|
di Marco Dolcetta
Ben lungi dall'essere una personalità completamente oscura, il Fiuhrer ha sempre avuto una sorta di seconda faccia quasi «femminile», con interessi romantici e vagamente decadenti. Ricordiamo, ad esempio, che uno dei suoi quadri preferiti era L'Isola dei morti di Boecklin. In modo perfettamente coerente con questo tipo di carattere, egli coltivò fin da giovanissimo un forte interesse per un esoterismo un po' a la page, fatto di frequentazioni prototeosofiche e attenzione verso leggende piene di mistero come quella della lancia di Longino.
Una volta giunto al potere Hitler dovette, almeno ufficialmente, prendere le distanze dal sottobosco esoterico in cui si era formato: per mantenere una Germania forte e unita sotto il suo controllo era infatti necessario trattare con cattolici e protestanti. Essi non avrebbero di certo potuto appoggiare un capo di Stato esoterista e mago. Intanto, però, Himmler e 1'Ahnenerbe continuavano a lavorare, all'interno delle SS, a un'altra immagine del Fiuhrer, più che mai intrisa di misticismo e messianesimo. Era quella del leader para-religioso the fondava il mito del1'Uomo Nuovo, in grado di ricreare a propria immagine la Germania e il mondo intero. Vi era, insomma,
una sorta di « corpo doppio» di Hitler. Da una parte quello ufficiale, il capo di stato accorto, duro ma non brutale, sicuro di se e innamorato del suo popolo. Dall'altra parte il Messia, il fondatore di un neopaganesimo superomista che avrebbe dovuto travolgere ogni altraspiritualità e ogni altra religione al mondo. Hitler, comunque, di per se era immune dal rischio di divenire seguace dell'uno o dell'altro culto esoterico, in quanto considerava se stesso come un Eone messianico al quale era stata affidata la missione divina di salvare la Germania dal Male, incarnato nel giudaismo internazionale. Paradossalmente questa stessa matrice era improntata, per via di lasciti folcloristico-culturali, a un
modello del “Salvatore” e del «popolo eletto» già fortemente giudaizzata. Il messianesimo iranico-giudaico quindi, dopo essere stato capovolto, veniva ora rimosso e rigettato come altro da se. Quel che Nietzsche aveva anticristicamente predetto verrà incarnato dal Fiuhrer, nuovo empito creatore per un mondo nuovo: il Verbo del Mein Kampf si fa carne in lui, ed egli annunciò se stesso come «sovrano della sinarchia ventura», come chakravarti e saoyshant, `unto del Signore', come maytra, `confortato' (così come si evince dagli scritti di Degrelle sul Reich millenario e dalle analisi di Savitri Devi Maharani, che riconosceva in Hitler lo swastikaChakravarti,
`volgitore della ruota celeste'). Non stupisce pertanto il fatto the egli si paragonò a Gesù Cristo. Il suo pensiero é prigioniero del riscatto dalla modestia piccolo-borghese che spense gli empiti liberatori della sua giovinezza in Austria, trascorsa fra modeste mancanze di riconoscimenti e frustrazione della vocazione del genio. Una volta sul finire degli anni Venti, mentre faceva schioccare la frusta che portava di solito con se, disse: “Scacciare i Giudei mi fa pensare a Gesù nel tempio”. Oppure: “Cosi come fu per Cristo, anch'io ho un dovere verso il mio popolo”. Alla celebrazione di Natale nel 1920, egli sottolineò nuovamente il paragone tra la sua importanza
storica con quella di Gesù. Cristo aveva cambiato la concezione del tempo e così avrebbe fatto anche Hitler: la vittoria finale sul giudeo sarebbe stata 1'inizio di una nuova epoca nella storia del mondo. «Quello the Hitler aveva cominciato, Hitler avrebbe finito». Chiuso in una prigione utopico-ideologica, egli non riusciva a immaginare il mondo dopo di lui. Lo stesso Goebbels sostenne: «I tedeschi sono indegni del Fiuhrer, e senza di lui la Storia non e degna di essere vissuta». Hitler ordinò inoltre che all'annuncio della sua morte venisse trasmesso il Gottesdaemnerung di Wagner. In un discorso del 10 febbraio del 1933 parodià il Pater Noster promettendo che
