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NAZISMO E OMOSESSUALITA'

 FONTE: www.wikipedia.org

Il movimento di liberazione omosessuale venne rapidamente eliminato con l'avvento al potere del partito nazista capeggiato da Adolf Hitler.

L'ideologia nazista reputò l'omosessualità incompatibile con i propri ideali considerando che le relazioni sessuali dovessero:

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« [...] essere finalizzate al processo riproduttivo, essendo loro scopo la conservazione ed il proseguio dell'esistenza del Volk [popolo], piuttosto che la realizzazione del piacere dell'individuo.»

Ovviamente i rapporti omosessuali, considerati «sterili» ed «egoistici» vennero visti come un tradimento alle politiche demografiche di potenziamento del popolo non essendo i gay in grado riprodursi e perpetuare così la «razza padrona». Per la stessa ragione la masturbazione venne considerata dannosa al Reich, ma trattata con minor severità.

Ernst Röhm, un uomo che Hitler stesso percepì come una possibile minaccia alla propria supremazia, e comandante della prima milizia nazista, le SA, esibì in modo discreto la propria omosessualità fino al 1925. In quell'anno il giornale del Partito socialdemocratico tedesco, con l'intenzione di gettare discredito sul partito nazista, pubblicò una serie di lettere d'amore scritte da Röhm e da altri comandanti delle SA come Edmund Heines. Dopo il 1925, Röhm ebbe possibilità di esprimere più liberamente la propria sessualità e si iscrisse alla Lega dei Diritti Umani, la più grande organizzazione tedesca per i diritti dei gay.

Inizialmente Hitler protesse Röhm dagli elementi estremisti del partito nazista che vedevano nella sua omosessualità una grave violazione delle norme profondamente omofobe del partito. Nel tempo però Hitler rivide questa posizione quando sentì minacciato il proprio potere da parte di Röhm. Nel 1934 durante la Notte dei lunghi coltelli, un'epurazione da coloro che lo minacciavano, egli ordinò l'uccisione di Röhm e sfruttò il pretesto della sua omosessualità per compiere ulteriori azioni contro le SA al fine di renderle innocue e docili al suo potere. Dopo aver consolidato il suo potere ed essere diventato Cancelliere, Hitler incluse la categoria degli omosessuali tra coloro che dovevano essere inviati nei campi di concentramento durante l'Olocausto.

Poco dopo l'epurazione del 1934 venne creata una sezione della Gestapo che aveva l'ordine di compilare speciali liste di individui omosessuali. Nel 1936, Heinrich Himmler, comandante delle SS, creò l' Ufficio centrale del Reich per la lotta all'omosessualità e all'aborto. Il decreto costitutivo di questo nuovo ufficio recitava:

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«[...]Le attività omosessuali di una non trascurabile parte della popolazione, costituiscono una seria minaccia per la gioventù. Tutto ciò richiede l'adozione di più incisive misure contro queste malattie nazionali.»

Himmler, prima del 1934 un fedele servo del potere di Röhm, obiettò che le accuse di omosessualità che gli erano rivolte fossero state costruite dagli ebrei per gettare discredito sulla figura del comandante delle SA. Quando però l'epurazione portò alla ribalta le SS comandate da Himmler in contrapposizione alle ormai domate SA egli divenne molto attivo nella campagna di soppressione dell'omosessualità. Egli esclamò: "Dobbiamo sterminare la radice e i rami di questa gente... gli omosessuali devono essere eliminati!".

Hitler supponeva che l'omosessualità fosse un "comportamento degenerato" che rappresentava una minaccia alla capacità demografica dello stato e ne che danneggiava il "carattere virile" . I gay vennero denunciati come "nemici dello stato" ed accusato come "corruttori" della moralità pubblica che mettevano in pericolo il tasso di natalità della Germania. Circa un milione di omosessuali divennero vittime del regime nazista anche se non venivano da subito trattati alla stregua degli ebrei; come componenti, seppur "deviati", della "razza padrona" si preferiva "convincerli" ad una "corretta" sessualità e ed ad una "dignitosa" socialità. I gay che rifiutarono di conformarsi e modificare il loro orientamento sessuale vennero deportati nei campi di concentramento dove vennero sterminati attraverso il duro lavoro imposto.

La persecuzione nazista degli omosessuali venne portata a termine principalmente attraverso l'inasprimento delle leggi omofobiche, il tristemente conosciuto paragrafo 175, in nome del quale 100.000 gay vennero arrestati, 60.000 condannati a pene detentive e un numero sconosciuto internati in ospedali psichiatrici.

