L'annuncio della morte di Eyadema è giunta come un fulmine a ciel sereno sabato scorso: ancora il giorno prima infatti il capo di stato sembrava in gran forma, nonostante i numerosi problemi di salute che l'avevano costretto negli ultimi anni a frequenti viaggi per le cliniche più prestigiose d'Europa. Secondo un comunicato governativo, la morte del presidente sarebbe dovuta ad un'improvviso attacco cardiaco.
Eyadema lascia un paese allo sbando, dove gli indici di crescita economica sono bassi, le infrastrutture inesistenti e la democrazia una parola sconosciuta: dopo essere salito al potere con un colpo di stato nel 1967, questo ex-sergente pluridecorato dell'esercito francese ha governato il paese con pugno di ferro per quasi 40 anni, e i risultati non si sono sotto gli occhi di tutti.
Tre elezioni vinte senza oppositori, altre tre conquistate attraverso assassinii dei leader dell'opposizione e brogli elettorali, tanto che agli inizi degli anni 90 l'Unione Europea decise di congelare gli aiuti economici al Togo per quello che eufemisticamente fu definito un "deficit di democrazia". Ma Eyadema ha proseguito imperterrito lungo la sua strada, assistito sempre e comunque dalla Francia con cui ha avuto ottimi legami.
Un fosco futuro
Ma il futuro del Togo si non preannuncia a tinte più rosee: le Forze Armate non hanno infatti perso tempo, e immediatamente dopo la morte del presidente hanno sospeso la Costituzione, chiuso tutte le frontiere e giurato fedeltà al nuovo capo di stato ed ex-ministro Faure Eyadema. Tutti provvedimenti presi, come ha spiegato il Capo di Stato Maggiore Zachari Nandja, per evitare che il paese precipiti nel caos e nell'anarchia.
La nomina di Faure a presidente non ha però alcuna base costituzionale: a prendere il potere infatti dovrebbe essere il presidente del Parlamento Ouattara Sambare Natchaba, che sabato scorso si trovava a Parigi. Rientrato in fretta e furia dalla capitale francese, non è potuto però atterrare a Lomé per la chiusura delle frontiere e si è quindi diretto nel vicino Benin.
Alla luce di quanto poi accaduto, la chiusura delle frontiere invece che un provvedimento per garantire la stabilità del paese sembrerebbe piuttosto organizzata "ad hoc" per impedire a Natchaba di rientrare in patria e assumere la presidenza ad interim, prima dell'indizione delle elezioni. Anche perché secondo le parole di Nandja non sembra che la nomina di Faure alla presidenza sia una soluzione temporanea.
Con buona pace di Gilchrist Olympio, il leader dell'opposizione in esilio dal 1992 in Francia: il suo soggiorno forzato in Europa è destinato a prolungarsi ancora. Nessuna dichiarazione invece da parte del premier Kofi Sama, che si è limitato a definire la morte di Gnassingbe come "una catastrofe nazionale" e ad ordinare due mesi di lutto nazionale per il paese.
Ben diverse sono state invece le reazioni da parte dell'Unione Africana, che per prima ha definito come golpe il colpo di mano dei militari attraverso il suo rappresentante Alpha Oumar Konaré. Oggi invece il presidente di turno dell'UA, Olusegun Obasanjo, ha ribadito che la UA non accetterà alcun leader nominato dalle Forze Armate e non eletto democraticamente dal popolo. Parole che per ora a Lomè non hanno avuto alcun riscontro.
Matteo Fagotto