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'MURAMBATSVINA': IL PIANO DI MUGABE IN ZIMBABWE

Fonte: Avvenire

Di Paolo M. Alfieri

Il termine è quasi impronunciabile: «Murambatsvina». Ad Harare vuol dire disfarsi della spazzatura. «Murambatsvina», ha ordinato Robert Mugabe, l'uomo che da più di vent'anni regge nelle proprie mani le sorti dello Zimbabwe. Così, solo nelle ultime due settimane, quasi 15mila persone sono state arrestate durante una serie di blitz organizzati alla periferia della capitale. Venditori ambulanti, attivisti, ragazzi poverissimi costretti a vivere per strada.

Secondo Mugabe è un modo per "ripulire" le baraccopoli e contrastare il mercato nero. L'opposizione del Movimento per il cambiamento democratico (Mcd) ribatte invece che l'azione del governo si è concentrata nelle aree dove il partito ha la sua base urbana. Accusa che si aggiunge alle denunce di brogli elettorali e di innumerevoli violazione dei diritti umani. Il "dossier Zimbabwe" ha più volte impegnato il Consiglio di sicurezza dell'Onu, soprattutto da quando Washington e Londra si sono lanciate in una vera e propria campagna di isolamento internazionale nei confronti di Harare.

Secondo le Nazioni Unite negli ultimi due mesi le abitazioni di almeno 700mila persone sono state distrutte dai bulldozer mandati dal governo. «In un attimo mi sono ritrovato senza un tetto sotto al quale dormire. Volevo risvegliarmi, poi ho realizzato che non si trattava di un brutto sogno», racconta Pius Nitabe, ancora incredulo. Cartoline da un Paese agli ultimi posti nelle graduatorie democratiche, dove la stampa libera è un'utopia e il lavoro una chimera (la disoccupazione è al 70%). Frammenti da una regione che ha un'inflazione che galoppa veloce a tre cifre e uno dei tassi di Hiv più alti di tutta l'Africa australe.

Le riforme agrarie, compresa la contestata confisca delle terre agli agricoltori bianchi, non hanno apportato i benefici sperati, così il governo ha scaricato il mancato sviluppo sull'opposizione, "colpevole" di aver favorito l'imposizione delle sanzioni internazionali e il blocco degli aiuti della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale (Fmi). L'Fmi ha più volte minacciato Mugabe di sospendere lo Zimbabwe dall'organismo finanziario a causa dei grossi debiti. Due giorni fa Harare ha annunciato di aver ripagato altri 15 milioni di dollari all'Fmi (che vanno ad aggiungersi ai 120 milioni restituiti meno di un mese fa). Una mossa che ha suscitato un certo stupore negli ambienti finanziari e, soprattutto, molti interrogativi sulla provenienza dei fondi.

Sul fronte interno, più volte l'Mdc ha provato a organizzare scioperi e manifestazioni di protesta contro il regime, rivelatesi però spesso un fallimento. «Ognuno pretende che sia qualcun altro a prendere l'iniziativa», ammette Welshman Ncube, segretario generale dell'Mdc, che sottolinea come i cittadini siano sì determinati, ma impreparati a sfidare apertamente il governo. La colonna sonora delle proteste ha un sound che rimanda al reggae ed un titolo, «Stanno rovinando il Paese», che lascia pochi dubbi sul testo. La risposta del regime è "Granate di fuoco", refrain che celebra il Mugabe eroe rivoluzionario e romantico della guerra d'indipendenza.

Le granate governative stanno inevitabilmente frantumando l'opposizione. Grazie a una serie di modifiche alla Costituzione, Mugabe ha infatti annunciato per la fine di novembre le elezioni per il nuovo Senato, che andrà ad affiancare la House of Assembly di Harare. L'Mcd sta prendendo in considerazione l'ipotesi di boicottare il voto, rinunciando a presentare suoi candidati. Una decisione che, secondo gli analisti, potrebbe avere esiti disastrosi. Da una parte c'è il leader del partito, Morgan Tsvangirai, convinto dell'inutilità delle elezioni «perché le intenzioni del governo sono chiare», evidente allusione alla possibilità di brogli. Dall'altra, molti membri dell'Mcd sottolineano che sia comunque un dovere dell'opposizione non lasciare a Mugabe campo libero.

Difficile pronosticare quale delle due componenti la spunterà. Sospesi, in attesa di una decisione, restano centinaia di migliaia di persone, strette tra lo smarrimento, la disperazione e la fame. In bilico sulla più grave crisi economica che il Paese abbia mai affrontato.

 


DITTATORI:  MOBUTU



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