I numeri della persecuzione

Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata in seguito a sentenze pronunciate dai tribunali nazisti. Alcuni dei perseguitati da queste leggi non si identificarono mai come omosessuali e vennero semplicemente arrestati, imprigionati o castrati. Alcune di queste "leggi contro l'omosessualità" continuarono ad essere presenti nell'ordinamento giuridico occidentale fino agli anni'60 e '70 e per questo molti uomini e donne ebbero paura di rivelare la loro condizione sessuale fino a quando queste "leggi" vennero abrogate.

Il numero di persone omosessuali uccise nei campi di concentramento durante l'Olocausto varia in maniera tra le 10.000 e le 600.000; la ragione di queste ampie variazioni risiede nella diverso conteggio delle persone esclusivamente omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti (ebrei, rom, dissidenti politici). Inoltre spesso i documenti relativi alle cause di internamento non vennero compilati, oppure scomparvero dopo la guerra.

I gay soffrirono di un trattamento particolarmente crudele all'interno dei campi di concentramenti. Questo può essere attribuito sia al duro atteggiamento delle SS di guardia nei confronti dei gay, come pure agli atteggiamenti omofobici ben radicati nella società nazista. L'emarginazione inflitta agli omosessuali nella vita sociale tedesca dell'epoca si rifletteva nei campi di concentramento. Alcuni morirono a seguito di feroci bastonature, in parte effettuate da altri deportati. Il tasso di mortalità tra gli internati omosessuali fu di circa il 60%, contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei Testimoni di Geova, seconda solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica.

I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti "scientifici" atti a scoprire il "gene dell'omosessualità" e poter così guarire i futuri bambini ariani che fossero stati omosessuali. Particolarmente crudeli le sperimentazioni del medico delle SS Carl Vaernet che effettuò uno studio su di un preparato a base di ormoni di sua invenzione sugli internati omosessuali nel campo di Buchenwald: circa l'80% degli internati sottoposti alla "cura" a base di massicce dosi di testosterone non sopravvisse.

Il racconto di un omosessuale sopravvissuto all'Olocauso, l'alsaziano Pierre Seel, fornisce dettagli sulla vita durante il periodo nazista. Nel suo racconto egli narra la propria appartenenza alla comunità gay della città di Mulhouse. Quando i nazisti assunsero il potere il suo nome apparve in una lista di omosessuali locali che ricevettero l'ordine di presentarsi presso la stazione di polizia. Seel obbedì all'ordine per evitare ripercussioni ai propri familiari. All'arrivo alla stazione di polizia egli, insieme ad altri gay, venne picchiato; ad alcuni, che cercarono di resistere, vennero strappate le unghie dagli uomini delle SS. Altri ancora vennero sodomizzati con bastoni spezzati che causarono lesioni ed emoraggie intestinali.
Dopo il suo arresto, Seel venne inviato nel campo di concentramento di Schirmeck. Qui Seel racconta che durante un appello mattutina il comandante del campo annunciò un'esecuzione pubblica. Un uomo venne portato fuori e Seel lo riconobbe: era il suo amante diciottenne di Mulhouse. Seel prosegue raccontando che le guardie del campo lo spogliarono degli abiti e che posero un secchio metallico sopra la sua testa, quindi gli aizzarono contro i cani lupo addestrati che lo sbranarono fino ad ucciderlo.

Esperienze come questa possono aiutare a capire il numero relativamente alto di omosessuali morti nei campi rispetto agli appartenenti ad altri "gruppi asociali". Uno sudio di Ruediger Lautmann riporta che il 60% dei gay rinchiusi nei campi di concentramento morì, paragonandolo al 41% dei prigionieri politici e al 35% dei testimoni di Geova. Lo studio mostra anche come i valori di sopravvivenza fossero migliori per gli internati appartenenti alle classi medie ed alte della società, ai bisessuali sposati e a coloro che avevano figli.

La persecuzione delle lesbiche

Le donne non vennero significativamente perseguitate dalle leggi naziste contro gli omosessuali, perché veniva considerato più semplice persuaderle o forzarle ad accettare un orientamento di tipo eterossessuale. La persecuzione e la repressione delle lesbiche va inquadrata nella più ampia concezione nazionalsocialista secondo cui il ruolo delle donne era limitato alla famiglia ed alla cura dei figli. Particolarmente osteggiate, di conseguenza, furono intellettuali ed artiste indipendenti e che non si conformavano all'ideale, quali Claire Waldoff, Gertrude Sandmann, Christa Winsloe e Thea Sternheim.