sotto il suo governo un nuovo regno sarebbe venuto sulla terra e che questa sarebbe stata -la forza e la gloria, amen-. E aggiunse che, se non avesse adempiuto la sua missione, avrebbe dovuto essere crocifisso. A Hitler piaceva ricordare ai suoi seguaci 1'importanza simbolica del 1919, anno in cui decise di intraprendere la sua missione. Raccontò un suo aiutante che, durante la degenza in un ospedale militare, egli aveva addirittura avuto una visione soprannaturale che gli ordinava di salvare la Germania. In un discorso ai comandanti generali delle Forze Armate, i123 novembre del 1939, egli affermò: «Quando cominciai il mio lavoro politico nel 1919 lo concepii come una lotta eterna fra contrapposti
principi. Dopo diventai un politico e cominciai la lotta contro il mio nemico». In fondo quella era una data importante: aveva trent'anni, la stessa età simbolica del compimento dei tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, la stessa età in cui Gesù Cristo cominciò la sua missione per salvare l'umanità dall'ipocrisia giudaica. L’idea di idealizzarsi come una sorta di vicario di Dio e di identificarsi con il Cristo si manifestò in varie occasioni. Scrisse nel Discorso del 14 marzo del 1936, a Monaco: «Prendo la strada che la Provvidenza mi detta con tutta la fiducia di un sonnambulo». In quello del 31 luglio del 1937 a Breslau: «Dio ha creato questa
gente ed è cresciuta secondo la sua volontà. Secondo la nostra volontà, rimarrà e non morirà». E in quello del 9 aprile del 1938, a Vienna: «Io credo che sia stata la volontà di Dio a mandare un ragazzo nel Reich, che e cresciuto per diventare il Fiuhrer della Nazione». A Hitler non piaceva sentir dire che le strade di Dio non gli fossero state rivelate. Guai a contraddirlo nella sua funzione di interprete dei disegni reconditi della Provvidenza. Una volta un aiutante gli fece notare che «Dio non lascia la gente guardare nelle Sue carte». Hitler andò su tutte le furie fino al punto di temere un attacco cardiaco. Ordinò all'aiutante di non
ripetere mai più quella frase offensiva alla sua « augusta presenza». La sensazione autoipnotica che derivava dal ritenersi guidato dall'alto si intensificò col passare del tempo. L'11 settembre del 1935 disse: «Ciò che è stato negato a milioni di persone ci è stato dato dalla Provvidenza, e il nostro lavoro verrà ricordato dai nostri ultimi posteri». In un discorso nella sua città di Linz, il 12 marzo del 1938: “Quando una volta partivo da questa città, portavo con me la stessa confessione di fiducia che mi riempie oggi [...] Se la Provvidenza mi aveva chiamato per uscire da questa città [...] allora la Provvidenza mi deve aver dato una
missione”. Le sue convinzioni si rafforzarono viste tutte le volte che sfuggì miracolosamente all'assassinio. Dopo la disfatta del complotto dei generali Wehrmacht del 20 luglio del 1944, affermò: “Ora l'Onnipotente ha fermato le loro mani un'altra volta. Non pensi anche tu che lo devo considerare come un segno del destino che intende preservare un compito per me?”. Il suo cameriere lo ricordava molto calmo quando sosteneva: «Questa è una nuova prova che sono stato selezionato tra gli altri uomini dalla Provvidenza per guidare la Germania verso la vittoria. Ebbene sono stato salvato, mentre altri avrebbero dovuto morire: è più chiaro che mai che il destino della
Germania è nelle mie mani».

|