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LIBERTA' NEGATE

 Fonte: www.opinione.it

L’analisi della Freedom House: il mondo all’alba del 2008 è meno libero

Più regime per tutti

Il rapporto di Freedom House del 2007 registra un passo indietro della libertà individuale in tutti i continenti. Le dittature sono più forti e oppressive rispetto all’anno prima

di Giorgio Bastiani

E’ la prima volta dalla fine della Guerra Fredda che si verifica una forte battuta d’arresto nella diffusione della libertà nel mondo. Freedom House, il centro studi basato negli Stati Uniti, è l’unico che ha elaborato un modello di analisi in grado di misurare con obiettività quanto siano liberi gli individui in tutti i paesi del mondo. Raccogliendo dati, non solo sulla libertà di voto, ma anche sulla libertà di espressione, di culto, di movimento e sulla garanzia dei diritti di proprietà, la Freedom House attribuisce un voto ad ognuno di questi aspetti e fornisce un quadro completo del mondo, suddiviso tra paesi liberi, semi-liberi e repressi. E il quadro è fosco: la mappa appare simile a quella della Guerra Fredda, quasi tutto verde e giallo (Stati liberi e semi-liberi) l’emisfero occidentale, quasi tutto viola (Stati repressi) l’emisfero orientale. Un quinto dei 193 Stati studiati registra un calo sensibile della libertà. Per la prima volta in quindici anni, nessuno dei paesi classificati “repressi” è stato promosso al rango superiore.

E le performance peggiori sono nell’area ex sovietica, dove solo l’Ucraina (pur con tutti i suoi enormi problemi) e i paesi baltici sono liberi, mentre, degli altri 11 paesi, sette sono repressi e quattro semi-liberi. Bielorussia, Turkmenistan e Uzbekistan sono nel gruppo classificato dai ricercatori americani come “il peggio del peggio” della repressione di regime. Azerbaijan, Tajikistan e Kazakhstan sono e restano regimi autoritari, solo formalmente democratici. Gli analisti della Freedom House speravano di vedere progressi almeno in Georgia e Kyrgizistan, patrie, rispettivamente, della Rivoluzione Rosa del 2003 e della Rivoluzione Gialla del 2005 contro i regimi post-sovietici. Ma in Georgia il presidente filo-occidentale Mikheil Saakhashvili è stato fortemente contestato dalla popolazione proprio per i suoi metodi autoritari e le ultime elezioni presidenziali, tenutesi lo scorso 5 gennaio, sono sempre più contestate dagli osservatori internazionali a causa dei brogli denunciati dall’opposizione.

E il Kyrghizistan, dove si è votato per il parlamento lo scorso dicembre, registra anch’esso un forte deficit di democrazia. Il 2007 è stato soprattutto “Un anno cruciale per il consolidamento dell’autoritarismo in Russia” - come scrivono i redattori del rapporto Freedom House - “in parte dovuto alla manipolazione delle elezioni parlamentari del 2 dicembre e ad una successione al potere pilotata dall’alto”. Infatti: “E’ ormai veramente chiaro che i cittadini russi non avranno la possibilità di scegliere liberamente il loro prossimo presidente”. “Non viaggio e non posso dire se la situazione nel nostro paese è diversa rispetto al resto del mondo” - dichiara una fonte anonima da Nizhny Novgorod - “ma facendo il confronto con quella che era l’Unione Sovietica, non vedo molti cambiamenti drastici”. Anche tra i paesi liberi usciti dall’Urss, la Lituania, membro dell’Unione Europea e della Nato, ha registrato qualche regresso a causa di scandali per corruzione che hanno coinvolto alti funzionari.

La maggior delusione è costituita dai paesi mediorientali, dove tra il 2003 e il 2005 (gli anni della Dottrina Bush per l’esportazione della libertà e della guerra contro Saddam Hussein) si era invece riscontrato un enorme progresso della libertà a tutti i livelli e in quasi tutti gli Stati. Oggi, invece, la situazione peggiora moltissimo nell’Autorità Nazionale Palestinese, a causa della presa del potere di Hamas a Gaza e della sua instaurazione del totalitarismo islamico. In declino anche la libertà individuale in Siria (un regime già fortemente repressivo), Egitto e Libano. Proprio nell’anno della presenza della missione Unifil nel Sud del Libano, nel Paese dei Cedri si è verificato il maggior picco di violenza politica degli ultimi anni. Il radicalismo islamico resta, per gli analisti di Freedom House, l’ostacolo più difficile alla libertà in tutta la regione mediorientale e nordafricana. Per questo motivo, l’Iran resta uno degli Stati più repressivi del mondo (un dissidente, Roozbeh Farahanipour, ha raccontato alla televisione americana, questa settimana, gli orrori del vero e proprio “arcipelago gulag” iraniano) la Somalia e il Sudan sono nella lista del “peggio del peggio”. E sono accompagnati, in questa lista degli “ultimi”, dalla nazional-socialista Libia di Gheddafi.

La terza area in cui la libertà è seriamente minacciata e in declino è l’America Latina. Cuba resta una dittatura marxista-leninista vecchio stampo. Il Venezuela di Chavez sta rapidamente seguendo il suo esempio. La sua determinazione nell’esportare un modello autoritario di socialismo nel resto del continente ha avuto successo in Bolivia, Ecuador e Nicaragua, dove si registra un sensibile calo della libertà in tutti i campi. Il disastro macroscopico dei diritti umani è soprattutto in Asia, dove sia il subcontinente indiano che la regione del Pacifico, sono sempre più repressi. Nel solo subcontinente indiano, peggiorano ben tre Stati: Sri Lanka (guerra civile tra induisti e musulmani), Bangladesh (sospensione delle elezioni e islamismo rampante) e Pakistan, dove la morte di Benazir Bhutto ha eliminato ogni possibile alternativa democratica al potere militare del regime di Pervez Musharraf. Più a Est, è diventata drammaticamente famosa in tutto il mondo la repressione della protesta dei monaci buddisti in Birmania. Meno nota, ma grave, la progressiva islamizzazione della Malesia e la continua repressione nei regimi comunisti del Laos e del Vietnam.

La Cina è lontanissima, almeno dal punto di vista dei diritti umani: le Olimpiadi del 2008 sono precedute da una violenta e rapida epurazione del dissenso. Il regime di Pechino, evidentemente, vuol far piazza pulita di tutti i “nemici” interni, prima di ospitare media, atleti e spettatori da tutto il mondo. La Corea del Nord, regime stalinista ortodosso, resta un buco nero nella carta del mondo. Perché la libertà arretra in tutti i continenti? Non c’è una risposta unica al problema. Oggi le dittature appaiono più forti, sotto tutti i punti di vista. La Russia di Putin è ricca, per il rialzo del prezzo delle materie prime che esporta. La Repubblica Popolare Cinese è una potenza in piena espansione. Il Venezuela è povero, ma, da paese esportatore di petrolio, è avvantaggiata dai 100 dollari al barile. E nel nostro mondo libero i nuovi dittatori non suscitano lo scandalo che dovrebbero. Anzi, sono ormai in molti che, vedendo il successo economico di Putin in Russia, vogliono l“uomo forte” anche da noi.

21-01-2008

 Sottofondo: Dies Irae (Berlioz)

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