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Il
movimento di liberazione
omosessuale venne
rapidamente eliminato
con l'avvento al potere
del partito nazista
capeggiato da Adolf
Hitler.
L'ideologia
nazista reputò
l'omosessualità
incompatibile con i
propri ideali
considerando che le
relazioni sessuali
dovessero:
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« [...]
essere
finalizzate al
processo
riproduttivo,
essendo loro
scopo la
conservazione
ed il
proseguio
dell'esistenza
del Volk
[popolo],
piuttosto che
la
realizzazione
del piacere
dell'individuo.»
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Ovviamente
i rapporti omosessuali,
considerati «sterili»
ed «egoistici»
vennero visti come un
tradimento alle
politiche demografiche
di potenziamento del
popolo non essendo i gay
in grado riprodursi e
perpetuare così
la «razza padrona».
Per la stessa ragione la
masturbazione venne
considerata dannosa al
Reich, ma trattata con
minor severità.
Ernst
Röhm, un uomo che
Hitler stesso percepì
come una possibile
minaccia alla propria
supremazia, e comandante
della prima milizia
nazista, le SA, esibì
in modo discreto la
propria omosessualità
fino al 1925. In quell'anno
il giornale del Partito
socialdemocratico
tedesco, con
l'intenzione di gettare
discredito sul partito
nazista, pubblicò
una serie di lettere
d'amore scritte da Röhm
e da altri comandanti
delle SA come Edmund
Heines. Dopo il 1925, Röhm
ebbe possibilità
di esprimere più
liberamente la propria
sessualità e si
iscrisse alla Lega dei
Diritti Umani, la più
grande organizzazione
tedesca per i diritti
dei gay.
Inizialmente
Hitler protesse Röhm
dagli elementi
estremisti del partito
nazista che vedevano
nella sua omosessualità
una grave violazione
delle norme
profondamente omofobe
del partito. Nel tempo
però Hitler
rivide questa posizione
quando sentì
minacciato il proprio
potere da parte di Röhm.
Nel 1934 durante la
Notte dei lunghi
coltelli, un'epurazione
da coloro che lo
minacciavano, egli ordinò
l'uccisione di Röhm e
sfruttò il
pretesto della sua
omosessualità per
compiere ulteriori
azioni contro le SA al
fine di renderle innocue
e docili al suo potere.
Dopo aver consolidato il
suo potere ed essere
diventato Cancelliere,
Hitler incluse la
categoria degli
omosessuali tra coloro
che dovevano essere
inviati nei campi di
concentramento durante
l'Olocausto.
Poco
dopo l'epurazione del
1934 venne creata una
sezione della Gestapo
che aveva l'ordine di
compilare speciali liste
di individui
omosessuali. Nel 1936,
Heinrich Himmler,
comandante delle SS, creò
l' Ufficio centrale
del Reich per la lotta
all'omosessualità
e all'aborto. Il
decreto costitutivo di
questo nuovo ufficio
recitava:
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«[...]Le
attività
omosessuali di
una non
trascurabile
parte della
popolazione,
costituiscono
una seria
minaccia per
la gioventù.
Tutto ciò
richiede
l'adozione di
più
incisive
misure contro
queste
malattie
nazionali.»
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Himmler,
prima del 1934 un fedele
servo del potere di Röhm,
obiettò che le
accuse di omosessualità
che gli erano rivolte
fossero state costruite
dagli ebrei per gettare
discredito sulla figura
del comandante delle SA.
Quando però
l'epurazione portò
alla ribalta le SS
comandate da Himmler in
contrapposizione alle
ormai domate SA egli
divenne molto attivo
nella campagna di
soppressione
dell'omosessualità.
Egli esclamò:
"Dobbiamo
sterminare la radice e i
rami di questa gente...
gli omosessuali devono
essere eliminati!".
Hitler
supponeva che
l'omosessualità
fosse un "comportamento
degenerato" che
rappresentava una
minaccia alla capacità
demografica dello stato
e ne che danneggiava il
"carattere
virile" . I gay
vennero denunciati come
"nemici dello
stato" ed
accusato come "corruttori"
della moralità
pubblica che mettevano
in pericolo il tasso di
natalità della
Germania. Circa un
milione di omosessuali
divennero vittime del
regime nazista anche se
non venivano da subito
trattati alla stregua
degli ebrei; come
componenti, seppur
"deviati",
della "razza
padrona" si
preferiva
"convincerli"
ad una
"corretta"
sessualità e ed
ad una
"dignitosa"
socialità. I gay
che rifiutarono di
conformarsi e modificare
il loro orientamento
sessuale vennero
deportati nei campi di
concentramento dove
vennero sterminati
attraverso il duro
lavoro imposto.
La
persecuzione nazista
degli omosessuali venne
portata a termine
principalmente
attraverso
l'inasprimento delle
leggi omofobiche, il
tristemente conosciuto paragrafo
175, in nome del
quale 100.000 gay
vennero arrestati,
60.000 condannati a pene
detentive e un numero
sconosciuto internati in
ospedali psichiatrici.
