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IL REGIME DI ISLAM KARIMOV IN UZBEKISTAN

Tutto in Uzbekistan è controllato da Karimov. Praticamente ogni pollice quadrato in ogni quartiere (mahalle) del Paese è sotto la sorveglianza dei così detti “White Beards”, gli informatori del sistema. L’unica debolezza di Karimov è sua figlia, Gulnara Karimova, alla quale ha concesso il paese: aziende, compagnie telefoniche, agenzie di viaggio, i nightclubs dove la minuscola élite al potere balla la techno russa. Nel paese abbonda il gas, il petrolio e il cotone ma la maggioranza dei 26 milioni di uzbechi vive con meno di un dollaro al giorno. La moneta – il som – è virtualmente senza valore: 0,0007 euro.

Fonte: il cassetto, 17/08/2005

Chi è Islam Karimov
Cresciuto in un orfanatrofio di stato (come il presidente del Turkmenistan Niyazov), Karimov viene ritratto come un uomo politico scialbo,incapace di strategie di lungo termine. In quindici anni ha trasformato l'Uzbekistan in un gigantesco gulag. Ammira Tamerlano ma il suo vero maestro sembra un altro condottiero tartaro, Gengis Khan. Nato 67 anni fa a Samarcanda, capitale dell'impero di Tamerlano, Karimov è laureato in ingegneria meccanica e ha fatto carriera nell'ufficio uzbeko del Gosplan (l'ente dove ai tempi dell'Urss si preparavano i rigidi piani quinquennali). E' in politica dal 1983 quando divenne ministro delle Finanze nella sua repubblica prima che nel 1986 lo nominassero vicepremier. Negli anni della prestrojka segue Gorbaciov, venendo eletto segretario del comitato centrale del partito comunista uzbeko nel 1989. L'anno dopo viene cooptato nel Politburo del Pcus. Nel 1991, quando l'Uzbekistan diventa indipendente, viene eletto presidente con l'86 per cento dei voti.

Islam non ama l'Islam
Karimov vuole fare dell'Uzbekistan il vaso di ferro tra i cocci dell'Asia centrale post sovietica. Controlla Kirghizistan, Kazakistan e Tagikistan attraverso le forniture di gas e si presenta agli Usa come l'uomo forte della regione. Ma è un bluff. Il Paese è in crisi da anni. In alcune regioni la disoccupazione tocca addirittura l'80 per cento. Con gli oppositori interni è spietato. Non esita ad autorizzare l'uso massiccio della tortura per bloccare qualsiasi voce critica. Mano pesante soprattutto con gli islamici. Vieta ai muezzin persino l'uso dei megafoni per chiamare i seguaci di Maometto in moschea. Fa
sparire i leader dei movimenti islamici fondamentalisti e anche qualche imam scomodo.
 
Nel 2001 l'International crisis group avverte: L'approccio autoritario ha al massimo rimandato ma non scongiurato l'incombente crisi economica e politica. Sembra il preludio a quanto accade ora.

Dov’è l’Uzbekistan
L'Uzbekistan, ex repubblica sovietica dell'Asia centrale, ha una superficie di circa 450 mila kmq (una volta e mezzo l'Italia) e una popolazione stimata in circa 25 milioni di abitanti. La capitale è Tashkent (circa 3 milioni di abitanti), altre città importanti per la storia e i monumenti sono Samarcanda e Bukhara. La popolazione è in stragrande maggioranza di fede musulmano sunnita. Il Paese è indipendente da Mosca dal 31 agosto 1991. Il presidente della repubblica sin da allora è Islam Karimov, signore incontrastato del Paese fin dagli ultimi anni dell'Urss, quando era segretario del partito comunista prima di convertirsi a posizioni moderatamente nazionaliste.

Nel 2000 è stato rieletto con oltre il 91,9 per cento dei voti. Sia i membri dell'OSCE (Organization for the Security and Co-operation in Europe) sia quelli dell'ODIHR (OSCE Office for Democratic Institutions and Human Rights) hanno manifestato le proprie riserve sulla correttezza di tutto il meccanismo elettorale e su tutte le fasi di voto e non hanno pertanto inviato osservatori. Un referendum del gennaio 2002 ha esteso il mandato presidenziale di altri sette anni, in modo che Karimov possa restare in carica fino al 2008.

Il precedente del marzo 2004
Il 29 marzo 2004 una serie di attentati ha colpito l'Uzbekistan causando la morte di almeno 19 persone e il ferimento di altre 26. Diverse esplosioni sono avvenute nel bazar della capitale Tashkent, mentre a Bukhara un ordigno è esploso (forse accidentalmente) in un appartamento provocando la morte di nove persone. Alcune fonti riferiscono inoltre di un’esplosione avvenuta nella notte del 28 marzo nei pressi della residenza del presidente Islam Karimov. Ma si tratta di voci non verificabili, perché il governo uzbeko controlla strettamente i mass media. Alcuni elementi sembrano però chiari. Innanzitutto gli attentati erano rivolti principalmente contro le forze dell’ordine, anche se tra le vittime si contano diversi civili, tra cui un bambino. La polizia ha indicato che altri attentati, falliti, ci sono stati in diverse città dell'Uzbekistan. Il ministro degli esteri Sadyk Safayev ha riferito che gli attentati sono un tentativo del terrorismo internazionale di spaccare la coalizione guidata dagli Stati Uniti. L'Uzbekistan è in effetti uno stretto alleato di Washington nelle operazioni militari che si svolgono nel vicino Afghanistan contro i guerriglieri islamici che si ritiene siano legati ad Al Qaida.

Gli attentati del 1999
Nel febbraio 1999 a Tashkent diverse esplosioni uccisero 16 persone e ne ferirono più di cento. Gli attacchi vennero attribuiti al Movimento islamico dell'Uzbekistan (Miu), fondato nel 1998 da Tahir Yoldashev e Joma Namangani con l'obiettivo di rovesciare il regime di Karimov. Il Miu legato ad Al Qaeda. Il Miu, alleato altresì con i Talebani afgani, dopo la sconfitta di quest'ultimo, secondo alcune fonti, si sarebbe fuso con altri gruppi radicali dell'Asia centrale per formare il Movimento islamico dell'Asia centrale (Miac) con lo scopo di instaurare un califfato in sostituzione dei regimi al potere nell'area. Altra movimento armato d’opposizione è l’ Hizb ul-Takhrir al-Islami (Partito della liberazione islamica), presente dal 1996, che fa proseliti soprattutto fra i giovani uzbeki.

Letture sull'argomento
Sull'Uzbekistan e sull'Asia centrale, ci sono due libri da leggere in modo “incrociato”: Buonanotte Signor Lenin di Tiziano Terzani e Nel cuore dell’Islam di Ahmed Rashid. Terzani racconta l’Asia Centrale qualche settimana dopo il fallito golpe del 1991, poco prima che l’Urss si dissolva. Dieci anni dopo Rashid (il giornalista pakistano autore del bellissimo Talebani) va più in profondità, raccontando la storia dell’Asia centrale post sovietica alla luce degli avvenimenti post 11 settembre 2001.

Antonello Sacchetti

Sottofondo: dal Trovatore, di quella pira (Verdi)

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