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Presidente del Ciad dal 1982 al 1990, Habré è stato soprannominato il "Pinochet africano" per l'efferatezza del suo governo. Secondo diverse organizzazioni internazionali, durante il suo regime sono state torturate oltre 200 mila persone e uccisi più di 40.000 oppositori politici. |
Otto anni di terrore. La parabola politica di Hissein Habré
è cominciata più di 30 anni fa: e' stato ex-membro del Frolinat, un gruppo ribelle attivo nel
Paese dal 1968; nel 1982 l’ambizioso Habré riesce ad approfittare del caos che regna in Ciad, dove si scontrano fazioni armate comandate da leader ribelli e ufficiali dell’esercito.
Prende il potere grazie al fondamentale appoggio della Francia. Per mantenere il controllo di uno
Stato dilaniato dalla guerra civile, Habré fonda la Dds (Direction de la Documentation et de la Sécurité), la polizia politica a cui verranno affidati tutti i lavori sporchi. Il controllo sulla società e la
paura di complotti spingono alla paranoia il regime di Habré. Comincia a distinguersi come uno dei dittatori più sanguinari del continente. Nella tristemente famosa “Piscina” di N’Djamena passano migliaia di presunti oppositori politici, torturati a volte dallo stesso presidente nei modi più bizzarri: i prigionieri più fortunati muoiono costretti a respirare i gas di scarico delle
macchine. Altri invece vengono infilati ancora vivi in sacchi della spazzatura e gettati nel Chari, il fiume della capitale. I cadaveri vengono lasciati per giorni a marcire nelle celle sovraffollate nell’intento di propagare malattie tra i
detenuti. Nessuno tra loro ha mai visto l’aula di un
tribunale. Per la maggior parte l’entrata nella “Piscina” è stato un viaggio senza ritorno. (Fonte: Peace Reporter)
L'internazionalizzazione del conflitto
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I contrasti all'interno del Frolinat ne provocarono la spaccatura e la continuazione della guerra civile. Nel 1980 la Libia intervenne a sostegno di Oueddei contro le forze ribelli guidate da Habré.
Il dittatore era sostenuto a sua volta dalla Francia, dallo Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo) e dall'Egitto. Dopo il ritiro delle forze di occupazione libiche nel 1981, Habré rinnovò l'offensiva:
le sue truppe conquistarono la capitale nel giugno del 1982. Nel 1983, con il sostegno della Libia, Oueddei formò un governo rivale nel nord del
Paese; i francesi, intanto, inviavano aiuti militari in appoggio ad Habré. Alla fine del 1988 le forze libiche furono
allontanate dal Ciad.
Nel 1990 Habré fu deposto da un colpo di
Stato del Movimento patriottico di salvezza; il leader di questo movimento, il generale Idriss Déby, assunse la carica di presidente. Nell'aprile del 1993 fu creato un Consiglio superiore di transizione, delegato a gestire l'avvio del processo di pacificazione. Le prime elezioni libere si tennero nel luglio 1996 in un paese ancora in preda alla violenza. Alla presidenza del paese fu eletto Déby, il cui partito, il Movimento patriottico di salvezza, vinse anche le elezioni legislative del 1997.
Nonostante la normalizzazione del quadro politico-istituzionale, conflitti etnici e disordini
sociali frappongono ostacoli alla fragile democrazia. Nel 1998 il governo e le forze ribelli che operano nel sud del
Paese hanno sottoscritto un accordo di pace. Nello stesso anno il Ciad ha rafforzato i suoi rapporti con la Libia e con il Marocco; la ripresa delle relazioni con Taiwan ha invece provocato una rottura con Pechino. Nel 2001 Idriss Déby è stato confermato alla presidenza del paese. (Fonte:
Encarta)
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Il post Habré: il
Ciad di Idriss Deby Itno
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Idriss Deby Itno
è sopravvissuto a due attacchi alla capitale Ndjamena negli
ultimi due anni. Nel corso dell'ultimo, ormai assediato nel palazzo
presidenziale, è stato salvato dall'esercito francese. |
La partita in Darfur
è un gioco tra il governo del Ciad e quello del Sudan. Deby ha
grosse responsabilità. Era il 2003 quando un gruppo di ribelli del
Darfur attaccò l'esercito sudanese, che poi reagì
impietosamente mettendone in fuga gli abitanti.
