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Figlio di Reza Pahlavi, divenuto scià nel 1925 in seguito a un colpo di Stato, Mohammad Reza nacque nel 1919. Suo padre operò una feroce repressione nei confronti dei gruppi religiosi e della sinistra, terminati con la condanna a morte dei loro principali esponenti.
Nel 1941 Stalin e Churchill, preoccupati dalle relazioni amichevoli della nazione con la Germania Nazista, si misero d'accordo per invadere l'Iran (Persia), cosa che avvenne nell'agosto dello stesso anno, e costrinsero all'esilio la scià Reza Pahlavi, usando la Persia come capisaldo per un'eventuale offensiva, ma soprattutto per controllarne le risorse petrolifere.
In assenza di valide alternative gli Alleati permisero a Mohammad Reza di diventare Scià, il 16 settembre 1941, a 22 anni di età, ma con la promessa di regnare come monarca costituzionale, consentendo un governo di tipo parlamentare. Mohammad Reza invece partecipò attivamente all'elaborazione della linea politica del Paese, opponendosi o ostacolando l'attività di alcuni dei Primi Ministri più volitivi. Altra sua preoccupazione fu quella di mantenere l'esercito sotto il controllo della monarchia. Nel 1949, a seguito di un tentativo di assassinio, si ebbe la messa al bando del Partito Tudeh (filo-sovietico e ritenuto responsabile dell'attentato) e
l'ampliamento dei poteri costituzionali dello Scià.
Il potere assoluto
Nel 1951 fu fatto Primo Ministro Mohammed Mossadeq il quale entrò in forte contrasto con lo scià che non condivideva la sua politica economica. Nel 1952 il Parlamento accettò una legge di Mossadeq contro il volere dello scià, che tuttavia infine la promulgò senza avvalersi del suo diritto di veto. Mohammad Reza Pahlavi entrò sempre più in rotta di collisione col suo Primo ministro, che con la legge del 1952 aveva sfavorito gli Stati Uniti sul piano economico. Nel 1953 Mossadeq costrinse lo Scià a lasciare il paese dopo aver nazionalizzato l'industria petrolifera, ma questi ordì un contro-colpo di Stato con l'appoggio
dalla CIA e dal SIS britannico. Il Primo Ministro fu rovesciato, Lo Scià sospese le garanzie costituzionali e assunse i pieni poteri.
Lo Scià aveva 34 anni ed era padrone incontrastato della Persia, ma l'opposizione non rinunciava a cotrastare il suo assolutismo.
Reza Pahlavi quindi attuò una forte repressione contro i gruppi religiosi che si erano oposti alla sua riforma agraria (la cosiddetta "Riuvoluzione bianca") che aveva espropriato molti beni di mano morta controllati dalle gerarchie religiose. Contro di esse furono messe in atto torture e numerosi esponenti religiosi furono uccisi o costretti all'esilio. Nel 1963 l'ayatollah Khomeini (1900 - 1989) organizzò una congiura contro la Scià ma la congiura fu scoperta e Reza Pahlavi, con un gesto di insolita generosità, decretò solo l'esilio per Khomeini.
La famiglia
Nel 1939 Reza Pahlavi sposò una sorella di Faruq I d'Egitto, dalla quale divorziò dieci anni dopo. Nel 1951 Reza Pahlavi sposò in seconde nozze Soraja Esfandiari che non dette però figli allo Scià. Quindi questi nel 1958 divorziò da lei, concedendole tuttavia ricche prebende. Il terzo matrimonio, del 1959 fu con Farah Diba, che gli dette un primogenito, Reza Pahlavi il quale non fu mai Scià.
Deposizione
Reza Pahlavi espresse una politica economica estremamente favorevole agli Stati Uniti, permettendo alle multinazionali di sfruttare le risorse del paese e provocando così un forte malcontento tra la popolazione, che mal sopportava il suo regime assoluto e le repressioni che lo Scià affidava alla sua polizia segreta (SAVAK).
Numerosi tentativi di assassinio o di colpi di stato furono organizzati, soprattutto da gruppi religiosi islamici, cui lo Scià rispose con una repressione senza precedenti.
Si calcola che dal 1970 al 1978 oltre 100.000 persone siano state imprigionate, 10.000 torturate e 7.500 uccise. L'opposizione esplose a fine 1978: Khomeini riuscì a ritornare in Persia (dopo un lungo esilio nella Citta Santa irachena di Najaf e i soldati passarono dalla sua parte.
Reza Pahlavi tentò di trattare ma nessuno era disposto ad accoglierlo. Nel 1979 fuggì dalla Persia e si rifigiò precipitosamente negli Stati Uniti dove Carter lo accolse molto bene.
Morte
Khomeini prese 54 ostaggi statunitensi e minacciò di ucciderli se gli Stati Uniti non gli avessero consegnato lo Scià. Carter e il Congresso si rifiutarono di cedere per rispetto al diritto di asilo che gli era stato concesso.
Khomeini tenne a lungo prigionieri gli ostaggi nella stessa sede della rappresentanza diplomatica statunitense a Teheran e se anche non uccise gli ostaggi il suo regime avviò un'esperienza senza precedenti in tutto il mondo islamico, affidando a un "Consiglio di giurisperiti" ogni potere di veto sulle norme non ritenute in linea con gli assunti dell'Islam sciita che decretò il pieno allineamento del paese alla Shari’ah islamica sciita, reintroducendo la pena di morte per l'adulterio e la bestemmia e introducendo l'obbligo del velo muliebre.
Reza Pahlavi non sopravvisse molto alla sua deposizione: morì infatti l'anno dopo, nel 1980.
Sottofondo: Waltzer (Shostakovic)
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