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Radio
Vaticana, 13 marzo 2007
Zimbabwe:
cresce la preoccupazione internazionale per la
repressione dell'opposizione attuata dal Regime di Mugabe
Cresce
la preoccupazione della comunità internazionale per la dura repressione
attuata in Zimbabwe dal regime del presidente Robert
Mugabe. Il leader dell'opposizione dello Zimbabwe Morgan
Tsvangirai, arrestato domenica insieme ad
altri oppositori, è apparso oggi in tribunale con altre 50 persone, dopo
avere subito gravi maltrattamenti. Una dura condanna per la brutalità
delle forze di sicurezza è stata espressa dall’Alto commissario
delle Nazioni Unite per i diritti umani. L’intervento della polizia per
disperdere il raduno del movimento di opposizione ha provocato la morte di una
persona e il ferimento di molti altri. Sulla situazione nel Paese africano Stefano
Leszczynski ha intervistato Enrico Casale, africanista
della rivista dei gesuiti Popoli:
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R.
- L’accelerazione della crisi è iniziata nel 2000, con la riforma
agraria che ha espropriato le terre ai bianchi, terre
che avrebbero dovuto essere assegnate alla povera gente e invece sono andate a
finire in mano ai gerarchi del regime. Questo ha provocato un crollo
dell’economia, un aumento della povertà e il crescere di tensioni
politiche e sociali.
D.
- Quello che preoccupa molto, soprattutto in queste ore, la Comunità
internazionale, è la violazione dei diritti umani nel Paese, soprattutto
nei confronti degli oppositori del regime di Mugabe…
R.
- Quella della violazione dei diritti umani è una costante del regime di
Mugabe. Già poco tempo dopo
l’indipendenza, Mugabe fu autore di una
durissima repressione contro l’etnia minoritaria, gli
ndebele, che provocò una strage. Questa
è diventata una costante, anche negli anni successivi, nei confronti
degli oppositori, anche quelli che appartengono alle etnie maggioritarie, gli shona.
D.
– Tuttavia oggi, gli occhi del mondo sono puntati finalmente sullo
Zimbabwe e il fatto che il capo dell’opposizione sia stato sottoposto a
processo dopo essere stato visibilmente torturato, potrebbe scatenare delle
reazioni, implicare degli effetti…
R.
- Sì, potrebbe scatenare delle reazioni a livello di ulteriori sanzioni
nei confronti del regime di Mugabe, ma ho paura che
se venissero applicate ulteriori sanzioni, la
stretta di Mugabe sul Paese aumenterebbe ancora,
come era già capitato quando erano state poste delle sanzioni alcuni
anni fa, perché tutto il mercato nero è controllato dai gerarchi del
regime e quindi aumenterebbe la pressione sulla popolazione e aumenterebbe
ancora la povertà di un Paese già in ginocchio.
D.
– Ecco, chi è Morgan Tsvangirai,
il capo dell’opposizione,
e chi lo sostiene?
R.
- E’ un ex sindacalista che ha preso la guida di questo movimento, si
chiama MDC il partito di opposizione, che è andato vicino, agli inizi
del 2000, alla vittoria delle elezioni, elezioni che si dice fossero state
truccate. Poi ha guidato questo movimento nel corso degli anni, anche se questo
movimento di opposizione ha subito diversi conflitti interni e queste frizioni
all’interno del MDC non hanno fatto che aumentare il potere di Mugabe
e del suo partito.
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