Il governo allora era impegnato nei colloqui di pace con l'SPLA di John
Garang: si è giunti alla pace tra Nord e Sud del Paese al termine
di una guerra durata oltre venti anni. L'accordo di pace ha portato alla
divisione del potere tra il governo di al Bechir e i rappresentanti del
Sud in vista di un referendum con il quale il Sud Sudan potrà
decidere la secessione da Karthoum. John Garang, iscritto nella lista
internazionale dei terroristi, è rimasto vittima di un incidente
aereo. L'accordo - secondo diversi analisti - è stato fondamentale
per permettere al petrolio sudanese di raggiungere i mercati. Le
infrastrutture sono state costruite dai cinesi, mentre il petrolio
è estratto da un gran numero di compagnie internazionali: tra
queste, BP e TOTAL.
All'indomani dell'11/9 il Sudan è diventato un alleato di ferro
degli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato ha più volte elogiato
i servizi sudanesi per il contributo alla "war on terror"; una
parte dell'Occidente però non ha colto questa novità e ha
continuato ottusamente ad accusare il regime “islamico” di
Karthoum dei peggiori crimini, fornendo una chiave di lettura fondata
sull'estremismo religioso secondo diversi osservatori fuorviante. Chiave
di lettura che continua ad essere spesa da numerose organizzazioni, che
continuano a parlare di genocidio islamico. In realtà il governo
di al Bechir è un governo che nasce da un colpo di stato militare
e solo in seguito sposa l'islamismo qaedista.
Il Darfur è una regione abitata da numerose etnie. Gli avversari
di Deby impiegano da anni il Darfur come retrovia della guerra al
dittatore, mentre questi finanzia e arma altri gruppi in funzione di
contro-insorgenza, accusando il governo sudanese di sostenere i suoi
nemici. Difficile attribuire torti e ragioni, ma una cosa si può
affermare per certa ed è che in Darfur non esiste un conflitto
animato da “islamici” e nemmeno da odio per le popolazioni
diverse in quanto di pelle nera.
In Ciad ci sono 290.000 profughi del Darfur, ma anche 700.000 profughi
interni, in fuga dalle rappresaglie di Deby, speculari a quelle dei
terribili janjaweed sudanesi, ma completamente sconosciute in Occidente.
Anche in Repubblica Centrafricana c'è quasi mezzo milione di
profughi, in questo caso in fuga dal dittatore locale, Bozizè.
Questi è giunto al potere con il sostegno di Deby e della Francia
e quando questi ha cominciato ad essere in difficoltà si è
trovato pure lui ad affrontare una rivolta interna.
A complicare le cose c'è la nuova ricchezza di Deby, generata
dalla vendita del petrolio. Una vendita - fanno notare alcuni analisti -
che non sarebbe mai stata possibile se la Banca Mondiale non avesse
stanziato i fondi per lo sviluppo al fine di costruire l'oleodotto sopra
ricordato. Un accordo che scatenò polemiche, poiché i fondi non
andavano ad altro sviluppo che a quello degli affari della EXXON,
peraltro in grado di finanziarsi da sola l'oleodotto. Perplessità
superate grazie ad un accordo troppo frettolosamente definito come
“storico”, in base al quale Deby si impegnava ad investire la
maggior parte dei proventi petroliferi in spese sociali.
La storia africana è ancora una storia d’ingerenze
coloniali, propaganda e disinformazione a sostegno dello sfruttamento
delle risorse locali, attraverso la promozione di governi criminali. Alle
opinioni pubbliche occidentali sono trasmesse narrazioni falsificate al
fine nascondere le continue guerre per procura nelle quali i paesi e le
compagnie occidentali conquistano e controllano i mercati armando
dittatori sanguinari. (Fonte:
Altrenotizie, 30 settembre 2008)
Sottofondo: Notturno (Chopin)
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