In
Mauritania la giunta militare assicura elezioni libere e trasparenti dopo il
golpe di ieri
In
Mauritania, saranno prese le misure necessarie “per garantire la
continuità dello Stato e vigilare in consultazione con istituzioni,
forze politiche e della società civile per lo svolgimento di una
elezione presidenziale che rilanci il processo democratico”. E’
quanto rende noto, con un comunicato, la giunta militare che ieri ha preso
il potere con un golpe. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
La giunta militare ha promesso oggi di indire al più presto
elezioni “libere e trasparenti”. Il potere, intanto, è
affidato ad un “Consiglio di Stato”, guidato dall’ex capo
della guardia presidenziale. Il golpe militare è scattato con
l’arresto del presidente e del primo ministro, poco dopo che il capo
dello Stato aveva ordinato la destituzione dei vertici dell’esercito.
La Lega Araba, di cui la Mauritania fa parte, ha esortato al dialogo. Il
golpe è stato condannato da Stati Uniti, Unione Europea e ONU. La
Commissione Europea, in particolare, prende nota dell’annuncio di
elezioni fatto dalla giunta militare ma rileva che le consultazioni dovranno
tenersi “nel pieno rispetto del quadro costituzionale”.
Bruxelles riafferma anche che la liberazione del presidente della
Mauritania, arrestato ieri durante il colpo di Stato, è una
“pre-condizione” per la ripresa del dialogo. Ieri la Commissione
europea aveva condannato fermamente il colpo di stato militare ed aveva
minacciato di sospendere il programma di aiuti per 156 milioni di euro per
il periodo 2008-2013.
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Fonte:
Radio Vaticana, 8 agosto 2008
Il golpe in
Mauritania, intervista con padre Aldo Giannasi
In
Mauritania il deposto presidente, arrestato in seguito al golpe di mercoledì
scorso, è stato trasferito da uomini della Guardia presidenziale nel
Palazzo dei Congressi. Ieri, intanto, è comparso in pubblico per la
prima volta il generale Mohamed Ould Abdel Aziz, leader della giunta che ha
preso il potere nello Stato africano. Aziz ha promesso di “risolvere
tutti i problemi” del Paese e ha annunciato, prima possibile, elezioni
“libere e trasparenti”. Ma ci sono stati segnali di tensione
politica che hanno preceduto questo golpe? Amedeo Lomonaco lo ha
chiesto a padre Aldo Giannasi, sacerdote dei Padri Bianchi,
missionario in Mali da 40 anni:
R. – Questo colpo di Stato ha sorpreso un po’ tutti gli
osservatori. La sola cosa particolare è che prima del colpo di Stato,
il lunedì precedente, un gruppo di senatori e parlamentari aveva dato
le dimissioni dal partito al potere; forse la Mauritania non ha ancora avuto
la possibilità di fare un’esperienza democratica che dal
vertice passi alla base.
D. – La Mauritania è oggi al centro dell’attenzione
mediatica per il golpe della giunta militare. Ma quali sono, oltre a questo
sconvolgimento politico, le questioni e i problemi centrali legati a questo
Stato?
R. – La Mauritania è un Paese desertico, un Paese che
è attaccato, direi aggredito crudelmente sia dallo shock petrolifero,
sia dalla salita continua dei prezzi relativi alle derrate alimentari, che
poi in Mauritania sono quasi tutte importate. C’è una certa
ricchezza nel Paese: il fosfato, il ferro e, in futuro prossimo, anche il
petrolio. Sono cose che ancora sono in mano soltanto ad alcune società
e quindi non portano quel benessere che ci si potrebbe aspettare. E’
difficile, quindi, comprendere i motivi veri che hanno portato a questo
nuovo colpo di Stato.
D. – La Mauritania è una Repubblica islamica, quale ruolo ha
la religione in questo Stato?
R. – Perché si chiama islamica? Non è che i fondatori
abbiano voluto costituire una Repubblica su base teocratica. Quando la
Repubblica si è costituita negli anni Sessanta, è stata
aggiunta la definizione islamica. Questo per dire al Re del Marocco: siamo
autosufficienti, siamo una Repubblica islamica e quindi non avanzare pretese
su base religiosa. In realtà la Repubblica della Mauritania ha finora
fatto parte di quei Paesi musulmani moderati dell’Africa Occidentale.
Ci sono dei cristiani in Mauritania; c’è una presenza della
Chiesa e la Chiesa è accettata, anche se è veramente
minoritaria.
D. – Voi missionari, soprattutto in Africa, avete conosciuto in
diversi Paesi situazioni di grave instabilità politica. Come gli
uomini di Chiesa accompagnano la popolazione in queste delicate fasi
storiche?
R. – La missione è vivere con la gente, restare il più
possibile accanto alla gente ed anche nel momento del pericolo. Riguardo
l’Africa pensiamo al ’91, quando sono cadute una dopo
l’altra le dittature. Le nazioni a chi si rivolgono per mettere in
piede una Costituente? Ai vescovi. E’ veramente straordinario, ma
questo viene dal fatto di essere insieme con la gente.
Sottofondo: Quinta sinfonia (Beethoven)