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Nel dopoguerra, la Persia non godette subito della pace, turbata da mire contrastanti, finchè fu costretta a concludere un trattato con l’Unione Sovietica, il 26 febbraio 1921, mentre americani e britannici davano la caccia alle concessioni petrolifere.
Nel 1925, dopo una lunga rivoluzione, fu incoronato Scià Reza Pahlevi, primo sovrano della dinastia Pahlevi. Riformata la Costituzione, si sostituì al nome di Persia quello di Iran.
Nel 1941 il paese fu invaso da forze britanniche e sovietiche, e dal settembre dello stesso anno restarono sospese tutte le prerogative sovrane e la stessa indipendenza. Queste vennero ristabilite alla fine della seconda guerra mondiale, dopo di che si affermò in Iran una corrente politica fortemente nazionalista, avversa all’Inghilterra, che in Iran aveva ingenti interessi nell’industria del petrolio.
Nel 1950 dopo una serie di accordi con gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, il Parlamento rifiutò di ratificare un accordo per nuove concessioni alla Anglo-Iranian Oil Company, ed in seguito proclamò la nazionalizzazione delle industrie petrolifere, nel marzo 1951.
La questione, di evidente importanza mondiale, data l’entità degli interessi economici e politici che investiva, degenerò in una aspra controversia nella quale il punto di vista iraniano, intransigentemente sostenuto dal Ministro dello Scià, Mossadeq, diventò l’espressione dello spirito nazionale insorgente per l’indipendenza, la sovranità e la dignità del paese.
I tentativi di mediazione e di conciliazione della Corte Internazionale dell’Aja, e dell’inviato americano Averell Harriman, nel luglio 1951, le interminabili conversazioni fra le due parti, le stesse minacce della Marina Britannica, non impedirono la rottura delle trattative anglo-iraniane, vale a dire l’estromissione della Gran Bretagna dalla zona più importante del Medio Oriente.
Il 3 ottobre dello stesso anno avvenne l’evacuazione degli inglesi da Abadan. Nel novembre l’Iran strinse un accordo con l’Egitto denunciando formalmente, nel contempo, il trattato con la Gran Bretagna.
Dopo una breve crisi di governo, accompagnata da gravi tumulti, Mossadeq ottenne i pieni poteri per 6 mesi ed approfittando delle difficoltà create alla Gran Bretagna dalla rivoluzione dell’Egitto, si irrigidì in una posizione di intransigenza assoluta, nonostante che dal conflitto l’economia persiana ricevesse danni incalcolabili, annullando il blocco britannico ogni possibilità di esportazione delle grosse giacenze di petrolio e paralizzando quindi la produzione.
Ciò diede luogo ad una rottura fra Mossadeq, divenuto poco meno che un dittatore, e lo Scià; il 16 agosto 1953, questi destituì il premier e diede il governo a Fazollah Zahedi; ma Mossadeq reagì violentamente e provocò una rivolta che costrinse lo Scià e la moglie Soraya a lasciare l’Iran, mentre una parte del popolo chiedeva la proclamazione della Repubblica.
Zahedi riuscì, tuttavia, nel giro di pochi giorni, con l’appoggio dell’esercito, a dominare la situazione, a catturare Mossadeq e ad assicurare il ritorno dello Scià.
Il nuovo governo Zahedi, pur incriminando Mossadeq, sembrò però mantenere nei confronti della Gran Bretagna la stessa posizione del suo predecessore.
Il 5 dicembre 1953 furono riallacciate le relazioni con la Gran Bretagna così si poterono riprendere le trattative per il petrolio. Il 5 agosto 1954 fu stipulato un accordo per la formazione di un Consorzio Nazionale di cui fecero parte le cosidette “sette sorelle”, cioè le sette società petrolifere più ricche del mondo.
Dopo la caduta di Mossadeq l’Iran applicò una politica decisamente filo-occidentale, cosicchè poterono tornare anche gli aiuti militari americani. Poi il governo aderì al Patto di Baghdad del 12 ottobre 1955 insieme alla Turchia, al Pakistan ed alla Gran Bretagna.
Intanto il 6 aprile 1955 si era dimesso il generale Zahedi. Per poco tempo gli succedette Hussein Ala, ex premier, ed il 3 aprile 1957 subentrò Manuchehr Eqbal. Il 5 marzo 1959 l’Iran firmò con gli Stati Uniti un patto bilaterale di mutua difesa che provocò violente rimostranze da parte dell’Unione Sovietica, con grande scapito nei rapporti fra i due paesi.
Nel 1960 si costituì una Associazione dei Produttori di petrolio. Il 20 marzo 1972 la National Iranian Oil Company prese la gestione diretta dei bacini petroliferi, togliendola alle compagnìe estere che già dal 1954 avevano sostituito la Anglo-Iranian Oil Company.
In politica estera lo scià Mohammed Reza, più sicuro politicamente che in passato, volle mantenere buoni rapporti anche con la Cina e l’Unione Sovietica, pur dichiarandosi più vicino al blocco mondiale di tipo americano. Invece non furono buoni i rapporti con l’Iraq, anche per motivi di confini, e quando fu necessario inviare truppe iraniane ai confini con l’Oman, a partire dal 1974, queste poterono sostenere ottimamente le ostilità perché forti di armamenti procurati dagli Stati Uniti, i migliori esistenti in tutto il Medio Oriente, escluso Israele.
Molte riforme furono apportate, persino per ciò che riguardava la datazione del capodanno persiano. Si ritornò a contare gli anni non secondo l’Egira ma secondo la fondazione dell’impero da parte di Ciro il Grande. In onore di quest’ultimo, per il 25° centenario della fondazione dell’impero, furono fatte grandissime feste che non tennero per nulla in considerazione la cultura islamica. E ciò anche per spezzare un po’ il rigidissimo integralismo islamico, eccessivamente conservatore.
Invece si promosse l’istruzione, la divulgazione della stampa e furono fondate molte università. Paradossalmente fu proprio la classe studentesca a voler contestare le innovazioni apportate dal governo dello scià, che in qualche modo tentava di modernizzare lo stato. E le contestazioni vennero sempre represse; si applicò il partito unico, con la soppressione di ogni opposizione, finchè questa mancanza assoluta di libertà, nell’agosto del 1978 provocò una rivolta di popolo, pilotata certamente dall’Ayatollah Khomeini, da tempo in esilio a Parigi.
Lo scià, con l’intendimento di sedare la rivolta, fece intervenire al governo il moderato Bakhtiar. Ma il furore del popolo fu inarrestabile e lo scià Reza Pahlevi fu costretto a fuggire negli Stati Uniti con tutta la famiglia il 16 gennaio 1979.
Il successivo 1° febbraio invece Khomeini tornava in patria., chiamava al governo un nuovo primo ministro, Bazargan, ed il 12 febbraio proclamava la Repubblica Islamica. In realtà il potere fu gestito da un Consiglio Rivoluzionario Islamico, designato dallo stesso Khomeini il quale con la nuova Costituzione fu insignito della carica a vita di “guida” religiosa del paese.
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