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IL REGIME DI FIDEL CASTRO A CUBA: POLITICA ESTERA

 Fonte: Wikipedia

 

Politica estera

Inizialmente gli USA furono rapidi a riconoscere il nuovo governo. Castro divenne Primo Ministro in febbraio, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo iniziò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi (la United Fruit in particolare), proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse. Castro visitò la Casa Bianca poco dopo la presa del potere, e si incontro con il Vice Presidente Richard Nixon. Presumibilmente Eisenhower snobbò Castro, con la scusa che stava giocando a golf, e lasciò Nixon a parlare con lui, e a cercare di scoprire se era o meno un comunista. Le politiche economiche di Castro avevano causato qualche preoccupazione a Washington sul fatto che Castro fosse un comunista leale all'Unione Sovietica. Nixon commentò che Castro era "naif" ma non necessariamente un comunista.

Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l'acquisto di petrolio dall'URSS. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito dopo le relazioni diplomatiche con il governo Castro. Per la preoccupazione dell'amministrazione Eisenhower, Cuba continuò a stabilire legami sempre più stretti con l'Unione Sovietica. Diversi patti vennero firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khrushchev, e Cuba iniziò a ricevere grossi quantitativi di aiuti economici e militari dall'URSS.

Il giorno dopo che Castro ebbe descritto la sua rivoluzione come socialista, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba. Il 17 aprile 1961, una forza di circa 1.400 esiliati cubani, finanziati ed addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud de L'Avana, nella Baia dei Porci. Le ipotesi della CIA erano che un invasione avrebbe innescato una sollevazione popolare contro Castro. Non ci fu, comunque, nessuna sollevazione di questo tipo, e la parte della forza d'invasione che giunse a riva venne catturata, mentre il Presidente Kennedy ritirava il supporto all'ultimo minuto. Nove persone vennero giustiziate per quest'azione. Più tardi, in un discorso trasmesso a livello nazionale, il 2 dicembre di quell'anno, Castro si dichiarò un Marxista-Leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il Comunismo.

Papa Giovanni XXIII scomunicò Castro il 3 gennaio 1962. Ciò era congruo con il decreto del 1949 di Papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. Per Castro, che aveva precedentemente rinunciato al suo Cattolicesimo, questo fu un evento di scarse conseguenze. Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici; ad ogni modo, ci sono poche prove del fatto che ebbe qualche effetto.

Nell'ottobre 1962, si ebbe la Crisi dei missili di Cuba, dopo che gli USA scoprirono che l'Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull'isola. Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero mutuamente ostili, e la CIA continuò a sponsorizzare una serie si progetti di assassinio negli anni seguenti.

Nel 1976, Pierre Elliott Trudeau, allora Primo Ministro del Canada, fece la prima visita di stato a Cuba da parte di un leader occidentale, all'apice dell'embargo statunitense, e abbracciò personalmente il capo cubano. Trudeau gli portò in dono 4 milioni di dollari e organizzò prestiti per altri 10 milioni. Nel suo discorso Trudeau dichiarò: "Lunga vita al Primo Ministro e Comandante in Capo cubano. Lunga vita all'amicizia Cubano-Canadese".

 


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