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Hāfiz al-Asad, ﺣﺎﻓﻆ
الأسد,
(6 ottobre 1930 - 10 giugno 2000) è stato il presidente della Siria dal
1971 fino alla morte nel 2000.
Hāfiz al-Asad è
stato il Presidente che per più tempo è rimasto al potere in
Siria, e grazie a lui il paese ha conosciuto una stabile e consolidata fase di
vita istituzionale dopo decenni di colpi di Stato. Il suo potere fortemente
autoritario, caratterizzato dalla teorica azione del partito Baath, ha dominato
per quasi un trentennio la vita politica della Siria.
Alla sua morte gli è
succeduto il figlio, attuale Presidente della Repubblica, Bashār al-Asad.
Gioventù
Hāfiz al-Asad nacque a
Qardaha, nell'Ovest siriano, all'interno del gruppo religioso minoritario
alawita. Fu il primo nella sua famiglia a poter studiare negli istituti
superiori d'insegnamento. Raggiunse le fila del partito Baath nel 1946 all'età
di 16 anni. Viste le difficoltà economiche della famiglia non poté
frequentare l'università cosicché al-Asad entrò nell'Accademia
Militare Siriana (dove incontrò Mustafa Tlass) dove poté ricevere
gratuitamente un'istruzione di tipo universitario. Mostrò un talento
notevole e questo gli consentì di essere inviato per l'addestramento in
Unione Sovietica. Nella sua progressione militare al-Asad divenne una figura
d'un certo rilievo. Nel 1958 l'unione fra Siria ed Egitto, che creò
l'effimera Repubblica Araba Unita (RAU) lo portò al Cairo dove lavorò
con altri ufficiali per porre fine all'Unione giustificando questo atto che
contrastava con i suoi asseriti ideali panarabi con l'argomentazione che la RAU
concentrava troppo potere nelle sole mani di un uomo, nella fattispecie Jamāl
‘Abd al-Nāṣer. Come risultato della sua attività,
al-Asad fu per un breve periodo imprigionato in Egitto fino alla rottura
dell'unione nel 1961, e Tlass scortò la sua famiglia in Siria dove egli
poté raggiungerla poco più tardi.
Nel caos che seguì la
dissoluzione della RAU, una coalizione di gruppi dell'ala sinistra del Baath
s'impadronì del potere. Asad fu nominato comandante dell'aviazione
militare siriana nel 1964. Lo Stato fu nominalmente guidato da Amīn al-Hāfiz,
un musulmano sunnita, ma attraverso il Baath, esso fu in effetti dominato da
una consorteria di giovani alawiti, una minoranza religiosa in Siria cui
apparteneva Hāfiz al-Asad.
Ascesa
al potere
Nel 1966 il Baath portò
a segno un colpo di Stato all'interno del regime e soppresse gli altri partiti
politici che partecipavano al governo. Asad diventò Ministro della
Difesa siriano e acquistò un'influenza notevole nella conduzione
politica governativa. Tuttavia esisteva una grande tensione fra l'ala radicale
che dominava il Baath, che aveva promosso una politica estera assai aggressiva
e una rapida riforma sociale del Paese, e la fazione militare di al-Asad che
era caratterizzata da un notevole pragmatismo. Dopo che l'ambiente militare era
stato ampiamente discreditato dalla fallimentare Guerra dei Sei Giorni nel 1967
e dopo il frustrante mancato intervento siriano nel conflitto
giordano-palestinese nel settembre 1970 (Settembre Nero, il conflitto esplose
all'interno del Governo siriano. Quando il Presidente Nureddin al-Atassi e il leader
di fatto, vice-Segretario Generale del partito Baath, capì il tradimento
che si stava ordendo e ordinò quindi ad al-Asad e a Tlass di abbandonare
ogni carica di partito e di governo, era troppo tardi: al-Asad rapidamente attuò
un incruento colpo di mano all'interno del partito, la cosiddetta
"rivoluzione correttiva" del 1970. Il partito fu sottoposto a una
purga, Atassi e Jadīd gettati in prigione e i fedeli di al-Asad inseriti
nei posti-chiave dell'amministrazione.
