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La situazione politica in Togo è stata caratterizzata dalla figura del presidente Eyadema Gnassigbe, che ha governato per ben 38 anni, dal 1965 fino alla sua morte avvenuta nel 2005, con metodi assai poco democratici, perseguitando gli oppositori politici, non proclamando le elezioni o impedendone la libera riuscita.
Alla morte del presidente, il figlio di Eyadema, Faure Gnassigbe ha cercato dapprima di prendere il potere con un colpo di mano (facendosi proclamare presidente a tempo indeterminato dall'assemblea); in seguito alle pressioni della comunità internazionale, ha indetto le elezioni, che si sono svolte in un clima di poca trasparenza e di violenza, e hanno visto la vittoria Faure Gnassigbe, tra le proteste degli oppositori, che hanno denunciato brogli elettorali e sono stati costretti a emigrare come esuli nei paesi vicini.
In tutta la vicenda politica del Togo è stata più volte messa sotto accusa la politica della Francia, che ha sempre intrattenuto rapporti economici con il vecchio presidente, nonostante le denuncie continue di violazioni dei diritti umani fatte anche da organizzazioni come Amnesty International.
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DIETRO LE VIOLENZE NEL TOGO
Il paese sta affrontando la conclusione drammatica di una parabola politica incancrenita all’interno dal potere totalitario, violento e corrotto, di Eyadema. Sostenuto fino all’ultimo dall’ex-potenza coloniale francese attraverso l’odioso sistema della “Françafrique”.
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Jean Leonard Touadi, Venerdi' 29 Aprile 2005
Lomé, la capitale del Togo, è scossa da una violenza politica che rischia di allargarsi a macchia d’olio sul piccolo territorio del Golfo di Guinea, stretto tra il Ghana e il Benin. Ciò che sta succedendo è l’epilogo tragico del lungo regno di Etienne Eyadema, detto anche il “dinosauro” della politica africana, saldamente al potere dal 1965 e deceduto all’inizio di febbraio. Il Togo sta affrontando la conclusione drammatica, che si aggiunge alle violenze politiche dovute al processo di transizione democratica avviata in Africa all’indomani del crollo del muro di Berlino, di una parabola politica incancrenita all’interno dal potere totalitario, violento e corrotto, di
Eyadema. Sostenuto fino all’ultimo dall’ex-potenza coloniale francese attraverso l’odioso sistema della “Françafrique”.
La Francia dei diritti umani, quella del pacifismo esibito di Chirac è rimasta l’unica potenza ex coloniale ad attuare pesanti politiche d’ingerenza negli affari interni degli Stati che hanno conquistato nel 1960 “l’indipendenza della bandiera”. Così, mentre il vento della democratizzazione soffiava sull’Africa facendo crollare l’uno dopo l’altro i regimi totalitari, Eyadema ha sempre potuto contare sul sostegno dell’Eliseo che non ha mai lesinato appoggi politici, militari e finanziari. Bisognava però salvaguardare le forme. Per farlo il pupillo di Chirac ha inaugurato una “democrazia totalitaria”, una forma di governo basata sul principio
secondo il quale “non si organizzano le elezioni per poi perderle”. Eyadema organizza e vince le elezioni nel 1993, nonostante tutti gli osservatori attribuiscano la vittoria ai partiti d’opposizione, divisi tra loro ma uniti nel combattere il tiranno. La stessa farsa elettorale si ripete nel 2002, accompagnata da una repressione massiccia contro gli oppositori, i difensori dei diritti umani, la stampa libera e chiunque osi criticare il padre-fondatore della Nazione e leader dell’ex partito unico RPT (Rassemblement du Peuple Togolais).
Ma questa volta la misura è colma. La comunità internazionale alza la voce e impone sanzioni diplomatiche ed economiche al Togo, costringendo un anno fa il dittatore a firmare un accordo nel quale assume degli impegni precisi per organizzare al più presto elezioni libere e trasparenti, “aprire” i media di stato alle opposizioni, rispettare i diritti umani e assicurare trasparenza nella gestione economica del paese. Una strada che Eyadema accetta di percorrere, tanto che a novembre l’Unione Europea alleggerisce le sanzioni e avvia un processo di normalizzazione. Un mese dopo, con il messaggio di fine anno alla nazione, il dittatore annuncia
l’inizio di una “nuova era” per il Togo. Un annuncio che l’opposizione e i gruppi di difesa dei diritti umani accolgono con scetticismo e che sarà smentito dal “coup de theatre” della morte improvvisa di Eyadema, subito sostituito, contro ogni disposizione costituzionale, dal figlio trentottenne Faure Eyadema, poi costretto alle dimissioni da una forte mobilitazione interna e dalle pressioni della Comunità regionale degli Stati dell’Africa occidentale e dell’Unione africana.
Con il ripristino della legalità costituzionale, ottenuto grazie alla mediazione dell’Unione africana, l’interim e il compito di organizzare nuove elezioni è passato al presidente dell’Assemblea nazionale. La campagna elettorale si è svolta in un clima di grande tensione, con tutti i mezzi di stampa “comprati” dal clan Eyadema, l’unico con mezzi economici adeguati al compito. Poche settimane prima della consultazione, il presidente della commissione elettorale indipendente è stato costretto alle dimissioni per aver dichiarato che forse era meglio rimandare il voto per oggettive condizioni di disparità tra le forze politiche. Ma Faure e il suo clan, sostenuto
dall’esercito, si sono imposti. Secondo fonti attendibili raggiunte a Lomé e stando alle dichiarazioni del diretto interessato, le elezioni sarebbero state vinte dal leader dell’opposizione Bob Akitani. Ma il figlio del “dinosauro” si è proclamato vincitore con più del 60% dei suffragi. Un risultato inaccettabile per un popolo che teme di subire per altri quarant’anni un nuovo Eyadema, sempre sostenuto dalla Francia di Chirac.
Sottofondo: Requiem lacrimosa (Mozart)
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