LA DOTTRINA DELLA RAZZA
[...] la Weltanschauung popolare ravvisa l'importanza dell'umanità nei suoi elementi originari razziali e vede nello Stato principalmente un mezzo per raggiungere un fine, che è poi la conservazione dell'esistenza razziale dell'uomo. Per questo essa non crede affatto all'uguaglianza delle razze ma riconosce nella loro differenza dei valori superiori ed inferiori, per cui si sente in dovere, conforme alla Volontà eterna signora di questo universo, di promuovere la vittoria del migliore, del più
forte e di effettuare la sottomissione del peggiore e del più debole. Essa rispetta quindi soprattutto il principio aristocratico insito nella natura e crede che la validità di questa legge si estenda sino alla sostanza dell'ultimo individuo. Essa non solo scopre la differenza di valore tra le razze ma anche tra i singoli uomini.
[...] esiste un solo sacrosanto diritto dell'umanità, che è allo stesso tempo un vincolo morale sacrosanto e cioè quello di far sì che il sangue venga mantenuto integro per assicurare la possibilità di uno sviluppo più nobile di questa esistenza mediante la conservazione degli uomini migliori.
Quindi uno Stato popolare dovrà in primo luogo strappare il matrimonio da un livello in cui esso non è che una perpetua contaminazione della razza per consacrarlo invece a quelli che sono i veri compiti dell'istituto matrimoniale, ossia la produzione di immagini di Dio e non di orribili incroci tra l'uomo e la scimmia.
Ciò che noi vediamo oggi, in materia di cultura o d'arte o di scienza o di tecnica, è quasi esclusivamente il prodotto geniale dell'ariano. E ciò ci conduce alla conclusione ovvia che egli solo è stato il fondatore dei valori umani più alti, e rappresenta quindi il prototipo di ciò che noi designiamo con la parola uomo. [...]
Se si potesse dividere l'umanità in tre specie: fondatori di cultura, portatori di cultura e distruttori di cultura, il rappresentante della prima non potrebbe essere che l'ariano. [...]
Popolazioni ariane sottomettono [...] popoli stranieri e sviluppano, stimolate dalle situazioni speciali dei nuovi territori (fecondità, situazione climatica, ecc.) e favorite dalla quantità delle riserve degli uomini di razza inferiore, le loro qualità spirituali e organizzative [...]. E producono, spesso, in pochi secoli, delle culture che in origine corrispondono perfettamente alle caratteristiche peculiari della loro natura, adattate alle qualità del territorio, come anche alla tipologia dei popoli
sottomessi. Finalmente, i conquistatori peccano contro il principio della conservazione del proprio sangue, cominciano a unirsi agli indigeni sottomessi, e terminano così la loro esistenza; perché al fallo è sempre seguita la cacciata dal paradiso.
Dopo 1000 anni o anche più, si vede ancora l'ultima traccia dell'antico popolo di padroni in una carnagione più chiara, che il suo sangue ha lasciato in eredità alla razza sottomessa, e in una cultura raggelata, che esso aveva fondato. [...]
Allo stesso modo la formazione di culture superiori presupponeva l'esistenza di uomini inferiori, in quanto la mancanza di strumenti tecnici doveva essere con questi sostituita. Certo, la prima cultura dell'umanità non poggiava tanto su bestie addomesticate, quanto sull'impiego di uomini inferiori.
[...] Solo dei pacifisti vaneggianti possono considerare ciò come un segno di malvagità umana; e non sanno vedere che quella tappa fu necessaria per giungere finalmente a un livello, dall'alto del quale questi apostoli possono offrire al mondo le loro ricette di salvezza.
[...]
Non è dunque un caso se le prime culture sono nate là dove gli ariani, nell'incontro con popoli inferiori, han potuto sottometterli. Questi sono stati i primi strumenti tecnici al servizio di una futura cultura.
Chi parla d'una missione del popolo tedesco sulla Terra, deve sapere che questa può solo consistere nella formazione d'uno Stato ravvisante il suo compito supremo nella conservazione e nell'incremento degli elementi più nobili, rimasti illesi, della nostra nazione; anzi dell'intiera umanità.
Con ciò lo Stato riceve, per la prima volta, un alto intimo scopo. Di fronte alla ridicola parola d'ordine di assicurare la calma e l'ordine onde rendere possibili reciproci imbrogli, appare una missione realmente elevata, quella di conservare e promuovere un'umanità superiore [...]
Il Reich tedesco deve, come Stato, comprendere tutti i Tedeschi, col compito non solo di raccogliere e conservare di questo popolo i più preziosi fra gli elementi originarii di razza, ma di sollevarli, con lentezza ma in modo sicuro, ad una posizione di predominio. [...] Lo Stato nazionale [...] deve mettere la razza al centro della vita generale. Deve darsi pensiero di conservarla pura. [...] Deve fare in modo che solo chi è sano generi figli, che sia scandaloso il mettere al mondo bambini
quando si è malati o difettosi, e che nel rinunziare a ciò consista il supremo onore. Ma, viceversa, deve essere ritenuto riprovevole il sottrarre alla nazione bambini sani. [...] Basterebbe impedire per sei secoli la capacità e la facoltà di generare nei degenerati di corpo e nei malati di spirito per liberare l'umanità da un'immensa sventura e per condurla ad uno stato di sanità oggi quasi inconcepibile. Quando sarà realizzata, in modo cosciente e metodico, e favorita la fecondità della parte più sana della nazione, si avrà una razza che, almeno in principio, avrà eliminati i germi dell'odierna decadenza fisica e morale.
LO SPAZIO VITALE
La politica estera dello Stato popolare deve salvaguardare l'esistenza su questo pianeta della razza raccolta nello Stato, creando un sistema di rapporti sano, adatto alla vita, naturale nel promuovere la crescita numerica del popolo, la grandezza e fecondità del suolo e della terra.
[...] Soltanto il possesso di uno spazio sufficientemente vasto su questa terra assicura ad un popolo la libertà dell'esistenza.
[...] noi nazionalsocialisti [stabiliamo] il nostro punto di partenza là dove si era conclusa la nostra storia sei secoli fa. Noi arrestiamo l'eterna spinta dei Germani verso sud e verso ovest e rivolgiamo lo sguardo verso oriente. [...] Se noi parliamo oggi di nuovo suolo e nuova terra in Europa, possiamo pensare soprattutto e soltanto alla Russia ed agli Stati ad essa sottoposti..