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DITTATURA IN GRECIA 

 • Il regime dei colonnelli

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GIORGIO PAPADOPOULOS

Temendo il risorgere della sinistra, un gruppo di colonnelli dell'esercito attuò un colpo di stato nel 1967, definito da Andreas Papandreou come 'il primo putsch militare di successo della CIA in Europa'. La giunta militare si distinse per la tremenda brutalità dei suoi atti, la repressione e l'incompetenza politica nel governare il paese. Nel 1974 i colonnelli cercarono di assassinare il presidente di Cipro, l'arcivescovo Makarios, e la Turchia reagì invadendo l'isola e occupandone la parte settentrionale: questa vicenda è tuttora una questione spinosa per i greci e i rapporti con la Turchia si infiammano facilmente. La dittatura dei colonnelli è durata dal 1967 al 1974. 

IL '68 NELLA GRECIA DEI COLONNELLI (I PARTE)

Per il colonnello greco Giorgio Papadopoulos, l'agosto del 1968 è il primo periodo di vacanza da quando, un anno prima, ha preso il potere con un colpo di stato. Alcuni mesi prima aveva così riassunto, in una intervista, il programma politico della giunta militare: "L'obiettivo finale della rivoluzione d'Aprile del 1967 è fare un salto avanti verso il progresso; questo passo non potrà essere compiuto se non eliminando ogni tendenza verso il parlamentarismo". Per conseguire questo risultato, la giunta militare ha riunito un gruppo di giuristi fidati per modificare la Costituzione greca e così consolidare il suo potere.

La notizia dell'attentato contro Papadopoulos, compiuto il 13 agosto da un gruppo di giovani militanti dell'Unione del centro, guidato da Alexandros Panagulis, sorprende per la sua audacia la polizia politica, convinta, dopo gli arresti in massa dei mesi passati, di avere neutralizzato l'opposizione. L'attentato fallisce.
Panagulis e un suo compagno sono arrestati, ma l'illusione dei militari di aver "normalizzato" il paese è messa a dura prova. Inoltre l'economia non fa passi avanti, anche se i militari hanno fatto di tutto per far affluire capitali esteri in Grecia.

Il colpo di stato del '67 non ha risolto nessuno dei problemi di un paese sempre in bilico tra arretratezza e modernizzazione autoritaria. Dalla fine della guerra civile, al potere si sono alternate giunte militari e deboli governi legittimati solo dalla corona. Pochi i partiti che partecipano alla vita politica, quasi inesistente l'attività sindacale sui luoghi di lavoro.

Certo, la costituzione in vigore fino al colpo di stato qualifica la Grecia come una "democrazia coronata", dove vige la divisione del potere legislativo, esecutivo e giudiziario, ma nella quale il re ha ampi poteri di intervento sul governo; inoltre, sono sì garantite le libertà civil"sicurezza nazionale", mentre la libertà di stampa è fino agli anni '60, a "sovranità limitata". L'unico potere forte è l'esercito, che considera se stesso come la sentinella a guardia dei valori della Grecia eterna.

Agli inizi degli anni '60, l'esercito è rimasto, comunque neutrale nel breve intermezzo del governo presieduto dal conservatore Karamanlis, che rimane in carica fino al 1963, quando viene allontanato su pressioni del re Costantino. I motivi che costringono il monarca greco ad allontanare il leader sono quelli di sempre: la corruzione dell'apparato statale e la litigiosità tra gli esponenti del governo. Ma questa volta ce ne è uno nuovo: la richiesta di maggiore democrazia che le nuove formazioni politiche rivendicano, e che rende "sconsigliabile" il ritorno dei militari al potere.

 

 Sottofondo: Sirtaki

 

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PAPADOPOULOS




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