I
numeri della
persecuzione
Migliaia
di gay vennero
sottoposti alla
sterilizzazione forzata
in seguito a sentenze
pronunciate dai
tribunali nazisti.
Alcuni dei perseguitati
da queste leggi non si
identificarono mai come
omosessuali e vennero
semplicemente arrestati,
imprigionati o castrati.
Alcune di queste
"leggi contro
l'omosessualità"
continuarono ad essere
presenti
nell'ordinamento
giuridico occidentale
fino agli anni'60 e '70
e per questo molti
uomini e donne ebbero
paura di rivelare la
loro condizione sessuale
fino a quando queste
"leggi"
vennero abrogate.
Il
numero di persone
omosessuali uccise nei
campi di concentramento
durante l'Olocausto
varia in maniera tra le
10.000 e le 600.000; la
ragione di queste ampie
variazioni risiede nella
diverso conteggio delle
persone esclusivamente
omosessuali o anche
appartenenti ad altri
gruppi sterminati dai
nazisti (ebrei, rom,
dissidenti politici).
Inoltre spesso i
documenti relativi alle
cause di internamento
non vennero compilati,
oppure scomparvero dopo
la guerra.
I
gay soffrirono di un
trattamento
particolarmente crudele
all'interno dei campi di
concentramenti. Questo
può essere
attribuito sia al duro
atteggiamento delle SS
di guardia nei confronti
dei gay, come pure agli
atteggiamenti omofobici
ben radicati nella
società nazista.
L'emarginazione inflitta
agli omosessuali nella
vita sociale tedesca
dell'epoca si rifletteva
nei campi di
concentramento. Alcuni
morirono a seguito di
feroci bastonature, in
parte effettuate da
altri deportati. Il
tasso di mortalità
tra gli internati
omosessuali fu di circa
il 60%, contro il 41%
dei deportati politici e
circa il 35% dei
Testimoni di Geova,
seconda solo al tasso di
mortalità degli
internati di origine
ebraica.
I
medici nazisti
utilizzarono spesso i
gay in esperimenti
"scientifici"
atti a scoprire il
"gene
dell'omosessualità"
e poter così
guarire i futuri bambini
ariani che fossero stati
omosessuali.
Particolarmente crudeli
le sperimentazioni del
medico delle SS Carl
Vaernet che effettuò
uno studio su di un
preparato a base di
ormoni di sua invenzione
sugli internati
omosessuali nel campo di
Buchenwald: circa l'80%
degli internati
sottoposti alla
"cura" a base
di massicce dosi di
testosterone non
sopravvisse.
Il
racconto di un
omosessuale
sopravvissuto all'Olocauso,
l'alsaziano Pierre Seel,
fornisce dettagli sulla
vita durante il periodo
nazista. Nel suo
racconto egli narra la
propria appartenenza
alla comunità gay
della città di
Mulhouse. Quando i
nazisti assunsero il
potere il suo nome
apparve in una lista di
omosessuali locali che
ricevettero l'ordine di
presentarsi presso la
stazione di polizia.
Seel obbedì
all'ordine per evitare
ripercussioni ai propri
familiari. All'arrivo
alla stazione di polizia
egli, insieme ad altri
gay, venne picchiato; ad
alcuni, che cercarono di
resistere, vennero
strappate le unghie
dagli uomini delle SS.
Altri ancora vennero
sodomizzati con bastoni
spezzati che causarono
lesioni ed emoraggie
intestinali.
Dopo il suo arresto,
Seel venne inviato nel
campo di concentramento
di Schirmeck. Qui Seel
racconta che durante un
appello mattutina il
comandante del campo
annunciò
un'esecuzione pubblica.
Un uomo venne portato
fuori e Seel lo
riconobbe: era il suo
amante diciottenne di
Mulhouse. Seel prosegue
raccontando che le
guardie del campo lo
spogliarono degli abiti
e che posero un secchio
metallico sopra la sua
testa, quindi gli
aizzarono contro i cani
lupo addestrati che lo
sbranarono fino ad
ucciderlo.
Esperienze
come questa possono
aiutare a capire il
numero relativamente
alto di omosessuali
morti nei campi rispetto
agli appartenenti ad
altri "gruppi
asociali". Uno
sudio di Ruediger
Lautmann riporta che il
60% dei gay rinchiusi
nei campi di
concentramento morì,
paragonandolo al 41% dei
prigionieri politici e
al 35% dei testimoni di
Geova. Lo studio mostra
anche come i valori di
sopravvivenza fossero
migliori per gli
internati appartenenti
alle classi medie ed
alte della società,
ai bisessuali sposati e
a coloro che avevano
figli.
La
persecuzione delle
lesbiche
Le
donne non vennero
significativamente
perseguitate dalle leggi
naziste contro gli
omosessuali, perché
veniva considerato più
semplice persuaderle o
forzarle ad accettare un
orientamento di tipo
eterossessuale. La
persecuzione e la
repressione delle
lesbiche va inquadrata
nella più ampia
concezione
nazionalsocialista
secondo cui il ruolo
delle donne era limitato
alla famiglia ed alla
cura dei figli.
