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Uccise gli ebrei perché lo avevano aiutato quando era povero e perché costituivano il bersaglio più accessibile. Per evitare la penosa sensazione di sentirsi inetto e non accettato, la sua mente divenne uno specchio distorto: Hitler vedeva se stesso come una gigantesca figura imperiale, che copriva con la sua ombra il mondo intero. Meglio l'ira che la depressione. E' una manovra difensiva: comportandosi in modo irascibile, il soggetto nega la propria paura di essere "nessuno".
La soluzione che adottano spesso i narcisisti frustrati come lui è di "corazzarsi" tendendo i muscoli del corpo, tanto da impedire l'espressione di qualsiasi sentimento per formare uno scudo contro gli oltraggi provenienti dall'esterno e contro gli impulsi interiori. Il corpo di Hitler era rigido, tutto d'un pezzo, come un bunker che deve resistere agli attacchi.
Anche la sua scrittura è rigida. Il rigo sembra retto ma a una attenta analisi si rivela tortuoso, svelando astuzia, insidia, disprezzo per le persone corrette, sentimenti devianti nascosti sotto un'apparenza di rettitudine.
Quella di Hitler dunque è la scrittura di chi ha bisogno di identificarsi con un'immagine grandiosa per ignorare la molestia della propria realtà interiore: l'apparenza esterna diventa un modo di conquistare l'accettazione degli altri e di acquisire potere su di loro: ma bisogna aggiungere che più un soggetto simile ha successo, più diventa rabbioso. In fondo non può tollerare il successo, deve inevitabilmente distruggere i risultati dei suoi sforzi e siccome ugualmente intollerabile gli è il fallimento, si trova condannato ad affermarsi in una lotta priva di significato, in quanto il trionfo non ha maggior valore della più squallida
sconfitta.
Hitler è intelligente, possessore di talento e doti organizzative non comuni, portato a esprimersi con tonalità molto personali. Gli inganni, i raggiri lo terrorizzano (tagli della "t" cortissimi), ma essendo impetuoso, impaziente, sopravvaluta le proprie forze e non si presta all'autocritica, né all'autorettifica (moto tronfio). Raffinato, gli piace l'espressione artistica, gli piace muoversi; il sesso invece risente di una patologica situazione edipica che porta a sopprimere i sentimenti sessuali, il che equivale a una castrazione psicologica che lascia impotenti. Profondamente è questa impotenza che sta alla base della lotta per il potere.
E' un comportamento psicotico, quello del Führer, tipico di una personalità narcisista in cui mancano i sentimenti, perché manca la sensazione della propria esistenza (scrittura piccolissima). Quelli come lui, per continuare a vivere, non devono solo sentirsi migliori degli altri, ma credersi al di sopra di tutti, sempre per non rivelare le paure e i bisogni che essi stessi non sanno ascoltare.
Da "Le ire di un narcisista"
di Agata Geraci
Da "Historia", n. 419 - Gennaio 1993
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