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Wojciech Jaruzelski
Fonte: Encarta
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Il confronto politico tra il sindacato Solidarność e il Partito comunista ebbe luogo in un periodo di grave crisi economica e di conflitto sociale, e sotto la minaccia di intervento militare da parte dell'URSS. Nel febbraio 1981, il generale Wojciech Jaruzelski fu nominato primo ministro, e in ottobre divenne capo del partito. |
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In un clima sempre più conflittuale, il 3 dicembre Jaruzelski proclamò la legge marziale, il sindacato di Solidarność fu sospeso e il suo leader Lech Wałesa e migliaia di suoi aderenti furono arrestati. Ogni opposizione politica fu bandita e soppressa. Le autorità mantennero molti dei poteri eccezionali anche dopo la revoca della legge marziale nel 1983. Solidarność sopravvisse come movimento d'opposizione clandestino, con un seguito popolare sufficiente a obbligare il regime a continue e graduali concessioni. Ricevette inoltre il sostegno della Chiesa polacca, rafforzata dalle visite papali del 1983 e 1987.
Il processo di riforma avviato in URSS da Michail Gorbaciov consentì in Polonia una ripresa del dialogo tra il governo e le opposizioni: infatti Jaruzelski e il Comitato civico di Wałesa negoziarono i termini di un accordo nei primi mesi del 1989. Furono concesse libertà politiche e civili e Solidarność fu nuovamente legalizzata. Nelle elezioni del 1989, i comunisti furono duramente sconfitti. Jaruzelski fu eletto alla presidenza del paese, mentre veniva formato un governo di coalizione guidato da Tadeusz Mazowiecki, esponente di Solidarność.
Le elezioni presidenziali del 1990 furono vinte da Wałesa. Grazie anche all’estrema frammentarietà del quadro politico uscito dalle elezioni democratiche del 1991 (con ben 29 partiti presenti nella Dieta), la Polonia postcomunista si ritrovò sprofondata in una situazione confusa, conflittuale e instabile e fino al 1993 alla guida del paese si avvicendarono diversi e incerti governi di coalizione.
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Fonte: Corriere della Sera
Io, il Papa, e le minacce di Mosca"
"Il generale Jaruzelski, che in Polonia mise fuorilegge Solidarnosc "Prima i rapporti gelidi, poi la collaborazione. E al Cremlino..."
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di Sandro Scabello, Corriere della Sera
2/04/2005 - "Per i polacchi il cardinale Wyszynski è il primate del Millennio. Credo che Giovanni Paolo II si sia meritato il titolo di Papa del Millennio. Non conosco le biografie di tutti i pontefici e d'altronde i paragoni con il passato sono improponibili, ma tale è stato il contributo del Papa ai cambiamenti rivoluzionari, che lo hanno visto testimone e protagonista, avvenuti in questo scorcio di fine secolo in Europa e nel mondo, da assegnargli un posto preciso nella storia".
Wojciech Jaruzelski, l'uomo del golpe, il generale che nel dicembre del 1981 mise fuorilegge Solidarnosc e che oggi vive confortato dal parere della maggioranza dei polacchi che ritengono abbia agito per il bene della Polonia, ci tiene a chiarire subito la sincerità e l'obiettività dei suoi giudizi. "Non voglio passare per falso e ipocrita - spiega - per colui che canta le lodi del Papa dimenticando i conflitti e le relazioni tempestose con la chiesa durante il regime comunista. Parlo da polacco, da persona che sa di storia, che un tempo è stata credente e che può guardare al personaggio Papa da una certa distanza".
Un Papa che l'ex presidente polacco non esita a definire un fenomeno per "intelligenza, energia, carisma, cultura, capacità di influenzare le masse", un uomo che "sa ascoltare, si sforza di comprendere la posizione dell'interlocutore senza esercitare pressioni di alcun genere", un pastore che "agendo da pioniere ha fatto compiere passi giganti all'ecumenismo" e di cui il vecchio generale apprezza soprattutto l'impegno profuso a favore della giustizia sociale. "E' il primo Papa - afferma - ad aver affrontato il problema non da un punto di vista filantropico e caritatevole, ma su base scientifica, denunciando lo squilibrio della
divisione dei beni nel mondo odierno. Wojtyla è stato un avversario deciso del comunismo di cui conosceva perfettamente i meccanismi e di cui ha assorbito alcuni elementi che ha giudicato degni di apprezzamento: la lotta alla disoccupazione e contro le disuguaglianze sociali, la dimensione prioritaria del lavoro rispetto al capitale, il fatto che è più importante essere che avere". - Cosa ha significato un Papa polacco per la Polonia? "Il pontefice non dimentica mai le sue origini. Se in ogni angolo del mondo sanno che esiste un Paese chiamato Polonia, il merito è suo.