Particolarmente
osteggiate, di
conseguenza, furono
intellettuali ed artiste
indipendenti e che non
si conformavano
all'ideale, quali Claire
Waldoff, Gertrude
Sandmann, Christa
Winsloe e Thea Sternheim.
Le
lesbiche vennero viste
come un pericolo ai
valori dello stato e
spesso marchiate dallo
status di
"asociali"
(indossando in tal caso
il triangolo nero anziché
il triangolo rosa). La
qualità di
lesbica era considerata
spesso un'aggravante
rispetto appunto
all'asocialità o
ad altre imputazioni
(ovvero all'essere
ebree, ladre,
prostitute, etc.). Gli
studiosi riportano casi
di lesbiche nei campi di
concentramento di Dachau,
Ravensbrück, Flossenbürg,
Hohenstein, Moringen.
Presso il campo di
Flossenbürg era attivo
un bordello, nel quale
le lesbiche erano
purtroppo
particolarmente
ricercate ed esposte al
sadismo ed alle
perversioni dei
gerarchi.
Collegamenti
esterni
-
Una
lettera del giugno
1942, inviata dal
Ministero della
giustizia del Reich,
relativa ad «atti
innaturali tra donne»
-
Lesbiche
e
nazionalsocialismo:
lesbiche nelle
prigioni e nei campi
di concentramento
La
Memoria della
persecuzione nazista
oggi
Molte
città nel mondo
hanno eretto monumenti
memoriali per ricordare
le migliaia di gay
uccisi durante
l'Olocausto. I maggiori
si possono trovare a
Berlino, in Germania;
Amsterdam, in Olanda e
San Francisco negli
Stati Uniti. In Italia
ne esistono a Bologna e
Trieste. Nel 2002 il
governo tedesco si
è scusato
ufficialmente con la
comunità gay per
quanto avvenuto durante
il periodo nazista.
Il
Parlamento europeo ha
onorato l'anniversario
2005 dell'Olocausto con
un minuto di silenzio e
con il seguente
passaggio del proprio
discorso:
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«il
campo di
sterminio di
Auschwitz-Birkenau,
dove centinaia
di migliaia di
ebrei,
zingari,
omosessuali,
polacchi e
prigionieri di
altre
nazionalità
sono stati
uccisi, non
è solo
una importante
occasione per
i cittadini
europei di
ricordare e
condannare
l'enorme
orrore e la
tragedia dell'Olocauso,
ma anche per
condannare il
pericoloso
risorgere
dell'antisemitismo,
specialmente
degli
incidenti
antisemiti, e
per imparare
ancora la
grande lezione
circa i
pericoli di
sacrificare le
persone su
basi di razza,
origine
etnica,
religione,
politica ad
orientamento
sessuale.»
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Conclusioni
Gli
omosessuali furono uno
dei gruppi maggiormente
perseguitati durante
l'Olocausto. Nello
specifico l'omosessualità
risultava incompatibile
con l'ideologia
nazionalsocialista ed
esisteva il terrore di
una contaminazione da
parte del "gene
gay". I gay non
potevano riprodursi e
perpetuare la "razza
padrona" e
questo bastò al
Reich per perseguitarli.
Nonostante questo Ernst
Röhm, il comandante
delle SA, che fu uno dei
principali responsabili
dell'ascesa di Hitler al
potere, fu omosessuale.
Alcuni
gerarchi vollero
chiaramente sterminare
completamente gli
omosessuali, mentre
altri vollero un
inasprimento di leggi
atte ad impedire il
sesso tra gay o
lesbiche. Oltre un
milione di uomini venne
perseguitato, 100.000
furono gli arrestati e
50.000 subirono condanne
per la loro convinta
omosessualità. In
aggiunta a questo un
numero imprecisato venne
internato in ospedali
psichiatrici. Migliaia
di omosessuali europei
vennero, durante
l'occupazione nazista,
castrati a seguito di
sentenza pronunciate dai
tribunali tedeschi.
La
morte di almeno 15.000
gay nei campi di
sterminio è
ufficialmente
documentata: tale cifra
non tiene conto di
coloro degli ebrei
omosessuali e degli
omosessuali imprigionati
per motivi politici.
Inoltre i documenti
relativi ai motivi di
internamento non
esistono per molti campi
di concentramento,
rendendo difficile dare
un numero preciso dei
gay morti nei campi di
concentramento.
Le
condizioni per gli
omosessuali nei campi
furono particolarmente
difficoltose. Essi non
subirono persecuzioni
solamente dai soldati
tedeschi ma anche dagli
altri internati e molti
gay vennero seviziati
fino alla morte.
Inoltre, seguendo la
politica nazista di
"sterminio
attraverso il
lavoro", gli
omosessuali vennero
spesso destinati ai
peggiori lavori
all'interno dei campi
rispetto agli altri
prigionieri non ebrei.
In altri casi i soldati
tedeschi utilizzarono
gli omosessuali per fare
pratica di tiro,
utilizzando come
bersaglio per le loro
armi il triangolo rosa
che i gay erano
obbligati ad indossare.
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