Lo
Stato di polizia
al-Asad ereditò un
regime dittatoriale costituito da anni d'instabile dominio dei militari e
progressivamente si orientò verso il monopartitismo, consentendo la sola
espressione di volontà del partito Baˁth. Con lui la situazione
politica, quindi, non mutò e anzi peggiorò, con la repressione
sempre più efficiente delle opposizioni e il condizionamento
dell'economia e della società in ogni suo settore, con vasto impiego di
polizia e di servizi d'informazione ( mukhābarāt ). Sotto
al-Asad si sviluppò al massimo anche il culto della personalità
che proponeva in modo pervasivo il Presidente come un saggio, giusto e forte
leader della Siria e del mondo arabo in generale, senza mai che la Siria sotto
di lui raggiungesse i livelli di repressione praticati nel confinante Iraq,
governato da una frazione rivale dello stesso partito Baath.
Stabilità
e riforme
Per quanto autoritario, il
governo di al-Asad ottenne qualche popolarità nel rendere la Siria un
paese stabile (essa aveva conosciuto una cinquantina di tentativi di colpi di
Stato a partire dal 1948). Furono avviate riforme sociali e progetti
infrastrutturali, il più significativo dei quali fu probabilmente la
diga Thawra ("rivoluzione") sul fiume Eufrate, edificata grazie
all'aiuto dell'URSS, che garantì al paese l'autosufficienza energetica e
un'importante possibilità di irrigazione più razionale dei campi.
L'istruzione pubblica e altri tipi di riforme coinvolsero sempre più
larghi strati della popolazione e il risultato fu un sensibile innegabile
innalzamento del tenore di vita.
Il secolarismo del governo comportò che molti membri delle minoranze
religiose siriane, quali la alawita, la drusa e le varie confessioni cristiane,
appoggiassero al-Asad per timore di un governo dominato dalla maggioritaria
comunità musulmana sunnita, sotto il quale non sarebbe stato improbabile
si esprimesse una politica caratterizzata da una qualche forma di intolleranza
religiosa ai loro danni.
al-Asad garantì
ovviamente la conservazione dei privilegi alla classe militare da cui egli
stesso proveniva. I bilanci dello Stato le riservarono quindi ampie risorse
finanziarie, mentre l'Unione Sovietica assicurava alla Siria tutto il materiale
militare e le relative tecnologie di cui essa credeva di aver bisogno.
Opposizione
etnica e religiosa
Queste politiche incontrarono
il consenso della maggioranza della popolazione, ma l'enfasi sull'arabismo,
significò anche che le popolazioni non-arabe fossero alquanto
discriminate, prima fra tutte la principale di tali minoranze, quella curda del
settentrione siriano, con varie decine di migliaia di Curdi che persero la loro
cittadinanza a causa delle campagne di arabizzazione volute dal regime che non
mancò di esercitare nell'occasione tutta la durezza della sua
repressione.
Hāfiz al-Asad operò
continuamente per assicurare la preminenza politica alla setta alawita cui egli
stesso apparteneva, e gli alawiti furono posti in tutti i gangli più
vitali dell'amministrazione civile e militare della Siria (un'eccezione
rilevante fu costituita tuttavia da Mustafa Tlass, ministro sunnita della
Difesa) ma la concentrazione di potere nelle mani di un gruppo religioso che
non raggiungeva il 10% della popolazione significò che gli altri gruppi
fossero esclusi dal potere statale, che gestiva monopolisticamente importanti
settori strategici dell'economia siriana. Tutto ciò non poteva che
creare tensione e la potenziale esplosione di acute forme di dissenso.
