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IL REGIME DI HASSAN II IN MAROCCO

 

Fonte: Encarta

Il regime di Hassan II

Hassan instaurò in breve tempo un regime severo, colpendo con violenza il movimento nazionalista e ogni tipo di opposizione alla monarchia. Il sistema repressivo, affidato ai servizi segreti, si indurì ulteriormente nel 1971-1972, quando Hassan II venne fatto segno da due tentativi di colpo di stato e da un un attentato. Nel 1973, sessanta persone ritenute responsabili dei due tentativi di colpo di stato vennero prelevate da una prigione della capitale e relegate in condizioni inumane nelle celle sotterranee di una caserma dell’Alto Atlante, la famigerata Tazmamart. Nonostante la dura repressione, Hassan II riuscì a conquistarsi un vasto consenso sfruttando la causa nazionalista del Sahara Occidentale, che trovava d’accordo tutte le forze politiche del paese.

La guerra del Sahara

Nel 1975, all’annuncio del ritiro della Spagna dal Sahara Occidentale, il Marocco invase pacificamente la regione con la “marcia verde”, mettendo la comunità internazionale di fronte al fatto compiuto. Nel 1976 il Sahara Occidentale fu annesso per due terzi al Marocco e per un terzo alla Mauritania. Il nuovo assetto non venne accettato dal Fronte Polisario, il movimento nazionalista saharawi, che proclamò l'indipendenza della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), riconosciuta in seguito da molti membri dell'Organizzazione per l'unità africana. Sebbene indebolito dai continui episodi di guerriglia e dai frequenti disordini interni, il Marocco non abbandonò il territorio conteso, inviando altre truppe a proteggerne le miniere di fosfati e le città più importanti. Nel 1984, per protesta contro l'ammissione di una delegazione del Fronte Polisario, Rabat abbandonò l'Organizzazione per l'unità africana.

Nel 1981 il Marocco e il Polisario, nell'intento di porre fine al conflitto, accettarono un piano delle Nazioni Unite, che rimase tuttavia lettera morta per i contrasti circa la definizione del corpo elettorale che avrebbe dovuto decidere, con un referendum, il futuro della regione contesa.

Trasformazione del “sistema Hassan”

Sempre più legato agli Stati Uniti, Hassan II assunse una posizione più defilata nei confronti della questione palestinese e riallacciò i rapporti con Israele. Questo provocò un isolamento del paese nell'ambito della comunità araba. La situazione politica interna e la crisi economica agli inizi degli anni Ottanta provocò un forte malcontento che si espresse con una serie di manifestazioni e rivolte antigovernative, alle quali la monarchia rispose con la consueta violenza. Fatto segno dalle critiche internazionali, Hassan II tentò di riallacciare il dialogo con le opposizioni, che ne respinsero tuttavia le proposte, ritenendole insoddisfacenti.



Nella seconda metà degli anni Ottanta Hassan II si ritrovò in forti difficoltà; egli infatti aveva da una parte bisogno di ricostruirsi una migliore immagine internazionale, dall’altra di rafforzare la monarchia in vista di nuovo pericolo che si andava profilando con la comparsa dei movimenti fondamentalisti islamici. Il re alawita, come diretto discendente del profeta Maometto e “capo dei credenti”, godeva di un grande prestigio presso la comunità islamica marocchina; questo però non lo sottraeva alle critiche delle reti fondamentaliste islamiche da poco attive in Marocco.

Stretto tra più fronti, per accattivarsi la fedeltà dei religiosi nel 1988 Hassan II inaugurò un’enorme moschea a Casablanca, dotata di un minareto alto 172 metri (chiamato “faro dell’islam”); per migliorare il rapporto con le opposizioni e con la comunità internazionale nel 1991 concesse la grazia a 2.000 detenuti (tra cui diversi membri del Fronte Polisario) e fece liberare, dopo 18 anni, i 31 sopravvissuti della fortezza di Tazmamart, che venne rasa al suolo. Nel 1994 una nuova grazia venne concessa a uno dei principali membri dell’opposizione socialista marocchina, Mohamed Basri, che l’anno seguente poté rientrare in Marocco dopo un lungo esilio. Questa apertura, seppure ritenuta ancora insufficiente dalle opposizioni, valse al Marocco l’avvio di negoziati con l’Unione Europea e con la firma di importanti accordi commerciali nel 1995.

La questione della successione rappresentò l’altro importante aspetto della politica di apertura di Hassan II. Nell’intento di assicurare la stabilità della monarchia nel nuovo progetto istituzionale, nel 1996 il re designò come successore al trono il figlio Sidi Mohamed e nel febbraio 1997 propose una nuova Costituzione, che venne approvata dalle opposizioni.

Governo di alternanza

Le elezioni legislative del novembre 1997 cambiarono radicalmente il panorama politico marocchino. All’arretramento dell’Istiqlal corrispose infatti il successo della principale forza di opposizione, l'Unione socialista delle forze popolari (USFP). Il risultato elettorale aprì una fase inedita nel paese maghrebino; nel gennaio del 1998, per la prima volta dopo 40 anni, la guida di un governo di coalizione (comprendente tutti i maggiori partiti compreso l’Istiqlal) fu affidata infatti a un membro delle opposizioni: il leader socialista Abderrahmane Youssoufi, compagno di lotta di Ben Barka e reduce da un esilio durato quindici anni. Nello stesso anno il Marocco riavviò le relazioni con l’Algeria.

Il nuovo governo si trovò a fronteggiare pressanti problemi: un’acuta crisi economica, una squilibrata ripartizione del reddito (con i poveri aumentati, secondo la Banca mondiale, da 3,5 a più di 5 milioni nel corso degli anni Novanta), una disoccupazione che colpiva più del 30% della popolazione, l’insorgenza del fondamentalismo islamico. L’altra grande questione all’ordine del giorno era rappresentata dal Sahara Occidentale, in attesa di un referendum sull’autodeterminazione che il Marocco continuava tuttavia a rimandare; l’ultimo rinvio, agli inizi del 1999, provocò la protesta del Fronte Polisario, che minacciò la ripresa delle attività di guerriglia.

Nel luglio 1999 Hassan II morì e sul trono del Marocco salì il figlio Sidi Mohamed con il nome di Mohamed VI.

 Sottofondo: Opera 57 (Beethoven)

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HASSAN II




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