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ISA BIN AL KHALIFA

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ISA bin AL KHALIFA

Fonte: Equilibri.net

Il Bahrain è un piccolo stato asiatico che si affaccia sul Golfo Persico, con una popolazione araba musulmana composta in prevalenza da shiiti. Importante centro di produzione di perle, il Bahrain è anche il primo paese arabo ad aver scoperto, nel 1932, un’apprezzabile riserva petrolifera al suo interno, proprio in concomitanza con il collasso del mercato perlifero. Per quanto riguarda la forma di governo di questo Stato, possiamo affermare che è passato da essere, fino al 1968, un protettorato inglese, per poi arrivare all’indipendenza nel 1971 con una monarchia assoluta (emirato), che nel corso degli anni è divenuta monarchia costituzionale governata attualmente dal re Hamad bin Isa al-khalifa.

29 luglio 2004 - L’attuale re Hamad bin Isa al- Khalifa è salito al trono nel 1999, al momento della morte di suo padre e subito ha dichiarato di voler portare il Bahrain verso la realizzazione della democrazia e della libertà. Nel 2002 sono state indette le elezioni per eleggere la camera bassa, e completare così la composizione dell’assemblea legislativa parlamentare. La famiglia reale, di religione sunnita, governa in un paese a maggioranza shiita, infatti, la popolazione è così divisa: 70% shiiti e 30% sunniti. E’ proprio questo uno dei maggiori problemi politico-religiosi e sociali del Paese. Difatti, i principali gruppi oppositori dell’attuale governo accusano il re di non dare spazio alla libertà d’opinione, d’associazione e di stampa e molto spesso l’opposizione ha organizzato cortei di protesta, finiti in violenti scontri tra polizia e dimostranti.

I principali gruppi oppositori sono: Al-Wefaq, principale partito politico shiita, Azione Nazionale Democratica, Azione Nazionale pan-araba e società d’Azione Islamica, che è un gruppo fondamentalista shiita. L’opposizione si batte perché le riforme democratiche annunciate siano realizzate, mentre il re, a parer loro, dimostra di non voler cambiare lo status quo, anche se ha più volte affermato il contrario. La popolazione sciita lamenta di avere scarsa rilevanza politica e rappresentativa, tanto è vero che di 47 ministeri, solo 10 sono in mano agli shiiti, il restante è in mano alla famiglia reale e agli esponenti politici sunniti. Il quadro generale mostra quindi una situazione economica difficile accompagnata e aggravata da un’altrettanto pesante condizione politica, anche se ultimamente alcuni passi avanti sono stati effettivamente attuati.

Il 14 giugno scorso il re ha voluto incontrare i rappresentanti dei maggiori gruppi d’opposizione per parlare con loro di molte questioni che interessano il Bahrain, ma in particolare, dell’accusa di discriminazione politica che questi rivolgono al re. Questo gesto, seppur piccolo, è importante, poiché è la prima volta che il re ha cercato un dialogo, specie dopo la denuncia di discriminazione politica sostenuta nei confronti del Bahrain dal rapporto steso dall’Agenzia Onu per i Diritti Umani.

L’incontro è avvenuto in seguito ai violenti scontri di piazza tra civili e polizia durante una manifestazione contro la presenza delle truppe americane in Iraq che hanno portato all’uscita forzata dal governo del Ministro degli interni, lo sceicco Mohamed bin Khalifa al- Khalifa, rimpiazzato da un membro della famiglia reale. Durante il colloquio, gli oppositori hanno chiaramente espresso che non è necessario legare le modifiche sociali e politiche alle riforme economiche che mirano ad attrarre capitali esteri e in particolare statunitensi, giacché ciò è in netto contrasto con i dettami islamici che nella maggior parte dei Paesi Arabi regolano la vita politica. Il profondo contrasto tra la maggioranza shiita e la minoranza sunnita, ha però radici profonde, che risalgono ai tempi di Ismail, il settimo Imam shiita, sotto il quale nasceva un regno in cui lo shiismo era utilizzato come ideologia politica, in contrapposizione all’impero ottomano sunnita.

Il 14 luglio 2004 sono stati tratti in arresto sette sospetti terroristi che pianificavano attacchi nei confronti del governo bahreinita, e di questi sette, sei sono le stesse persone che erano state arrestate un mese prima, durante gli scontri di piazza. Infatti, il Bahrain è stato dichiarato uno degli stati più a rischio terrorismo rispetto agli altri vicini arabi, tanto è vero che gli U.S.A. hanno consigliato dapprima ai loro cittadini di recarsi in Bahrain se strettamente necessario, e poi ha organizzato la partenza di circa 500 cittadini che lavorano nel Bahrain, invitando lo stesso governo a rafforzare le misure di controllo della situazione.

Non bisogna dimenticare che il Bahrain è un prezioso alleato degli americani nel Golfo Persico, ospitando la base operativa della quinta flotta statunitense. Anche per questo motivo, attualmente il Paese vive una situazione di dualità, nella quale, da una parte vorrebbe agire politicamente in maniera autonoma, ma dall’altra sa bene di aver bisogno della protezione americana soprattutto sul piano della sicurezza nazionale, quindi dare piena realizzazione alle riforme democratiche significherebbe dare anche più potere alla maggioranza shiita, profondamente ostile alla presenza occidentale, e quindi la famiglia reale perderebbe il potere che è da loro amministrato fin dagli inizi dell’800.

In tutta questa difficile situazione economica, il re, che rappresenta il potere politico religioso, cerca di trovare delle soluzioni per mantenere lo status quo, ma allo stesso tempo cercare di ottenere maggiore appoggio popolare. Infatti, ultime in data sono le decisioni riguardanti la riduzione delle tasse, l’abbassamento del 50% delle tariffe riguardanti l’erogazione di elettricità, gas e acqua per i ceti meno abbienti e, infine, la scolarizzazione, e anche la riduzione delle tasse universitarie. La difficile situazione di questo paese dimostra quanto sia complicato nella maggioranza dei Stati arabi scindere la politica e l’economia dalla religione, perché le prime devono rispettare i dettami della seconda, che spesso, però, non possono coincidere, sia per quanto riguarda la realizzazione del concetto di democrazia, sia per avere una buona politica economica che sani un elevato deficit pubblico.

Anna Fornabaio

PENA DI MORTE IN BAHREIN

12 aprile 2005: il Governo del Bahrein ha presentato in Parlamento un progetto di legge che prevede la pena di morte per azioni “terroristiche”. L'emiro del Bahrein, Hamad bin Isa al Khalifa, ha detto ai membri dei due rami del Parlamento che la nuova legge si applichera' ai ''terroristi che vengono da fuori e a quelli che ricevono ordini dall'estero al fine di diffondere il panico nella nostra società'', aggiungendo che ''Il terrorismo e' in aumento nella regione e nel mondo, ed e' nostro dovere nazionale e religioso proteggere i cittadini e i residenti nel Bahrein dalle minacce terroristiche che sono estranee alla nostra pacifica società”. La legge – sempre secondo l’Emiro - non minerà la liberta' o i diritti dei cittadini, e potra' essere riesaminata nei prossimi anni “qualora ritenessimo che non ce ne sia piu' bisogno''. Alcuni parlamentari hanno detto che la legge prevede la pena di morte per i membri di ''gruppi terroristici'', e pene detentive per coloro ''che usano la religione per diffondere l'estremismo''. (Fonte: Nessuno tocchi caino)

Sottofondo: Requiem (Mozart)

 

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