L'insurrezione
della Fratellanza Musulmana
Molti sunniti conservatori
considerano gli alawiti come una setta eretica allontanatasi dall'Islam e sono
insofferenti del fatto di essere governati da politici
"non-musulmani". al-Asad, per aver abbracciato il secolarismo e aver
contratto un'alleanza con l'Unione Sovietica (abbondantemente impopolare dopo
la sua occupazione militare dell'Afghanistan nel 1979) accrebbero la tensione
fra il governo e la leadership religiosa sunnita del paese. Alla fine degli
anni '70, il dissenso religioso divenne sempre più pronunciato e le
politiche oppressive del regime spinsero i dissenzienti non fondamentalisti a
riunire le proprie forze con gruppi quali la Fratellanza Musulmana. I
fondamentalisti religiosi ritrassero il Presidente siriano come un "nemico
di Allah", un "ateo" o addirittura "un Maronita", un
appartenente cioè a un rito cristiano le cui milizie stavano a quel
tempo combattendo contro i sunniti in Libano. Passo dopo passo l'opposizione
sotterranea diventò violenta, arrivando al livello d'insurrezione e
aspre rappresaglie militari presto realizzarono un'escalation violenta.
Durante i primi degli anni '80
la Fratellanza Musulmana organizzò una serie di attacchi dinamitardi
contro il governo e i suoi rappresentanti, incluso un attentato quasi riuscito
per assassinare al-Asad il 26 giugno 1980, nel corso di un ricevimento
ufficiale di Stato in onore del Presidente del Mali. Una raffica di
mitragliatrice lo mancò e al-Asad fu rapido nell'allontanare con un
calcio una granata scagliatagli contro mentre una sua guardia del corpo si
sacrificò per attutire l'esplosione di una seconda granata.
Sopravvissuto con solo lievi ferite, la vendetta di al-Asad fu rapida e
spietata: solo poche ore più tardi varie centinaia di integralisti
furono imprigionate e uccise in un massacro condotto da suo fratello Rifā'at
al-Asad nella prigione di Tadmur.
Si accrebbero richiami alla
vendetta all'interno della Fratellanza e attacchi dinamitardi si
intensificarono.Gli eventi culminarono in un'insurrezione generale nella città
conservatrice sunnita di Hama nel febbraio del 1982. La scusa fu la proposta
del regime di emendare la Costituzione, cancellando l'articolo che esigeva per
la carica presidenziale l'appartenenza alla fede islamica.
Fondamentalisti e attivisti di altre opposizioni al regime proclamarono Hama
"città liberata" ed esortarono la Siria a insorgere contro
l'"infedele". I combattenti della Fratellanza spazzarono via i
baathisti, arrestando nelle sedi governative impiegati statali e sospetti
fautori del regime e uccidendone circa 50.
Agli occhi di al-Asad, questa
era guerra totale. L'esercito fu mobilitato, e Hāfiz ancora una volta inviò
le forze speciali e gli agenti dei Mukhabarāt in città. Dopo aver
incontrato una fiera resistenza, essi fecero uso dell'artiglieria per ridurre
Hama alla sottomissione. Dopo una battaglia di due settimane, la città
tornò ad essere saldamente sotto controllo governativo. Seguirono poi
numerose settimane di torture e di esecuzioni di massa di sospetti
simpatizzanti dei ribelli, che portarono alla morte molte migliaia di costoro
in ciò che divenne noto come massacro di Hama. Robert Fisk, che fu a
Hama poco dopo il massacro, stimò a 10.000-20.000 i cittadini uccisi ma,
secondo Thomas Friedman, il numero delle vittime era di 38.000 persone. Gran
parte della città vecchia fu completamente distrutta, inclusi i palazzi,
moschee, resti archeologici e il famoso Palazzo Azem.
Dopo l'insurrezione di Hama, il movimento fondamentalista fu spezzato e la
Fratellanza dopo quel momento fu costretta ad operare in esilio. La repressione
governativa in Siria si accrebbe considerevolmente, avendo al-Asad vanificato a
Hama ogni gesto di buona volontà precedentemente espresso nei confronti
della maggioranza sunnita, costringendosi a contare sulla pura forza per
rimanere al potere.
