
Dopo la fine della seconda guerra mondiale e la liquidazione di due governi provvisori, nel marzo del 1945, sotto la pressione dell’Unione Sovietica, si formò un nuovo governo di coalizione guidato da Petru Groza, che affidò ai comunisti i principali dicasteri. Le controverse elezioni del novembre 1946 assegnarono al Partito dei lavoratori (costituito da comunisti e socialdemocratici) una vasta maggioranza. Nella primavera del 1947 venne eliminata ogni opposizione e molti esponenti politici furono posti agli arresti; a dicembre il re Michele abdicò e lasciò il paese, che il 13 aprile del 1948, con l’approvazione di una nuova
Costituzione del tutto simile a quella sovietica, diventò Repubblica popolare di Romania. Agli inizi del 1948 si costituì il Partito operaio rumeno quale partito unico.
In base al trattato di pace siglato a Parigi il 10 febbraio del 1947 con gli Alleati, la Romania riottenne la Transilvania settentrionale e furono convalidati i trasferimenti territoriali del 1940. Nel 1949 la Romania entrò a far parte del Cominform e del Consiglio di mutua assistenza economica (COMECON) e nel 1955 aderì al patto di Varsavia.
Il processo di sovietizzazione del paese, oltre a investire tutte le istituzioni, si manifestò con l’epurazione di dissidenti ma anche con una sorda lotta all’interno del Partito comunista e con l’eliminazione di diversi suoi importanti membri. Gheorghe Gheorghiu-Dej, capo dei comunisti dal 1945, smantellò sistematicamente l’opposizione interna al partito assumendo nel 1952 anche la carica di primo ministro.
Gheorghiu-Dej instaurò un regime personalistico e violento, fedelissimo a Mosca; egli proseguì il disegno di collettivizzazione dell’agricoltura iniziato nel 1949 e diede un forte impulso all’industrializzazione e alla realizzazione delle infrastrutture (tra cui la costruzione del canale tra il Danubio e il Mar Nero, diventato il simbolo del gulag rumeno). Gheorghiu-Dej riuscì nel contempo a conservare una certa autonomia da Mosca, delineando una “via nazionale” che fu continuata dal suo successore Nicolae Ceaušescu.