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CONTRO IL FARAONE DI TURNO

Fonte: Nigrizia

Pius Ncube*

A un anno dalle contestate elezioni (Mugabe presidente per la terza volta) violenza, intimidazioni e arresti sono all’ordine del giorno. «La nazione oggi è in una situazione disperata, ma il nostro governo non fa che negare o camuffare la realtà, mentendo spudoratamente davanti al mondo».

Da mesi sto subendo attacchi e calunnie da varie parti: credo però che come vescovo sono chiamato a essere maestro, profeta, sacerdote, pastore. Il mio ministero m’impone di evocare e alimentare una coscienza delle cose alternative alle realtà della cultura dominante. Come pastore mi propongo di condurre il gregge che mi è stato affidato, sia infondendo in tutti nuova energia e nuova speranza (affinché credano che l’alternativa sia possibile), sia difendendo i più deboli.

Non credo che la chiesa sia chiamata ad allearsi al faraone di turno e ai suoi amici. Penso invece che debba opporsi a essi, smascherando la disumanità del loro regno e proponendo valori diversi, quelli del Regno di Dio: amore, umiltà, rispetto degli altri e delle loro proprietà, pace e nonviolenza, solidarietà con i più poveri e gli ultimi… Solo così si è sale e luce del mondo. Solo così si è liberi e liberatori.

Nel 2000 nessuna persona di buon senso in Zimbabwe negava la necessità di una riforma agraria nel paese. Tutti però ricordavano che i piani di riforma varati dal regime sono sempre miserabilmente falliti. In seguito 3.900 fattorie di farmer bianchi su 4.500 sono state occupate, con gravi atti di violenza commessi dai veterani e da altri membri del partito al potere alla vigilia sia delle elezioni legislative del 2000 sia di quelle presidenziali del 2002: decine di persone uccise; molte altre rapite e torturate; altre ancora semplicemente sparite nel nulla.

Alle legislative del giugno 2000, la Zanu ottiene solo 62 dei 120 seggi assegnati a suffragio diretto, contro i 57 dell'Mcd. Gli osservatori indipendenti giudicano le elezioni «non libere e non democratiche», ed elencano una lunga serie di incidenti e imbrogli. Un anno fa Mugabe viene riconfermato alla presidenza dello Zimbabwe con una discutibile consultazione.

Il presidente e il suo partito si sono arrogati il diritto di rivedere le liste elettorali escludendo tutti gli “stranieri” che non hanno esplicitamente rinunciato alla doppia cittadinanza: in particolare i residenti europei e circa 300mila operai agricoli provenienti da Malawi, Mozambico e Zambia, tutti ostili al regime.

Durante la campagna elettorale, inoltre, ai militanti dell’opposizione viene negato l’accesso alle zone rurali. Non sorprende che tutti gli osservatori internazionali rifiutino l’esito delle elezioni che sanciscono la vittoria di Mugabe con il 56,2% dei voti contro il 41% raccolto da Morgan Tsvangirai. Troppe sono state le irregolarità, scandalose le intimidazioni e la falsificazione dei dati. Di nuovo in sella ma consapevole che il popolo gli ha votato contro in misura sostanziale, Mugabe torna a vendicarsi. Tutti gli impiegati statali, maestri, infermieri, perfino poliziotti, sospettati di parteggiare per l'Mcd, perdono il posto di lavoro.

Case e villaggi di simpatizzanti dell’opposizione sono rasi al suolo. Quando la scarsità di cibo diventa drammatica, soltanto chi può mostrare la tessera della Zanu-Pf riceve una razione di viveri. Migliaia di uomini, donne e bambini vengono affamati soltanto perché ritenuti «oppositori politici».
In molte zone, i sostenitori dell’Mdc si vedono rifiutare l’accesso agli ospedali e ai dispensari, quando non addirittura a negozi e supermercati.

Oggi l’illegalità, l’arbitrio e la sfrenatezza da parte di numerosi membri della Zanu-Pf rimangono regolarmente impuniti. Coloro che hanno commesso crimini ed assassini in nome del partito non sono processati a termine di legge. La corruzione continua sfrenata.
La magistratura, una volta indipendente e coraggiosa, è oggi asservita al governo.


Economia allo sfascio

Le fattorie commerciali occupate illegalmente sono state in gran parte assegnate ad anziani dirigenti della Zanu-Pf, o ai loro amici e parenti. Ai piccoli contadini un pezzo di terra, senza un documento che stabilisca il titolo di proprietà, né alcun tipo di assistenza perché possano iniziare a produrre.

Per garantirsene la lealtà, il governo ha innalzato di molto i salari degli alti ufficiali di polizia, esercito, servizi segreti, aviazione e polizia carceraria, e si sente quindi libero di usarli per intimidire, torturare e punire le persone ritenute scomode. La nuova legge sull’ordine e la sicurezza rende quasi impossibili i raduni o le manifestazioni politiche che non siano di appoggio al governo.

L’inflazione cresce all’impazzata. I prezzi dei beni di consumo sono aumentati; in alcuni casi del 400%. È in atto un massiccio esodo – dottori, infermieri, maestri, avvocati ed altri laureati o diplomati – verso il Sudafrica o altri paesi extra-africani.
Nel 1998, un dollaro americano valeva 28 dollari zimbabwani; un anno fa, ne servivano 300 per acquistare il biglietto verde; oggi ce ne vogliono almeno 1.500. La disoccupazione s’aggira attorno all’85% della popolazione (45% nel 1998). I salari hanno subito un calo del 50%. Oltre il 70% della popolazione vive sotto la soglia della povertà.

In pochi mesi almeno 400 industrie o compagnie hanno chiuso i battenti. Oltre ai 400mila lavoratori agricoli che hanno perso il posto di lavoro in seguito all’occupazione delle fattorie bianche, circa 300mila lavoratori urbani sono andati ad aumentare il già elevato numero dei disoccupati.

Con la fine delle vendite del tabacco, le esportazioni agricole – che un tempo rappresentavano il 40% di tutte le entrate di valuta estera – sono ormai quasi ridotte a zero. L’industria turistica è oggi del tutto trascurabile. La gente è demoralizzata. Per vivere, molti sono costretti a ricorrere al piccolo crimine o alla prostituzione. C’è una impressionante proliferazione di ragazzi di strada, di indigenti, di senza casa e di abusivi. La fame è oggi diffusa dappertutto.

Lo Zimbabwe è la seconda nazione dell’Africa subsahariana più colpita dall’aids: circa un milione e mezzo gli ammalati. Diverse centinaia di migliaia sono già morti, causando l’apparizione di quasi un milione di orfani, su una popolazione di poco più di 12 milioni. La malattia si porta via circa 3mila persone ogni settimana. Gli ospedali sono privi di medicinale, di dottori e di infermieri qualificati.

*
Arcivescovo di Bulawayo dal gennaio 1998.

 


DITTATORI:  MOBUTU



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