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Muḥammad Ḥosnī
Sayyid Ibrāhīm Mubārak, comunemente conosciuto come Hosni
Mubarak (arabo: محمد
حسنى سيد
إبراهيم
مبارك, Muḥammad Ḥusni
Sayyid Ibrāhīm Mubārak; Kafr el-Musilha, 4 maggio 1928),
è un politico egiziano, è stato il quarto Presidente dell'Egitto,
carica che ha ricoperto per quasi trent'anni, a partire dal 14 ottobre 1981
fino all'11 febbraio 2011.
Mubārak è stato
nominato vice-Presidente della Repubblica d'Egitto dopo una brillante carriera
militare svolta nei ranghi dell'aeronautica egiziana, nella quale si distinse
come generale durante la guerra del Kippur. Assunse la Presidenza, succedendo
al Presidente Anwar al-Sādāt, a seguito dell'assassinio di questi il
6 ottobre 1981.
In quanto Presidente dell'Eitto
è stato considerato uno dei più potenti leader della regione
vicino-orientale. Grazie alla Costituzione del 1971, il Presidente Mubārak
ha esercitato un forte controllo sul Paese.
Biografia
Mubārak è nato il
4 maggio 1928 a Kafr el-Musilha, nel governatorato egiziano di al-Manūfiyya.
Dopo aver completato le scuole superiori, entrò nell'Accademia Militare
Egiziana, dove ricevette il diploma in Scienze Militari nel 1949. Nel 1950 entrò
nell'Accademia Aeronautica e alla fine conseguì un Diploma in Scienze
Aeronautiche e fu assegnato agli Squadroni Bombardieri. Parte del suo
addestramento da pilota che egli completò fu da lui ricevuto nella
Scuola sovietica di Addestramento Piloti di Frunze (dal 1991 Bishkek), nella
Repubblica Sovietica del Kyrgyzstan. Nella sua progressione militare di comando
fu dapprima pilota, quindi istruttore, comandante di Squadrone Aereo e
comandante di Base Aeronautica. Nel 1964 fu nominato capo della Delegazione
Militare Egiziana in URSS.
Negli anni 1967-1972, durante
la Guerra d'Attrito fra Egitto e Israele, voluta da Jamāl ʿAbd al-Nāṣir,
Mubārak fu nominato Direttore dell'Accademia Aeronautica e Capo di Stato
Maggiore delle Forze Aeree Egiziane. Nel 1972 divenne Comandante delle Forze
Aeree Egiziane e vice-Ministro della Guerra. Nell'ottobre 1973, in seguito alla
"Guerra d'Ottobre", conosciuta anche come guerra del Kippur o guerra
del Ramadan, Mubārak fu promosso al rango di Maresciallo dell'Aria.
Nell'aprile 1975 fu nominato Vice-Presidente dell'Egitto e, nel 1978, fu scelto
come Vice-Presidente del Partito Nazionale Democratico (NDP).
A seguito dell'assassinio del
Presidente Anwar al-Sādāt da parte di fondamentalisti nel 1981, Mubārak
diventò Presidente della Repubblica Araba d'Egitto e Presidente del
Partito Democratico Nazionale (NDP). Mubārak è sfuggito a non meno
di sei tentativi di omicidio.
Hosni Mubārak è
sposato con Suzanne Mubārak e ha due figli: ʿAlāʾ e Gamāl
Mubārak.
Il
rientro dell'Egitto nella Lega Araba
L'Egitto è stato
l'unico paese nella storia della Lega Araba a essere sospeso a causa della
politica del Presidente al-Sādāt, che firmò un Trattato di
pace con Israele, e che però fu riammesso nella Lega - otto anni dopo
l'assassinio di Sādāt (6 ottobre 1981) - nel 1989, sotto la
Presidenza Mubārak. La sede principale della Lega è stata
ricollocata nel medesimo complesso di edifici al Cairo.[2]
Tuttavia Mubārak cominciò a perdere sostegni a metà degli
anni '90. La crisi economica dei primi anni '90 fu imponente. Secondo l'Indice
che valuta l'attenzione garantita ai Diritti Umani, l'Egitto occupa il 119º
posto su 177 nazioni e viene valutato con un indice di 0,659 su 1.
Mubārak
e la corruzione
Un duro colpo alla credibilità
di Mubārak intervenne allorquando circolarono notizie sul fatto che suo
figlio ‘Alā’ era stato favorito dal governo nei processi di
privatizzazione avviati dal padre. L'organizzazione Transparency
International (TI), che si occupa di valutare tra l'altro l'indice di
corruzione politica di un Paese, colloca l'Egitto al 70º posto su 159
nazioni.
Timori
di una dittatura familiare
Oltre alle voci sul
favoritismo che avrebbe avvantaggiato suo figlio ʿAlāʾ prima del
suo defilarsi intorno all'anno 2000, un elemento di forte inquietudine è
quello che deriva dall'ambizione politica dell'altro figlio di Mubārak,
Jamāl, la cui ascesa all'interno del Partito Nazional Democratico si
è accompagnata all'ingresso di una generazione di neo-liberisti, passo
preliminare per il successivo ingresso nel Governo. Voci sempre più
insistenti parlano di una successione in pectore di Jamāl alla
Presidenza della Repubblica, secondo una tradizione nepotistica che spesso in
Egitto ha avuto modo di manifestarsi pesantemente. Bisogna dire che tale
sospetto è stato smentito più volte ma questo non ha fatto
diminuire i timori e le ansie di chi vorrebbe uno sviluppo in senso democratico
del regime egiziano, finora caratterizzato dal forte peso dell'apparato
militare.
