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IL DIRITTO ALLA VENDETTA NEL CODICE ALBANESE 'KANUN'

Il secolare codice della vendetta (Kanun) continua a restare in vigore nell'Albania del duemila e in questo momento 670 famiglie nel nord del Paese vivono chiuse in casa 24 ore al giorno, in una condizione di vera e propria autoreclusione per sfuggire alla morte.

Il dato è contenuto nell'ultimo rapporto del Dipartimento di Stato americano sul rispetto dei diritti umani in Albania.

Secondo il rapporto, il fenomeno coinvolge anche donne e bambini, esposti come gli uomini al rischio della vendetta nonostante lo stesso Kanun lo proibisca. Almeno 160 bambini nell'età della scuola dell'obbligo sono stati costretti ad abbandonare le lezioni, ma la cifra reale è probabilmente più alta: lo stesso ministero dell'Istruzione si è detto deciso ad affrontare il problema, creando un nucleo di insegnanti con l'incarico di tenere lezioni itineranti nelle varie abitazioni in cui gli scolari sono rinchiusi.

Dei 160 bambini citati nel rapporto, 73 sono considerati "ad altissimo rischio di vendetta".

Il Kanun - che risale al 1400 e che è stato riportato in forma scritta dopo la caduta del regime comunista di Enver Hoxha - regola da secoli la vita sociale nelle zone più arretrate dell'Albania, soprattutto nel nord. Fra l'altro il codice fissa in maniera rigorosa il diritto di vendicare l'uccisione di un proprio familiare, colpendo i parenti maschi dell'assassino fino al terzo grado. Il diritto alla vendetta in alcune zone è addirittura considerato un obbligo, pena il disprezzo da parte della collettività e la completa emarginazione e in moltissimi casi si trasforma in una vera e propria faida, con una interminabile catena di delitti.

Il perdono da parte dei parenti offesi è previsto e regolato sulla base di un rigoroso rituale e ha consentito finora a 650 nuclei familiari di tornare in libertà.

In alternativa il solo modo per sfuggire alla vendetta resta quello dell'autoreclusione in casa, luogo ritenuto dal Kanun inviolabile. Spetta ad amici e parenti lontani assicurare loro i rifornimenti alimentari e provvedere a tutte quelle incombenze che impongono un contatto con l'esterno, compresi i pagamenti di bollette o la scelta di un abito da acquistare. Naturalmente nessuno di loro ha la possibilità di lavorare.

Congelato durante i cinquant'anni del regime, il fenomeno della vendetta è riesploso nei primi anni '90, facendo registrare decine di delitti talvolta compiuti per punire uccisioni avvenute prima della seconda guerra mondiale.

Negli ultimi anni molte regole sono state deformate, il Kanun è diventato pretesto per compiere delitti di stampo mafioso, donne e bambini un tempo preservati sono finiti nel mirino e fra le vittime della vendetta finiscono persino agenti di polizia condannati all'autoreclusione per azioni compiute in servizio.

Il ministero dell'Interno ha costituito un'apposita unità incaricata di indagare sugli omicidi provocati dalla legge della vendetta e che lo scorso anno sono stati dieci. A differenza di quanto prescrive il Kanun che lo considera legale, l'omicidio per vendetta è in realtà trattato dal codice penale albanese al pari di qualunque altro fatto di sangue senza alcun tipo di attenuante.

Ma neppure l'ergastolo riesce ad essere un deterrente sufficiente a placare il dovere della vendetta, per sfuggire alla quale soltanto lo scorso anno 54 famiglie hanno scelto di abbandonare l'Albania.

Fonte: ANSA, 23/06/2005

 

A PROPOSITO DI ENVER HOXHA...

L'economia dell'Albania fu rivoluzionata sotto il suo lungo governo. I terreni coltivati vennero confiscati dai ricchi proprietari terrieri e raccolti in imprese collettive che permisero all'Albania di diventare quasi completamente autosufficiente. L'industria, che precedentemente era quasi inesistente, accolse un'enorme quantità di investimenti, così che dal 1980 essa prosperò e contribuì a realizzare molto più della metà del prodotto nazionale lordo. 

L'elettricità venne portata in tutti i distretti rurali, le epidemie sparirono e l'analfabetismo divenne un affare del passato. Per rinforzare il suo programma radicale, tuttavia, Hoxha ricorse alle tattiche brutali staliniste. Il suo governo imprigionò ed espulse migliaia di proprietari terrieri, i leader dei gruppi rurali, la religione musulmana e cattolica vennero sospese. La proprietà privata venne confiscata dallo stato; tutte le chiese, le moschee ed altre istituzioni religiose vennero chiuse; e tutto lo sforzo culturale ed intellettuale venne messo al servizio del socialismo e dello stato. 

Egli come era un ardente nazionalista fu anche un comunista appassionato, infatti criticò aspramente e scorticò qualsiasi stato comunista che potesse minacciare il suo potere o la sovranità dell'Albania. Nel 1948 egli ruppe le relazioni con la Jugoslavia e formò un'alleanza con l'Unione Sovietica. Dopo la morte del leader sovietico Joseph Stalin, per il quale Hoxha nutriva un'ammirazione fortissima, le sue relazioni con Nikita Khrushchev si deteriorarono fino a che Hoxha ruppe i rapporti con lui completamente nel 1961. Egli successivamente formò un legame con la Cina, che finì nel 1978, dopo la morte di Mao Tse Tung e dopo che la Cina si avvicinò all'occidente. 

 

 


DITTATORI:  HOXHA



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