LA BAMBINAIA DEI FIGLI DI GOEBBELS
Il
Messaggero, mercoledì 28 Dicembre 2005
«Io, Kathe Hubner,
bambinaia al servizio di Goebbels»
di ALBERTO DE FILIPPIS
BERLINO - Mentre a Tel Aviv è
polemica sulle confessioni televisive dei “vendicatori”, gruppi
armati di reduci dei lager che nell’immediato dopoguerra fecero giustizia
di centinaia di SS naziste, in Germania fa discutere un’altra
testimonianza del terribile passato. Dopo 60 anni di silenzio ha infatti deciso
di parlare Kathe Hubner, la “tata” della famiglia di Joseph Goebbels.
Ormai 85enne, la donna ha raccontato alla giornalista Petra Fohrmann in un libro
di ricordi appena uscito in Germania, come si viveva nella casa del
potentitissimo ministro della propaganda di Adolf Hitler. S’intitola I
figli del ministro del Reic h . La Hubner aveva appena 23 anni quando, nel
1943, passò alle dipendenze dei Goebbels. Ottimo lo stipendio mensile,
350 marchi dell’epoca, circa 3500 euro di oggi. Kathe Hubner rimase due
anni al loro servizio dei sei figli. I bambini morirono il 1° maggio del 1945
nel bunker della cancelleria, avvelenati dalla madre che poi si suicidò
assieme al marito.
La più grande aveva 12
anni, la più piccola solo 4. Quando i russi entrarono a Berlino, la
Hubner si finse sordomuta in modo da sfuggire agli interrogatori e a una
possibile detenzione.
Il testo è un lungo resoconto delle fissazioni di uno degli uomini più
potenti e spietati del Terzo Reich e della sua signora, una miscela di follia e
fanatismo, ma anche autoinganno e comicità. Il libro, al pari del film La
cadut a, che ha raccontato le ultime ore di vita del Fuhrer, ha scatenato
feroci polemiche in Germania perché Goebbels in tante cose appare un normale
essere umano, con le sue ossessioni e le sue paure. Goebbels fu in realtà
un uomo politico capace di teorizzare lo sterminio di sei milioni di ebrei e di
molti altri milioni di “sub-uomini ” , come venivano definiti
nella terminologia nazista gli omosessuali, i comunisti, gli zingari e le
popolazioni dell’est Europa.
Uno dei molti meriti del libro
è soprattutto quello di far luce su Magda Goebbels, una delle figure più
inquietanti e sconosciute del nazismo. Dopo aver avuto in gioventù un
fidanzato ebreo, andò sposa a Gunther Quandt, rampollo di una ricca
famiglia tedesca. Nel 1931, dopo essere entrata nel partito, sposò il
dottor Goebbels, rassegnata a non poter avere per sé Adolf Hitler, un uomo che
diceva di non poter amare nessuno oltre la Germania. Con la speranza di poter
star vicino al suo idolo, concesse la sua mano al più fidato
collaboratore del Fuhrer.
Ebbe sei figli: cinque femmine,
Helga, Hildegard, Hedwig, Holding e Heidrum e un maschietto, Helmut. I loro nomi
cominciavano tutti per H, un omaggio a Hitler. “Zio Adolf” era
spesso a casa. Negli ultimi tempi però «per il timore di essere
avvelenato portava con sé, in un thermos, le proprie bevande», ha
raccontato la Hubner. I bambini vennero educati rigidamente: «Nel frigo
ognuno aveva il suo ripiano e la colazione era alle 7, guai a chi sgarrava»,
ricorda la tata. I bambini crebbero, per quel poco tempo loro concesso, in una
sorta di fede buddista, dato che Magda credeva alla reincarnazione e che Joseph
Goebbels era stato scomunicato dalla chiesa cattolica perché si era risposato
con una divorziata.
Nella lettera-testamento
spedita ad Harald Quandt, un figlio avuto dal precedente matrimonio, Magda
scrisse: «Non vale la pena vivere in un mondo senza il Fuhrer. Per questo
porto i bambini con me, perché la loro vita sarebbe dolorosa. Un dio
misericordioso capirà che sono stata io stessa a salvarli».