
DITTATORI.IT
|
|  |
|


|

MILOSEVIC, IL PORCESSO CHE NON FUNZIONO'
La leggenda è assicurata per
i suoi seguaci, e già i siti Internet si riempiono di
teorie del complotto. Era necessario un cambio di rotta.
|
|
Gianni
Riotta, Corriere della Sera
Chi,
come noi, ha sostenuto la Corte penale internazionale contro
gli abusi ai diritti umani, la missione alleata che mise fine
alle stragi e ai pogrom nei Balcani e ha denunciato senza
ritardi le colpe del despota serbo Slobodan Milosevic, non può
che giudicare l'esito fatale del processo a suo carico all'Aja
come una delusione e una sconfitta. Per il tribunale, per il
diritto e soprattutto per le centinaia di migliaia di vittime,
che si vedono negata giustizia. La morte di Milosevic appare
già sui giornali di Belgrado come destino vincente di
un eroe. Perfino la radio storica dell'opposizione, B92,
riceve messaggi di cordoglio. La famiglia si prepara a
celebrare le esequie del «martire» e la causa
nazionalista, i crociati sconfitti di persecuzioni, pulizia
etnica, torture e stupri, si scaldano in Serbia.
Il
boia dei bosniaci e dei kosovari ha vinto la battaglia
giudiziaria. Qualunque sia l'esito dell'autopsia, attacco
cardiaco o suicidio, la leggenda è assicurata per i
suoi seguaci, e già i siti Internet si riempiono di
teorie del complotto, Milosevic «suicidato», come
il coimputato serbo-croato Babic. Davanti a uno scacco così
grave stupisce quanto la procuratrice capo della Corte dell'Aja,
signora Carla Del Ponte, dichiara in un'intervista su Repubblica
a Liana Milella: «Non ho avuto assolutamente alcun
ripensamento. Neppure oggi. Se avessi la possibilità di
tornare indietro, rifarei esattamente tutto quello che ho
fatto. Imposterei le mie indagini e il mio atto di accusa
proprio nello stesso modo». Questa cocciutaggine, spinta
a un filo dall'arroganza, è il tallone di Achille di
una magistrata altrimenti coraggiosa e esperta. Sul suo
ingenuo piacere di credersi «tutta d'un pezzo»
Milosevic ha costruito una strategia difensiva che la morte ha
premiato, beffando la giustizia.
Qualche
mese fa provammo a spiegare perché, sulla linea Del
Ponte, il processo Milosevic era avviato a sicuro fallimento,
raccomandando l'immediato cambiamento di rotta e auspicando
che al processo per i crimini contro l'umanità a Bagdad,
alla sbarra Saddam Hussein, non si seguissero le orme dell'Aja.
La procuratrice capo rispose con una lunga lettera dai toni
irridenti, il cui contenuto si può condensare in
«lasciatemi lavorare, ragazzini». Che abbia
lavorato male non avevamo dubbi e, poiché la sua sconsolata
ammissione «il processo purtroppo è finito»,
non è seguito da alcuna autocritica, c'è da
temere per il futuro del tribunale. Non riproporremo ai
lettori - e alla signora Del Ponte - le nostre obiezioni
comprovate dai fatti.
Citeremo,
dalla stessa pagina di Repubblica, un
ottimo intervento del primo presidente del tribunale dell'Aja,
Antonio Cassese: «Il procuratore e i giudici non si sono
resi conto che era necessario evitare un megaprocesso...
Milosevic aveva deciso di usare la corte di giustizia come una
tribuna politica... bisognava spezzare i tre filoni
dell'accusa (Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Croazia) in tre
distinti processi, ciascuno breve e concentrato.
L'accorpamento dei tre ha portato invece a un processo troppo
lungo e faticoso». E' una perfetta disamina della débâcle
Milosevic.
E' dunque tutto perduto? No. La strada faticosa per una
giustizia internazionale contro i crimini perpetrati dai
dittatori e dai criminali di guerra continua, malgrado la
battuta d'arresto sofferta a L'Aja.
Occorre
però adesso stringere i tempi per la cattura e la
messa alla sbarra dei complici di Milosevic, Karadzic e Mladic,
sulle cui mani pesa il sangue di Srebrenica, costringendo i
loro padrini serbi e croati a consegnarli, se la marcia di
integrazione verso l'Europa vuole proseguire. Ma il processo a
loro carico deve essere diverso dal pasticcio Milosevic,
niente 66 capi d'accusa, un reato preciso alla volta. I
tribunali internazionali, ecco il tono sottile cui la signora
Del Ponte è sorda, si celebrano non solo tra cavilli
giuridici, ma soprattutto nel foro globale dell'opinione
pubblica. Milosevic ha puntato lì le sue carte e,
despota duro fino alla fine, ha vinto, eludendo la condanna.
Gli
americani, la cui opposizione pregiudiziale alla Corte
penale internazionale ha contribuito a complicare i dossier
dell'Aja, hanno imparato la lezione e giudicano Saddam su un
capo d'accusa snello e preciso. Una condanna in tempi brevi
per Karadzic e Mladic potrebbe riequilibrare la vergogna della
morte senza sentenza, dopo oltre quattro anni di processo e
con ancora due di dibattimento previsti, per Slobodan
Milosevic, il duce di Belgrado. Lette le intenzioni della
procuratrice Del Ponte di continuare come se nulla fosse,
dubitiamo però che, con lei al timone, avremo mai una
sentenza per i due boia. E ci stringe il cuore, ripensando
alla mattanza tragica dei Balcani, cuore della nostra Europa.
(Gianni Riotta, Corriere della
Sera, 13 marzo 2006)
|
|
|
| ? |
|
 MILOSEVIC
|

|

ANNUNCI GOOGLE
|
|