La
sfida
Nel 1983, Hāfiz subì
un attacco cardiaco e fu confinato in un ospedale. Nominò un Consiglio
di sei persone per governare il paese nel corso della sua forzata assenza, fra
cui il da lungo tempo ministro della Difesa Mustafa Tlass. Curiosamente tutti
erano sunniti, forse perché questo non avrebbe loro consentito di avere alcun
potere sulla minoranza alawita che dominava il governo, mettendoli al di fuori
di ogni tentazione d'accaparrarsi il potere. Ciò malgrado si diffusero
voci che Hāfiz era morto o prossimo a morire, e in effetti le sue
condizioni di salute erano assai serie. Nel 1984 il fratello di al-Asad,
cercò di usare le forze di sicurezza interne che erano sotto il suo
controllo per impadronirsi del potere. Le truppe della Compagnia di Difesa
di Rifāaat, forti di circa 50.000 uomini e che disponevano di carri armati
e, cominciarono a istituire posti di blocco a Damasco e le tensioni fra chi
restava fedele ad Hāfiz e i sostenitori di Rifāaat giunsero vicino al
punto di rottura. L'emergenza non si concluse finché Hāfiz, ancora
seriamente infermo, s'alzò dal suo letto di degenza per riprendere il
potere in mano e parlare alla nazione. Egli quindi trasferì il comando
della Compagnia di Difesa ad altra persona e, senza elevare alcuna
accusa formale, spedì Rifāaat in un'indefinita "visita di
lavoro" in Francia.
Politica
estera
Israele
La politica estera di al-Asad
fu condizionata dalle relazioni della Siria con Israele, per quanto questo
conflitto fosse esploso prima della sua presa di potere e gli sia sopravvissuto
dopo la morte. Nel corso della sua presidenza, la Siria svolse un ruolo
principale nella guerra arabo-israeliana del 1973. La guerra è
presentata dal governo siriano come un vittoria, malgrado le pesanti perdite
subite e l'avanzata israeliana, dal momento che la Siria riprese il controllo
di una parte del suo territorio occupato da Israele dopo la guerra dei sei
giorni del 1967, grazie a negoziati condotti dal Segretario di Stato USA Henry
Kissinger.
Da allora la Siria di al-Asad
osservò scrupolosamente la linea monitorata dalle Nazioni Unite di
cessate-il-fuoco sulle alture occupate del Golan, impiegando per converso
elementi non-siriani quali il Partito di Dio ( Hezbollah ) e vari gruppi
estremistici palestinesi per effettuare pressioni su Israele. La Siria nega
qualsiasi riconoscimento allo Stato d'Israele e preferisce parlare, riferendosi
ad esso, di "entità sionista". Solo a metà degli anni
Novanta Hāfiz moderò alquanto la sua politica verso Israele, dal
momento che aveva capito che la mancanza di sostegno sovietico avrebbe
comportato la necessità di un diverso assetto regionale nella regione
vicino-orientale. Pressato dagli USA, egli s'impegnò in negoziati sulle
Alture del Golan occupate militarmente da Israele ma questi colloqui infine
fallirono, assai probabilmente anche per le strategiche questioni idriche
connesse al controllo di tali zone.
I
Palestinesi
L'atteggiamento ostile verso
Israele significò sostegno esplicito ai Palestinesi, ma questo non si
tradusse in relazioni amichevoli con le loro organizzazioni. Hāfiz al-Asad
fu sempre cauto nei confronti delle organizzazioni indipendenti palestinesi,
dal momento che preferiva porre la causa palestinese sotto il controllo siriano
per usarla come un'arma politica. Presto sviluppò un'implacabile
avversione verso l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di Yāsir
Arafāt, contro la quale la Siria ebbe cruenti scontri in Libano.
Quando Arafāt spostò
l'OLP su posizioni più moderate, cercando un compromesso con Israele,
anche al-Asad temette l'isolamento regionale e reagì irritato alle
operazioni clandestine condotte nei campi dei rifugiati palestinesi in Siria.
