. Le case del terrore o “vendas”, come le chiama la Dina, sono distribuite in tutta la città, lì si tortura e si interrogano i prigionieri che rimangono incappucciati e ammanettati in modo permanente. Molti di loro sono inviati successivamente al Centro nazionale di tortura a Tejas Verdes, località situata vicino al porto di San Antonio, e che appartiene ad un reggimento di ingegneri militari.
E’ opportuno che il mondo conosca le caratteristiche di questo organismo che dipende direttamente dal generale delle forze aeree e membro della giunta militare, Gustavo Leigh Guzman, incaricato della sicurezza dello Stato.
Per ora ci limitiamo a sottolineare in modo preciso e netto che la responsabilità dell’imperialismo yankee nella tragedia che si è abbattuta sulla nostra patria; responsabilità che non si è limitata alle operazioni del pentagono e della Cia nel periodo precedente al golpe e nella sua esecuzione materiale. La responsabilità imperialista, per cui devono pagare i propri agenti e aguzzini, e le sue imprese e interessi in Cile, continua nel presente con una repressione generalizzata che ruba, uccide, tortura, umilia, e colpisce migliaia di uomini, donne, vecchi e bambini cileni che fomentano un odio incolmabile contro la giunta militare, i suoi sbirri e i suoi consiglieri stranieri.
Credo che sia importante per la causa del popolo cileno, che oggi lotta contro un abominevole tirannia, il successo della commissione investigativa internazionale.
Per tutti noi, coloro che sono passati nelle carceri e nei campi di concentracion della dittatura gorilla, è un dovere portare davanti agli organismi come questa commissione le nostre esperienze e i precedenti che possono contribuire a mostrare in forma inconfutabile tutto l’orrore e la tragedia che soffre il nostro paese.
Non possiamo accettare poi il ricatto dei gorilla che pretendono il nostro silenzio all’esterno, in cambio di un po’ di rispetto per i familiari innocenti, amici e compagni che sono rimasti nel paese. Io so, sono sicuro, che tutti quelli che soffrono il regime di terrore, di fame e di miseria che si è installato in Cile amano la loro patria sopra tutte le cose e anelano a vederla libera.
Il nostro popolo vuole che l’isolamento e il ripudio più assoluto cada sulla giunta militare. Comprendete che lo screditamento della dittatura militare renderà relativamente più facile il combattimento che sta conducendo contro i gorilla. Questa battaglia -che riveste mille forme- culminerà necessariamente con la vittoria e con il castigo implacabile degli assassini, torturatori, violentatori e delatori, ossia del gruppo che illegittimamente e arbitrariamente governa il mio paese contro la volontà di tutto il popolo. La solidarietà mondiale con il Cile non ha paragoni, e, lontano dallo scemare, aumenta ogni giorno.
L’umanità deve aver coscienza che l’imperialismo non ha abbandonato i militari che installò in Cile. Sebbene evita di apparire al suo fianco e prova vergogna per il primitivismo e l’orribile sadismo dei suoi uomini di paglia, cerca molteplici e segreti canali per aiutarli.
La solidarietà di cui abbiamo oggi bisogno dovrebbe pertanto scoprire e neutralizzare gli aiuti politici, finanziari e in armi che l’imperialismo sta inviando segretamente alla Giunta.
Siamo pienamente consapevoli che, in definitiva, sarà la nostra stessa lotta quella che sconfiggerà la dittatura gorilla. Il popolo della mia patria conosce quale è il suo dovere e non rinuncerà. La nostra classe operaia , vittima principale dell’odio insano della tirannia, i nostri giovani e le donne, che oggi soffrono la repressione, la fame e lo sfruttamento a cui li sottopone l’imperialismo e la grande borghesia attraverso l’esercito di occupazione, è gia in lotta.
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