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In Turkmenistan, chiunque sia sospettato di essere un dissidente rischia di essere sottoposto a processi iniqui, maltrattamenti e torture.
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I suoi parenti, in molti casi, vengono licenziati e sfrattati e le loro proprietà confiscate. I gruppi indipendenti della società civile si trovano nell’impossibilità di operare e molti attivisti sono stati costretti a fuggire all’estero. Le autorità controllano i mezzi d'informazione e hanno adottato una serie di misure per impedire l'accesso a fonti indipendenti e la diffusione all'estero di notizie considerate compromettenti; a farne le spese sono i giornalisti locali che collaborano con la
stampa estera critica nei confronti del paese. Saparmurat Niyazov, auto-proclamatosi presidente a vita e "padre di tutti i turkmeni", domina ogni aspetto della vita del paese.
FONTE: LE MONDE diplomatique - Marzo 2005
Il Turkmenistan in mano a un solo uomo
Il Turkmenistan è diventato una specie di parco a tema staliniano: vi si moltiplicano hotel di lusso e palazzi presidenziali, mentre alcuni cittadini non hanno nemmeno accesso all'acqua potabile. Saparmurat Niyazov, che si fa chiamare turkmenbashi («capo di tutti i turkmeni») è onnipresente: ufficialmente ha fondato tutti i giornali del paese; il suo ritratto figura in tutti i programmi televisivi; studenti e funzionari devono leggere per forza i suoi scritti intitolati Ruhmana («libro dell'anima»). Niyazov ha lanciato un esperimento di ingegneria sociale destinato a forgiare una nuova generazione di turkmeni a sua immagine e somiglianza:
ha soppresso l'insegnamento delle lingue straniere, sciolto l'orchestra filarmonica, decretata non-turkmena, riportato la durata della scolarizzazione obbligatoria da dodici a dieci anni e invalidato tutti i diplomi superiori ottenuti fuori dal paese dopo il 1993.
Il numero degli studenti nelle scuole superiori è crollato da 30.000, nell'ultimo decennio sovietico, a 3.000. I media vengono sottoposti alla censura, internet viene controllata e uscire o entrare nel paese diventa difficile.
Dopo il tentativo di assassinio di Niyazov nel 2002, la brutale repressione dei dissidenti ha raggiunto un livello non eguagliato. La dirigenza turkmena respinge ogni critica da parte delle organizzazioni internazionali considerandola un'ingerenza negli affari interni del paese. Nel corso degli ultimi anni, una dozzina abbondante di diplomatici turkmeni ha chiesto asilo insieme alle famiglie. Il Turkmenistan è all'80% desertico e le tribù nomadi non hanno che un vago senso di appartenenza nazionale. Il paese è ricco di gas naturale e questo facilita la concentrazione del potere nelle mani di un solo uomo, permettendogli di finanziare una struttura poliziesca repressiva.
Ma la capricciosa leadership del turkmenbashi conduce alla paralisi totale del paese, al declino dell'agricoltura e a una tale disoccupazione di massa tra i giovani da far temere per il futuro del paese. Il Kirghizistan passa ancora oggi per la società più aperta dell'Asia centrale a dispetto delle politiche autoritarie che da qualche anno vi prevalgono. Il pluralismo kirghiso ha del resto più a che vedere con l'incapacità del presidente Askar Akaev nel consolidare il suo governo autoritario che con lo sviluppo di autentiche istituzioni politiche che permettano ai cittadini di esercitare i loro diritti. Nel corso degli anni delle privatizzazioni,
è venuto alla luce un sistema che ruota intorno alla «famiglia» del presidente. Succede lo stesso nei paesi vicini, in Kazakhistan e in Uzbekistan dove parenti stretti dei capi di stato possiedono tutto o parte nei settori economici più lucrativi - composti da imprese le cui cifre d'affari sorpassano il milione di dollari, secondo le nostre fonti: trasporti aerei, importazione di beni di consumo, costruzioni, ecc.
Turkmenistan: no ai media stranieri. Drastico giro di vite del presidente a vita Niyazov
20.04.05 - Il presidente a vita del Turkmenistan Saparmurat Niyazov ha messo al bando giornali, radio e tv in lingua straniera, russo compreso. Niyazov, ottavo nella hit parade americana dei peggiori dittatori del pianeta, è al potere dal 1991, anno dell'indipendenza; presidente a vita dal 2002, si fa chiamare 'padre dei turkmeni'. Chiaro il motivo della decisione: il timore del
contagio della 'rivoluzione dei tulipani' che a febbraio ha spazzato via il regime di Akaiev nel vicino Kirghizistan.
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Fonte: Isn
Il presidente a vita del Turkmenistan, Saparmurat Niyazov ha vietato le biblioteche pubbliche in tutto il paese.
Ai suoi cinque milioni di sudditi-figli (lui si fa chiamare Turkmenbashi, padre di tutti i turkmeni) erano già vietati praticamente tutti gli spettacoli: opera, balletto, cinema e circo.
Secondo Niyazov non c’è bisogno di biblioteche pubbliche perché tutti i libri che vale la pena di leggere sono già in ogni casa: si tratta delle opere dello stesso Nyazov e delle biografie sua e dei suoi familiari.
Fra gli scritti del presidente, che naturalmente sono anche il fulcro del curriculum scolastico, figurano un ponderoso trattato morale e diversi poemi.
Va da sé che in Turkmenistan vige una rigorosa tolleranza zero: per qualsiasi tipo di dissenso.
Sottofondo: Odissea (Anonimo veneziano)
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