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Il fascismo e la "marcia su Roma"
La fondazione dei fasci di combattimento, avvenuta a Milano il 23 marzo 1919, benché facesse appello alle simpatie di elementi quanto mai eterogenei e si basasse su un ambiguo programma mescolante in modo spregiudicato istanze radicali di sinistra e fermenti di acceso nazionalismo, non ebbe inizialmente successo. Tuttavia, man mano che la situazione italiana si andava deteriorando e il fascismo si caratterizzava come forza organizzata in funzione antisocialista e antisindacale, Mussolini otteneva crescenti adesioni e favori da agrari e industriali e quindi dai ceti medi.
Ottenuto l'incarico di formare un governo dopo la cosiddetta "marcia su Roma" dell'ottobre 1922, costituì un gabinetto di larga coalizione che lasciò sperare a molti nell'avvento dell'attesa "normalizzazione".
Consolidato ulteriormente il potere dopo le elezioni del 1924, Mussolini fu messo per un momento in grave difficoltà dall'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti. Il discorso del 3 gennaio 1925 con cui egli rivendicò spavaldamente a sé ogni responsabilità politica e morale dell'accaduto, segnò però la sua controffensiva e la pratica liquidazione del vecchio Stato liberale.
Una serie di attentati
Alla fine di quello stesso anno Mussolini fu fatto oggetto di una serie di attentati. Il primo fu ideato (novembre 1925) dal deputato socialista e aderente alla massoneria Tito Zaniboni, ma le spie dell'OVRA (Opera di Vigilanza e di Repressione dell'Antifascismo) sventarono tempestivamente la minaccia.
Il 7 aprile 1926 un'anziana signora irlandese, Violet Gibson, definita poi una squilibrata, sparò a Mussolini durante una cerimonia al Campidoglio, ma il proiettile gli sfiorò appena il volto.
Nel settembre dello stesso anno l'anarchico Gino Lucetti lanciò una bomba contro l'auto del capo del fascismo; l'ordigno scivolò sul tetto della vettura ed esplose a terra ferendo lievemente soltanto un passante. Sempre in quell'anno, in ottobre, un altro attentato fu attribuito a un giovane, Anteo Zamboni, che avrebbe sparato, senza successo, sfiorando appena il bersaglio, e che fu subito dopo pugnalato a morte dai legionari fascisti.
Mussolini si salvò da altri due attentati progettati e non eseguiti per ingenuità o per mancanza di determinazione: nel 1931 e nel 1932, rispettivamente dagli anarchici Michele Schirru e Angelo Pellegrino Sbardellotto, che furono condannati a morte solo perché avevano avuto l'intenzione di commettere il reato.
Con il popolo dalla sua parte
Vini con l'effige del duce.
Nonostante l'instaurazione d'un regime ostentatamente dittatoriale, Mussolini seppe però conservare e accrescere la sua popolarità sfruttando abilmente alcune iniziative genericamente populistiche e successi di rilievo come la composizione dell'annoso capitolo della cosiddetta questione romana e realizzando attraverso i Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929 la conciliazione fra lo Stato italiano e la Santa Sede.
Un'incessante e soffocante propaganda cominciò così a esaltare in maniera spesso grottesca le doti di "genio" del "duce supremo" (il titolo dux fu attribuito a Mussolini dopo la marcia su Roma), trasfigurandone la personalità in una sorta di semidio "insonne" che aveva "sempre ragione" ed era l'unico in grado di interpretare i destini della patria.
Perduta in tal modo la dimensione del reale, ossia il contatto diretto con i problemi quotidiani da affrontare con tattica spregiudicata - nella quale era maestro - ed erettosi a protagonista della scena internazionale, Mussolini rivelò drammaticamente i suoi limiti di capo di Stato incapace di lungimiranti e ferme decisioni, di una strategia a lungo termine non legata agli eventi contingenti.
Malgrado ciò, un'alta percentule di italiani credette ciecamente nel "duce supremo", e ciò può essere ricondotto anche alle condizioni di pace, ritenute da molti sfavorevoli, che l'Italia, paese vincitore, dovette accettare alla fine della I Guerra Mondiale.
Non a caso, Gabriele D'Annunzio parlò di "vittoria mutilata": l'Italia guadagnò territorialmente solo parte di ciò che le era stato promesso, e ciò, unito al generale malcontento post-bellico e all'inflazione cresciuta in maniera esponenziale nell'immediato dopoguerra, fece nascere in seno ad alcune classi sociali, specie nella borghesia, il desiderio di avere un governo forte, seppur autoritario, che riuscisse a traghettare la penisola verso un'epoca di benessere ritrovato; e di un nuovo Giolitti che sapesse tenere le redini in un Paese, sempre più alla deriva, specie in seguito alle rivolte operaie avvenute durante il famoso Biennio Rosso. Per costoro, dunque, questo ritorno al
benessere sarebbe potuto avvenire sotto le insegne del Fascio (non casualmente il Partito Fascista mutuò notevolissime risorse iconografiche dall' antico Impero Romano), ed il condottiero di cui l'Italia aveva bisogno rispondeva al nome di Benito Mussolini.
In politica estera, desiderando rinnovare la potenza e il prestigio della nazione in uno strano miscuglio di cauto realismo imperialistico e di letterario culto della romanità, tenne una condotta a lungo incerta e contraddittoria.
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