Cambiamenti
sulla scena economica
Nel luglio 2004, Mubārak
accolse le dimissioni del Primo Ministro Atef ʿEbeyd e di tutto il suo
Gabinetto. Mubārak nominò quindi Ahmed Nazif nuovo Primo Ministro.
La nuova compagine ministeriale è stata accolta con un moderato
ottimismo, anche per un miglioramento della declinante situazione economica
dell'Egitto. Il mercato egiziano è diventato percentualmente il primo
paese fra quelli emergenti nell'anno fiscale 2004/2005. Persiste però
una forte disoccupazione e Mubārak è stato criticato per aver
favorito il grande capitale e le privatizzazioni dell'imponente comparto
pubblico dell'economia, avvilendo i diritti dei lavoratori.
Guerre
e vantaggi economici derivanti dalla prima Guerra del Golfo Persico
Il Presidente Mubārak si
è espresso contro la guerra in Iraq
del 2003 voluta dagli USA
e dalla Gran Bretagna, affermando che la situazione Israelo-palestinese avrebbe
dovuto essere affrontata per prima. L'Egitto era un membro della coalizione
alleata nella I guerra del Golfo del 1991 (se non si considera il lungo
conflitto fra Iraq e Iran che l'aveva preceduta) e i fanti egiziani erano stati
tra i primi militari a sbarcare in Kuwait per impegnare le forze armate
irachene, godendo per questo di grandi, ma non precisati, vantaggi economici
elargitigli dagli USA. In questa sua partecipazione convinta si dice che
l'Egitto abbia sofferto pesanti perdite in vite umane, anche se mancano
conferme o smentite ufficiali in merito. Secondo Reporter Senza Frontiere
i media egiziani sono collocati per libertà d'espressione al 143º
posto su 167 nazioni considerate[5].
Mubārak
e la Chiesa copta
Prima che Mubārak
assumesse la Presidenza, il precedente Presidente egiziano Anwar al-Sādāt
aveva ordinato a Papa Shenuda III, il capo della Chiesa Ortodossa Copta, di
ritirarsi in esilio nel monastero di San Bishoi. In aggiunta, otto vescovi, 24
sacerdoti e molti altri eminenti personalità copte furono posti agli
arresti. Sādāt rimpiazzò la gerarchia ecclesiastica con un
Comitato di 5 vescovi e si riferì a Papa Shenūda come all'
"ex-papa".
Più di tre anni dopo
l'assassinio di Sādāt nel 1981 e la salita al potere di Mubārak,
il Presidente richiamò dall'esilio Papa Shenūda III d'Alessandria,
il 2 gennaio 1985. Questi tornò al Cairo
per celebrare la festività natalizia del 7 gennaio (secondo il
calendario copto), e la folla che lo accolse fu valutata in più di
10.000 persone. I cristiani hanno goduto di diritti umani e religiosi
relativamente migliori sotto Mubārak, con la loro festività del 7
gennaio riconosciuta come festività nazionale nel 2002.
Dimissioni
da Presidente dell'Egitto dopo trent'anni di potere
Lo stato d'emergenza in atto
nel paese, decretato nel 1981 a seguito dell'assassinio del Presidente al-Sādāt,
è stato oggetto di dure critiche da parte dell'opposizione per l'abnorme
estensione dello stesso, che prevede de iure, tra le altre cose, arresti
preventivi e controllo diretto dei media. Dopo l'inizio delle sommosse popolari
del 2011, innescate dai recenti sommovimenti capitati in Tunisia, durante le
quali Mubarak, al 17° giorno di proteste, ha annunciato di volerlo rimuovere
solo quando la situazione lo richiederà, il rais viene sottoposto a
forti pressioni da parte dei manifestanti e di alcuni governi esteri perché
rimetta il proprio mandato.
La rivolta si inasprirà,
prolungandosi in giorni di violenti scontri tra esercito e manifestanti,
arrivando a costringere alle dimissioni il presidente l'11 febbraio 2011.[6]
Piazza Tahrir, al Cairo,
luogo simbolo della rivolta, accoglie con manifestazioni di giubilo
l’annuncio del vicepresidente Omar Suleiman delle dimissioni da
presidente egiziano, dopo trent'anni, di Hosni Mubarak.
Il
ritiro a
Mubarak a poche ore dalle
dimissioni dalla carica di presidente lasciò il Cairo per raggiungere la
sua residenza a Sharm-el-Sheik. Subito si susseguono voci sul suo cattivo stato
di salute e addirittura si fa riferimento al fatto che si trovi in stato
comatoso e rifiuti l'offerta di espatrio da parte di altri stati.L'emittente ABC
tuttavia ha smentito queste voci, affermando che Mubarak gode invece di
"buona salute".
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