Arafat fu accusato dalla Siria di essere un pazzo furfante e una marionetta
degli statunitensi, e accusandolo di aver sostenuto la rivolta di Hama, al-Asad
puntò nel 1983 sulla ribellione del colonnello Abū Mūsā,
scoppiata all'interno del movimento di Arafāt, al-Fath. Un certo numero di
attentati siriani per uccidere Arafāt fu portato a termine ma senza
successo. Nel 1999, al-Asad ispirò le dichiarazioni del suo braccio
destro, il fedelissimo ministro Mustafa Tlass, secondo le quali Arafat era
"il figlio di 60.000 prostitute e di 60.000 cani", oltre a
paragonarlo a una danzatrice spogliarellista e a un gatto nero, chiamandolo
codardo e, infine, indicando che il leader palestinese era sempre più
abietto.
Una concreta strategia,
secondo molti osservatori internazionali non precisamente amichevoli nei
confronti della Siria, sarebbe stata quella di minare l'autorità di Arafāt
appoggiando gruppi radicaleggianti all'interno e all'esterno dell'OLP. In
questo modo la Siria si sarebbe assicurata una qualche influenza nella politica
dell'OLP, riuscendo a far letteralmente saltare ogni tentativo di negoziato con
gli USA e Israele mediante il sostegno assicurato a gruppi terroristici.
Malgrado questa tesi sia lungi dall'essere dimostrabile al di là di ogni
ragionevole dubbio e sia diventata funzionale alla politica intrapresa nel
corso delle due presidenze statunitensi di George W. Bush, non c'è
dubbio che l'organizzazione dell'OLP al-Sāiqa sia stata sotto il diretto e
completo controllo siriano mentre sotto il governo di Hāfiz, gruppi quali
il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina-Comando Generale (FPLP-CG) e
altri ancora divennero amici del regime siriano.
Negli ultimi anni la Siria si è messa in luce per aver garantito aiuto e
sostegno a organizzazioni palestinesi fondamentaliste quali Hamās e Jihad
Islamica Palestinese (più semplicemente "Jihad Islamica").
Libano
La Siria dispiegò anche
truppe, ostensibilmente in funzione di forza di pace, in Libano nel 1976, in
un'altra delle principali decisioni assunte da al-Asad in politica estera. Ciò
avvenne in un quadro in cui la guerra civile mieteva da tempo vittime in
Libano, con Drusi e Palestinesi inizialmente alleati contro le milizie
cristiane conservatrici. Le alleanze in un secondo momento però si
modificarono, in un quadro strategico sempre più complesso e meno
esclusivamente libanese, che portò anche gli sciiti a confliggere nel
Sud Libano coi rifugiati Palestinesi mentre, sempre nel meridione libanese,
Israele tentava di crearsi una zona-cuscinetto, affidata a un compiacente
"Esercito Arabo del Sud-Libano" composto da elementi cristiani
reazionari e ferocemente anti-palestinesi, anche a prescindere dal fatto che
fra i Palestinesi non mancavano minoranze tutt'altro che esigue di fede
cristiana.
Le ingerenze israeliane,
giustificate o meno che fossero da motivazioni di sicurezza (non era infatti
assente ancora una volta il problema delle risorse idriche, con gli affluenti
del fiume Giordano, l'Awani e il Litani ricadenti nelle aree controllate dalla
milizia cristiana-maronita, armata ed equipaggiata da Israele), appesantirono
di molto il quadro già drammatico libanese, inducendo gruppi arabi e
non-arabi anti-israeliani a intervenire sempre più pesantemente nel
Libano e nelle regioni settentrionali israeliane della Galilea.
I paesi arabi, sempre più
preoccupati dall'internazionalizzazione della crisi libanese, raggiunsero a Riyād
un accordo in base al quale una forza militare inter-araba di dissuasione (FAD)
sarebbe stata autorizzata a entrare in Libano per porvi fine ai combattimenti.
