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EVA DUARTE PERON

FONTE: Wikipedia

Eva Duarte de Perón (7 maggio 1919 - 26 luglio 1952) conosciuta con il nome di Evita, fu la moglie di Juan Domingo Perón, militare e presidente dell'Argentina dal 1946 al 1955 e dal 1973 al 1974.

Di umili origini, all'età di quindici anni se ne andò dalla provincia e si stabilì nella vicina Buenos Aires dove divenne attrice di radio e cinema, anche grazie all'aiuto del cantante di tango Agustín Magaldi.

Eva Duarte de Perón divenne una celebrità grazie al matrimonio con Perón, celebrato il 9 dicembre 1945. La donna aveva conosciuto il futuro presidente mentre lavorava a Radio El Mundo nel 1944, probabilmente durante una raccolta fondi per le vittime di un terremoto. La loro relazione sentimentale divenne poi anche politica quando Eva, il 17 ottobre 1945 guidò la manifestazione per la liberazione del generale Perón, arrestato per le sue attività contrarie agli interessi militari.

Paladina dei descamisados anche a causa delle sue umili origini, aiutò e difese sempre il marito facendogli ottenere l'appoggio dei lavoratori e delle donne nelle elezioni del 1946 ed assicurandogli la rielezione nel 1951.

 Anche se il suo matrimonio non fu sempre sereno, la sua collaborazione al potere presidenziale fu evidente grazie al suo impegno e alla sua influenza nel programma del governo e la sua attenzione ai problemi sociali si rese manifesta grazie alla Fondazione che portava il suo nome e che era attiva nella promozione della costruzione di strutture come scuole od ospedali. 

La donna organizzò poi il ramo femminile del Partito Giustizialista che la condusse ad ottenere il suffragio universale nel 1951 entrando nella storia del paese sudamericano come fondatrice dell' Argentina moderna.

Fra le sue iniziative si ricorda, nel 1947, un viaggio in Europa che, fra l'altro, portò a diminuire l'isolamento che Regno Unito e Francia avevano imposta alla Spagna franchista dalla Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1951 Eva tentò di accedere alla vicepresidenza nel secondo mandato del marito con l'aiuto del sindacato CGT (Confederación General del Trabajo), ma l'opposizione militare la fece desistere e le fece pronuncialre il celebre renunciamiento davanti alla folla: Renuncio a los honores pero no a la lucha (Rinuncio agli onori ma non alla lotta).

Morì il 26 luglio 1952, ad appena trentatré anni, dopo una lunga battaglia contro un cancro uterino. Il suo corpo fu imbalsamato ed esposto fino a che nel 1955 un golpe militare fece espellere il marito dal potere. Il corpo fu allora trasportato e interrato a Milano per poi, nel 1971, essere inumato in Spagna, sede dell'esilio di Perón, che intanto si era risposato con Isabel Perón. 

Con la reintegrazione del generale alla presidenza argentina anche il corpo della defunta moglie fu ritrasportato in Sudamerica ed esposto nuovamente. Evita fu sepolta definitivamente nella cappella della famiglia Duarte nel cimitero de La Recoleta a Buenos Aires.

La sua figura e la sua vicenda umana - che hanno commosso la fantasia popolare di tutto il mondo nell'immediato dopoguerra - ha ispirato, oltre che numerosi scrittori, anche il mondo della musica e del cinema. 

La sua immagine divenne di culto nel suo paese tanto che le furono dedicate città, una provincia e la sua autobiografia La razón de mi vida (La ragione della mia vita) divenne testo obbligatorio nel sistema educativo argentino. Evita fa parte anche dell'immaginario politico come emblema della sinistra peronista argentina invisa alle classi elevate anglofile.

Sottofondo: Per la morte della regina Mary (Purcell)

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JUAN DOMINGO ERON




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