Le lesbiche vennero viste come un pericolo ai valori dello stato e spesso marchiate dallo status di "asociali" (indossando in tal caso il triangolo nero anziché il triangolo rosa). La qualità di lesbica era considerata spesso un'aggravante rispetto appunto all'asocialità o ad altre imputazioni (ovvero all'essere ebree, ladre, prostitute, etc.). Gli studiosi riportano casi di lesbiche nei campi di concentramento di Dachau, Ravensbrück, Flossenbürg, Hohenstein, Moringen. Presso il campo di Flossenbürg era attivo un bordello, nel quale le lesbiche erano purtroppo particolarmente ricercate ed esposte al sadismo ed alle perversioni dei gerarchi.

Collegamenti esterni

  • Una lettera del giugno 1942, inviata dal Ministero della giustizia del Reich, relativa ad «atti innaturali tra donne»

  • Lesbiche e nazionalsocialismo: lesbiche nelle prigioni e nei campi di concentramento

La Memoria della persecuzione nazista oggi

Molte città nel mondo hanno eretto monumenti memoriali per ricordare le migliaia di gay uccisi durante l'Olocausto. I maggiori si possono trovare a Berlino, in Germania; Amsterdam, in Olanda e San Francisco negli Stati Uniti. In Italia ne esistono a Bologna e Trieste. Nel 2002 il governo tedesco si è scusato ufficialmente con la comunità gay per quanto avvenuto durante il periodo nazista.

Il Parlamento europeo ha onorato l'anniversario 2005 dell'Olocausto con un minuto di silenzio e con il seguente passaggio del proprio discorso:

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«il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove centinaia di migliaia di ebrei, zingari, omosessuali, polacchi e prigionieri di altre nazionalità sono stati uccisi, non è solo una importante occasione per i cittadini europei di ricordare e condannare l'enorme orrore e la tragedia dell'Olocauso, ma anche per condannare il pericoloso risorgere dell'antisemitismo, specialmente degli incidenti antisemiti, e per imparare ancora la grande lezione circa i pericoli di sacrificare le persone su basi di razza, origine etnica, religione, politica ad orientamento sessuale.»

Conclusioni

Gli omosessuali furono uno dei gruppi maggiormente perseguitati durante l'Olocausto. Nello specifico l'omosessualità risultava incompatibile con l'ideologia nazionalsocialista ed esisteva il terrore di una contaminazione da parte del "gene gay". I gay non potevano riprodursi e perpetuare la "razza padrona" e questo bastò al Reich per perseguitarli.
Nonostante questo Ernst Röhm, il comandante delle SA, che fu uno dei principali responsabili dell'ascesa di Hitler al potere, fu omosessuale.

Alcuni gerarchi vollero chiaramente sterminare completamente gli omosessuali, mentre altri vollero un inasprimento di leggi atte ad impedire il sesso tra gay o lesbiche. Oltre un milione di uomini venne perseguitato, 100.000 furono gli arrestati e 50.000 subirono condanne per la loro convinta omosessualità. In aggiunta a questo un numero imprecisato venne internato in ospedali psichiatrici. Migliaia di omosessuali europei vennero, durante l'occupazione nazista, castrati a seguito di sentenza pronunciate dai tribunali tedeschi.

La morte di almeno 15.000 gay nei campi di sterminio è ufficialmente documentata: tale cifra non tiene conto di coloro degli ebrei omosessuali e degli omosessuali imprigionati per motivi politici. Inoltre i documenti relativi ai motivi di internamento non esistono per molti campi di concentramento, rendendo difficile dare un numero preciso dei gay morti nei campi di concentramento.

Le condizioni per gli omosessuali nei campi furono particolarmente difficoltose. Essi non subirono persecuzioni solamente dai soldati tedeschi ma anche dagli altri internati e molti gay vennero seviziati fino alla morte. Inoltre, seguendo la politica nazista di "sterminio attraverso il lavoro", gli omosessuali vennero spesso destinati ai peggiori lavori all'interno dei campi rispetto agli altri prigionieri non ebrei. In altri casi i soldati tedeschi utilizzarono gli omosessuali per fare pratica di tiro, utilizzando come bersaglio per le loro armi il triangolo rosa che i gay erano obbligati ad indossare.

 


DITTATORI:  HITLER



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