La Forza Araba di Dissuasione, dopo un iniziale spiegamento di alcune unità
arabe, si ridusse ad essere una forza militare quasi interamente siriana. Il
risultato di metter fine ai combattimenti fu conseguito con maniere decisamente
forti e col discreto consenso statunitense che ebbe come contropartita la
partecipazione siriana, sia pur simbolica, alla prima guerra del Golfo contro
l'Iraq di Saddam Husayn che aveva proditoriamente occupato il Kuwait. La FAD
però, acquartieratasi col grosso delle sue forze nella pianura della Beqāa,
si trasformò in una sostanziale forza di occupazione, pur nel formale
riconoscimento del suo ruolo da parte dei Maroniti, avviati a soccombere nel
conflitto civile.
Su raccomandazione statunitense, Israele ritirò la sua copertura aerea
concessa di fatto al governo militare libanese di Michel Aoun (Michel 'Awn) e,
dopo un distruttivo bombardamento aereo, le forze siriane posero sotto
controllo Beirut e il palazzo presidenziale. al-Asad senza indugio avviò
la stesura di trattati bilaterali scritti col Libano di "cooperazione e
amicizia", favorendo un governo libanese, desunto di qualsiasi autonomia,
che assicurò alla Siria un indefinito dominio del paese.
A mo' di governatore
provinciale del Libano, al-Asad insediò un uomo forte nella persona di
Ghazi Kanaan, che governò dalla Valle della Beqā'. Da tale base la
Siria armò e usò i gruppi palestinesi ad essa fedeli e, cosa più
importante, il movimento libanese sciita dell'Hizbullah (lett. "Partito di
Dio"), l'organizzazione più determinata ed efficiente della
guerriglia anti-israeliana, di fatto padrona delle aree sud-libanesi in cui
Israele aveva pensato d'insediarsi per allontanare dai suoi centri abitati
della Galilea la linea del fuoco. Nel 2000 Israele sgomberò il
Sud-Libano e la Siria estese a tale regione il suo controllo, usando per
l'appunto Hizbullah.
Tale occupazione de facto
del Libano terminò solo nel 2005, a seguito dell'assassinio
dell'ex-Primo Ministro libanese Rafīq Harīrī, per il quale varie
testimonianze tiravano in ballo esponenti siriani appartenenti forse alla
stessa cerchia familiare degli al-Asad.
L'Iraq
di Saddam
Malgrado il fatto che l'Iraq
fosse governato da un'altra branca del partito Bath, le relazioni di al-Asad
col despota iracheno Saddam Hussein furono estremamente tese. La retorica
ostile comparve regolarmente nei discorsi fra le due parti e l'Iraq fu, fino
alla caduta di Saddām nel 2003, inserito nei passaporti siriani come uno
dei due Paesi in cui i cittadini siriani non potevano recarsi in visita
(l'altro era Israele). Ma, eccezion fatta per pochi incidenti minori di
frontiera e il reciproco sostegno contro i raid effettuati da gruppi
d'opposizione che talora traversavano la comune frontiera, nessun grave scontro
si verificò fino al 1991, quando la Siria raggiunse la coalizione voluta
e guidata dagli USA, e autorizzata dalle Nazioni Unite, per cacciare l'Iraq dal
Kuwait.
Morte
e successione
Asad guidò il Paese
fino alla sua morte nel 2000, provocata da un infarto cardiaco del miocardio
mentre parlava al telefono col Presidente libanese Emile Lahoud. Hāfez
aveva inizialmente designato suo figlio, Basil al-Asad a succedergli, ma Basil
morì in un incidente d'auto nel 1994. Hāfez allora richiamò
un secondo figlio, Bashār al-Asad, e lo sottopose a un intenso
addestramento militare e politico. Malgrado alcune preoccupazioni e fermenti
all'interno del regime, la successione infine ebbe luogo senza contrasti, e
Bashār guida oggi la Siria. Hāfez al-Asad è sepolto assieme a
Basil in un mausoleo nella sua città natale di Qardaha.
Sottofondo: Finale sinfonia 9 (Beethoven)
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