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ELEZIONI POLITICHE NEL TERZO REICH

 FONTE: www.wikipedia.org

 

La crisi economica americana del 1929 non coinvolse soltanto gli Stati Uniti. Per suo effetto, nel 1932, gli scambi internazionali si ridussero a oltre la metà e in tutti i Paesi adottarono il protezionismo, alzando le barriere doganali per proteggere le produzioni nazionali.
Molte piccole aziende, scomparvero, a vantaggio dei trust. In Europa i disoccupati toccarono i 15 milioni e chi ne risentì di più fu la Germania.
La Società delle Nazioni si indebolì a causa di nuovi egoismi nazionali.
Gli effetti della depressione avevano avuto un esito ancora più dirompente sulla fragile Repubblica di Weimar. Dal 1930 al 1932 lo Stato tedesco cercò di affrontare la crisi riducendo le spese. L’economia però non si riprese e le conseguenza in campo politico e sociale furono molto pesanti: il crescente malcontento generò sempre maggiore sfiducia verso i partiti più rappresentativi e raccolse consensi invece l’opposizione.
Il partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, formazione politica di Adolf Hitler, agitavano la bandiera del nazionalismo e sin dall’inizio si erano posti fuori dalla legalità.
Erano nate le Squadre d’Assalto (S.A.), in camicia bruna, capitanate da Ernst Rohm.
Hitler sosteneva l’esistenza di una razza umana biologicamente superiore, quella ariana, costituita dai popoli nordici e dal popolo tedesco in particolare. Questo voleva dire che tutte le altre espressioni etniche erano considerate inferiori o addirittura annullate. Nelle visione allucinata di Hitler, gli Ebrei, “popolo senza patria”, erano ritenuti l’esempio della massima degenerazione della realtà umana. Secondo l’ideologia nazista, la superiorità del popolo tedesco imponeva alla Germania di “purificare” la razza e di unificare gli ariani in un unico grande impero.
Nel 1930 i nazisti ebbero il loro primo successo alle elezioni. Il maresciallo Hindenburg, presidente della Repubblica, affidò il governo a Hitler, che nel 1933 divenne cancelliere. A febbraio un incendio distrusse Reichstag. Con il pretesto dell’attentato, Hitler avviò la repressione politica: sciolse il partito comunista e dispose restrizioni alla libertà di stampa e di associazione. Dall’estate del 1933 il partito nazista rimase l’unica formazione politica legale in Germania.
Con feroce determinazione, Hitler mise a tacere il dissenso all’interno del proprio partito, guidato dalla fazione di Ernst Rohm e nella “notte dei lunghi coltelli” fece massacrare dalla sua milizia personale, le SS (Shutz-Staffeln) alcune centinaia di S.A.
Con il titolo di Fuhrer, guidò il Paese disponendo di un potere totale e assoluto. La Germania prese il nome di Terzo Reich.
Il nazismo riprese molti elementi che già caratterizzavano la dittatura di Mussolini. I giovani tedeschi dai 6 ai 18 anni vennero rigidamente inquadrati nella gioventù hitleriana.
Joseph Goebbels, abile ministro di propaganda, intraprese una radicale nazificazione della società. Parallelamente il regime estese il suo controllo sulla vita privata delle persone attraverso la Gestapo e le SS. Il destino degli oppositori era l’internamento nei campi di lavoro (lager), dove si praticava un annientamento psichico e fisico.
Papa Pio XI decise di pubblicare l’enciclica Mit brennender Sorge (Con vivissima preoccupazione), nella quale si condannavano i contenuti e i metodi dell’ideologia nazista.
Dopo aver imposto dal 1933 il boicottaggio dei negozi ebraici, il regime sancì fortemente la discriminazione antisemita, con le Leggi di Norimberga: i matrimoni tra Ebrei e ariani furono vietati, militari e impiegati di origine ebrea vennero licenziati e tutti gli Ebrei tedeschi dovettero denunciare allo Stato l’ammontare dei loro averi, in previsione di una confisca. Negli anni che seguirono la situazione peggiorò: nella notte tra l’8 e il 9 novembre 1938, la “notte dei cristalli”, furono saccheggiati tutti i negozi ebraici e da allora gli ebrei non poterono più muoversi liberamente, esercitare il commercio, andare a teatro e frequentare le scuole pubbliche.
Al regime nazista i grandi imprenditori industriali non fecero mancare un convinto sostegno per i vantaggi che traevano dalla politica di riarmo.
Il fronte del lavoro, l’organizzazione nazista che aveva sostituito i disciolti sindacati, lavorava 9 ore al giorno. La produzione di armamenti aumentò e la disoccupazione diminuì. La Germania si lasciò così alle spalle la crisi economica, ma lo fece guardando con un’insensata fiducia a una nuova, catastrofica guerra

 


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