Quando è stato eletto, la soddisfazione per tutti, credenti e non credenti, è stata doppia: patriottica e morale. Anch'io ero contento, anche se, come gli altri dirigenti comunisti, mi chiedevo, preoccupato, fino a che punto questo Papa polacco sarebbe riuscito a indebolire il sistema socialista". E qui Jaruzelski, riferendosi al periodo successivo alla proclamazione dello stato di guerra, muove la prima ed unica critica al pontefice. "Lontano da casa, Wojtyla è stato condannato ad una informazione sulla Polonia dominata dal presidente americano Reagan e dai leader occidentali che gli presentavano una visione dei fatti non corrispondente
alla realtà. Avrebbe dovuto conoscere meglio le condizioni in cui operava il potere comunista, sapere che Solidarnosc non era formata da dieci milioni di arcangeli e che nei ranghi comunisti non marciavano solo battaglioni di demoni". - Il Papa la trattò con freddezza durante la visita compiuta in Polonia nel 1983, in piena legge marziale.
Che ricordo ha di quegli incontri? "Ero molto nervoso, ho scritto e riscritto il mio discorso fino all'ultimo. Nel primo colloquio il Papa è apparso distante e un po' freddo, ma durante il secondo incontro a quattr'occhi, a Cracovia, prima della partenza, l'atmosfera è cambiata completamente. Le nostre posizioni si sono via via avvicinate fino a sfociare, mentre veniva abolito lo stato di guerra e si avviavano le prime riforme, nella visita in Vaticano nell'87 che lo stesso pontefice ha definito storica. - E Mosca cosa voleva sapere del Papa slavo? "Al Cremlino erano molto preoccupati, convinti che dietro la decisione del conclave non ci fosse
tanto l'intervento dello Spirito Santo, quanto di precise forze anticomuniste. Ogni azione, ogni mossa del Vaticano che i sovietici giudicavano ostile, veniva accolta con la medesima espressione: ah questo Papa polacco! Spiegavo loro che non era possibile mettere sullo stesso piano il cardinale Wojtyla e Giovanni Paolo II, che i colli del Vaticano da cui si spazia sul mondo intero sono più alti delle colline di Cracovia.
E' il primo Papa, insistevo, che parla dei gravi peccati del comunismo, ma non idealizza il capitalismo. I colloqui con Breznev, stanco e malato, erano pressoché inutili. Andropov ascoltava con attenzione le mie argomentazioni, senza disapprovarle. In seguito, quando il Cremlino ha aperto gli archivi, è risultato, da varie lettere di Andropov e Cernenko, che il dialogo che avevo avviato con l'episcopato, "i legami di Jaruzelski con la chiesa", aveva sollevato critiche ed obiezioni a Mosca". - Generale, è mai stato sfiorato in questi anni dall'idea della conversione? "Ho assistito a troppe conversioni spettacolari negli ultimi tempi da
parte di persone fiere del loro ateismo che, una volta mutato il vento politico, hanno scoperto la fede e, già nonni, hanno deciso di sposarsi in chiesa. E' diventata una moda. Da giovane ero molto religioso, ma poi le letture di storia e filosofia e un certo distacco fisico dalla chiesa durante il periodo della deportazione in Siberia, mi hanno allontanato dalla religione. Invidio i credenti perché hanno un porto in cui approdare. La fede nell'al di là dà sicurezza, appoggio morale. Non è possibile accelerare all'improvviso, in modo artificiale questo tragitto. Se dovessi credere nella vita eterna a 75 anni, con la morte vicina, darei l'impressione di volermi garantire una soluzione di
comodo. So da dove ho cominciato, cosa ho abbandonato, ma non so dove arriverò".
Sandro Scabello, 02 aprile 2005
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Sottofondo: Polacca eroica (Chopin)
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 JARUZELSKI
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