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INTERVISTA A GIOVANNI DI STEFANO SU ARKAN E MILOSEVIC (II PARTE)

Fonte: Lo spettro - 8/06/2002

Come ha conosciuto Milosevic?

“Nel 1992. Mi ha rilasciato il passaporto e la cittadinanza per meriti speciali il 22 di novembre del 1992”.

Quali sono questi  meriti speciali?

“I consigli. Consigli importanti, Glieli ho sempre dati e Milosevic li ha accettati, ma a volte anche tralasciati”

E come mai si è rivolto a lei?. Non c’erano avvocati bravi nel suo paese?

“C’erano, come no.  C’erano. Ma erano tempi difficili. Tutti scappavano, io ho avuto il coraggio di restare.  Quando arrivavano le bombe su Belgrado, nel 1999, tutti sono scappati via. Io invece il 24 marzo sono partito per Belgrado per essere con il presidente e con Arkan. Uno non può mangiare al tavolo di un amico, di un cliente e poi scappare nel momento in cui l’amico è in difficoltà. Questo sono io, Giovanni Di Stefano, di Petrella Tirfernina, figlio di gente leale. Neanche i romani ci hanno conquistato a noi”.

Che idea  si è fatto della vicenda Telekom-Serbia?

“Ho fatto già molte dichiarazioni in merito a questa vicenda. Una cosa è sicura: Che il presidente della Repubblica Scalfaro era a conoscenza di tutta la vicenda; Dini era più di altri a conoscenza e Piero Fassino era anche lui a conoscenza. Milosevic voleva fare una richiesta formale al presidente Scalfaro per un annuncio pubblico dell’operazione. Non conoscevano il numero di fax del Quirinale. E così ho procurato il numero di fax e abbiamo spedito una richiesta al presidente Scalfaro per invitarlo a presentare pubblicamente questa operazione. Non so cosa sia successo dopo. Dini era a conoscenza di tutti i dettagli tramite la nostra ambasciata a Belgrado”.

Si è parlato di tangenti…

“Questa è una stronzata. Non esistono tangenti. La Commissione pagata era di 5 milioni di dollari per la Natwest Capital Market che era la banca intermediara in cui Douglas Hurd, ex ministro degli esteri inglese, è il direttore e dirigente. So che ora gli inglesi mi odieranno di più per aver riferito pubblicamente queste informazioni, ma non posso farci niente. E’ la verità. Non è andata avanti la presentazione ufficiale con Scalfaro e Dini, perché la notizia dell’operazione con la banca NatWest, è  stata resa pubblica su tutti i giornali internazionali. Oggi la Telekom Italia ha ancora un debito di 100 miliardi circa di vecchie lire. L’italia ha fatto anche un grande affare con quell’operazione. Per un bel po’ di tempo c’erano i dirigenti italiani lì a Belgrado. Non è che hanno dato solo i soldi e hanno fatto un’apparizione, hanno lavorato. L’errore che hanno commesso i dirigente serbi è che hanno coinvolto la Bulgaria che non era  consistente come l’Italia e  la Grecia come  tecnologia. E lì sicuramente ci saranno state tangenti, ma non per l’Italia. Poi è stato sostituito il direttore di Telekom Serbia e hanno messo un altro”.

Ma si dice che questi soldi siano serviti a finanziare  Milosevic per altri fini.

“Mica c’era una condizione sul contratto. Se io dò i soldi al Ruanda poi loro ne possono fare quello che vogliono. Così diceva anche Yeltsin. La banca mondiale ci dà i soldi in Russia, poi decidiamo noi cosa fare. Se io  voglio farmi dei palazzi sono affari miei. Mi avete fatto il finanziamento? C’erano le condizioni? Sul contratto che ho visto io non c’era alcun patto che i soldi dovevano essere per forza utilizzati in un certo modo”

Questo però è un modo per sostenere il governo in carica.

“E’ una questione politica. Però al momento che si arriva al contratto economico non puoi mettere condizioni”.

Si dice anche che durante la guerra con la Nato c’era chi aggirava l’embargo per muovere soldi che erano in alcuni conti svizzeri?

“No. Questo non è vero. Quello che ha fatto Arkan e sostenuto anche da me è stato  il movimento del petrolio. Sono stati comprati medicinali e generi alimentari che erano proibiti. Arkan non è stato mai contrabbandiere di sigarette, perché lui non fumava, non prendeva droga e non approvava queste cose”.

I generi Alimentari servivano come una copertura per triangolazioni internazionali per riciclaggio di denaro attraverso l’ordine ospedaliero di Malta?

“Non lo so. So che ho aiutato anch’io a comprare petrolio per farlo entrare in Iugoslavia”

Con quali soldi?

“Soldi Iugoslavi. Si pagava con marchi tedeschi. Pagamenti in cash, contanti. Non c’erano soldi bloccati. Si deve anche capire  cosa significa riciclaggio dei soldi. C’è una confusione, una paranoia su questo. Se io cambio un miliardo e lo spedisco in Inghilterra, da lì lo spedisco in america, in Argentina, in Francia e in Italia, perché è un reato? E’ una stupidaggine e perdo solo tempo. Il riciclaggio comincia da un reato. Se non c’è il reato iniziale dei soldi puoi fare quello che diavolo vuoi. Anche Behjet Pacolli, l’Albanese che sta in Svizzera con la cantante (l’ex marito di Anna Oxa - ndr),  accusava  Arkan di riciclaggio di soldi. No. Il riciclaggio comincia con un reato. Non è un reato che una persona vende una cosa e poi mette i soldi in diversi conti”.

E da quali nazioni comperava le merci se c’era l’embargo?

“Da tutte le nazioni Europee. Erano tutti pronti. Anche l’Italia, da qui arrivava più di tutti. Anche in Iraq dove c’è l’embargo avviene la stessa cosa. C’è uno scambio quotidiano di petrolio con la Giordania e i paesi vicini. Perché la gente è stufa di essere condizionata dagli americani e dagli inglesi. Perché quando tu sei vicino quel paese e hai abbastanza da mangiare per te, l’altro te lo vendi, che te ne frega che quello che sta a seimila chilometri di distanza ha dichiarato l’embargo. Si deve riflettere su una cosa: gli Usa non hanno mai messo l’embargo con il Messico o gli altri paesi confinanti, anche se ci sono problemi di droga che va tra una frontiera e l’altra.  Anche con il Canada non l’ha mai fatto. Perché l’embargo non regge tra pesi confinanti.. Con l’Inghilterra e la Francia l’ha fatto, ma l’ultima volta nel 53. Ha bloccati i conti per due settimane, ma ha dovuto rinunciarvi subito perché c’era la corsa delle altre nazioni trafficare con Francia e Inghilterra.

Ma  si dice che per queste “triangolazioni” ci si è rivolto anche a Licio Gelli,  l’ex gran maestro della P2.

“Licio Gelli è stato contattato ma non dalla Ygoslavia, da altre situazioni politiche. Lui è stato in Montenegro dove la massoneria è ben presente. So che da lì ha cercato di intervenire nella situazione yugoslava, ma non se ne è fatto mai niente. Non mi risulta che abbia fatto qualche operazione finanziaria”.

Ma Milosevic è massone?

“No, assolutamente”.

E lei?

“Nemmeno io”.  

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