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Enver Hoxha
DISCORSO PRONUNCIATO A NOME DEL CC DEL PLA ALLA CONFERENZA DEGLI 81 PARTITI COMUNISTI E OPERAI A MOSCA .
16 NOVEMBRE 1960
II parte del discorso
Non dobbiamo fare alcuna concessione di principio al nemico ne farci alcuna illusione sull’imperialismo, giacché credendo di aggiustare le cose non faremmo che aggravarle. Il nemico, non soltanto si arma e prepara la guerra contro di noi, ma conduce inoltre una propaganda sfrenata per avvelenare gli animi e disorientare la gente. Spende milioni di dollari per stipendiare agenti e spie, milioni di dollari per organizzare nei nostri paesi attività spionistiche, eversive e attentati. L’imperialismo americano ha profuso e profonde miliardi di dollari ai suoi fedeli agenti, alla banda traditrice di Tito. Tutte queste azioni tendono a indebolire il nostro fronte
interno, a dividerci, a debilitare e disorganizzare le nostre retrovie. Si discute molto sulla questione della coesistenza pacifica, e alcuni dicono a questo proposito delle assurdità, affermando che la Cina popolare e l’Albania sarebbero contro la coesistenza pacifica. Penso che sia necessario confutare una volta per tutte tali opinioni nocive e erronee. Non può esserci Stato socialista , non può esserci comunista che sia contro la coesistenza pacifica, che sia per la guerra.
Il grande Lenin ha, per primo, posto il principio della coesistenza pacifica fra paesi a sistema sociale differente come una indispensabilità oggettiva, fino a che esisteranno, insieme nel mondo paesi socialisti e paesi capitalisti. Il nostro Partito del lavoro, mantenendosi fedele a questo grande principio enunciato da Lenin, ha sempre reputato e ritiene che la politica della coesistenza pacifica risponde ai fondamentali interessi di tutti i popoli, risponde al fine di un ulteriore consolidamento delle posizioni del socialismo, e de per questo che esso pone tale principio leninista alla base di tutta la politica estera del nostro Stato popolare. La coesistenza pacifica tra
due sistemi opposti, non significa, come pretendono i revisionisti moderni, rinuncia alla lotta di classe. Al contrario, la lotta di classe deve continuare, la lotta politica e ideologica contro l’imperialismo, contro l’ideologia borghese e l’ideologia revisionista, deve rafforzarsi sempre più. Lottando coerentemente per l’attuazione della coesistenza pacifica leninista, senza fare alcuna concessione di principio all’imperialismo, bisogna sviluppare ulteriormente la lotta di classe nei paesi capitalisti, nonché il movimento di liberazione nazionale dei popoli nei paesi coloniali e dipendenti. Secondo il nostro punto di vista i partiti comunisti e operai dei paesi capitalisti devono lottare
affinché si instauri la coesistenza pacifica tra i loro paesi, dove domina ancora il sistema capitalista, e i nostri paesi socialisti… Ma il loro compito non finisce qui.
Bisogna che in questi paesi si sviluppi, cresca e si rafforzi la lotta di classe e che le masse lavoratrici, guidate dal proletariato di ciascun paese, con il partito comunista in testa, alleate con tutto il proletariato mondiale, rendano la vita impossibile all’imperialismo, scalzando le basi del suo apparato di guerra e della sua economia, strappandoli a viva forza il potere economico e politico per avviarsi verso la distruzione dell’antico potere e instaurino il nuovo potere del popolo. È tutto ciò si farà con la violenza o con la via pacifica e parlamentare? Questa questione era chiara ed era inutile che il compagno Krusciov la ingarbugliasse al
XX Congresso, come ha fatto, con la più grande soddisfazione degli opportunisti. Che bisogno c’era di parodiare in questo modo le chiare tesi di Lenin e della Rivoluzione socialista di ottobre? Il partito del lavoro d’Albania ha sempre considerato del tutto chiari gli insegnamenti di Lenin a questo proposito ed è sempre rimasto fedele ad essi. Sino ad ora nessun popolo, nessun proletariato, nessun partito comunista od operaio si è impadronito del potere senza spargimento di sangue e senza violenza. Alcuni compagni si allontanano di fatto dalla realtà quando pretendono di aver preso il potere senza spargimento di sangue; essi dimenticano che il glorioso Esercito sovietico ha versato fiumi di
sangue per loro durante la seconda guerra mondiale.
Il nostro Partito ritiene, a proposito di tale questione, che dobbiamo prepararci per ambedue le vie e prepararci bene, soprattutto per la presa del potere con la violenza, poiché se ci prepariamo bene per questa eventualità, aumentiamo le nostre possibilità di successo per l’altra. La borghesia vi permette certo di blaterare, ma poi vibra un colpo di forza fascista e vi spezza, per il fatto che non avete preparato né i quadri "d’assalto" né il lavoro nella clandestinità, né luoghi dove nascondervi e lavorare, né gli strumenti di lotta. Dobbiamo prevenire questa tragica eventualità. Il Partito del Lavoro d’Albania, si
è battuto, si batte e si batterà per la coesistenza pacifica secondo la linea marxista - leninista che ci indica Lenin e che è definita dal Manifesto di Mosca per la Pace. Esso è sempre stato, è e sarà per il disarmo generale e lotterà attivamente per l’attuazione di questo disarmo. Nessun caso e neanche per un attimo il Partito del Lavoro d’Albania cesserà di combattere politicamente e ideologicamente le manovre dell’Imperialismo e del capitalismo nonché l’ideologia borghese, come non cesserà di condurre una lotta accanita, continua e intransigente, contro il revisionismo moderno e contro il revisionismo titino Jugoslavo in particolare. Può
darsi che alcuni compagni ci accusino, noi albanesi, di essere testardi, permalosi teste calde, settari, dogmatici e tutto ciò che si vuole, ma noi respingiamo queste false accuse e dichiariamo loro che non ci sposteremo dalle nostre posizioni perché sono posizioni marxiste – leniniste.
Si dice che noi vogliamo la guerra e che ci opponiamo alla coesistenza. Il compagno Kozlov ci ha persino posto, noi albanesi, davanti a questa alternativa: o la coesistenza come lui la concepisce, o una bomba atomica degli Imperialisti sull’Albania, una bomba che ridurrebbe i paesi in cenere non lascerebbe vivo neanche un albanese. Il popolo Albanese non si era mai sentito rivolgere fino ad oggi una simile minaccia atomica da nessun rappresentante dell’Imperialismo americano. Ma ecco che questa minaccia gli viene da un membro del Presidium del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e a chi è indirizzata ? Ad un piccolo, eroico popolo
che ha lottato per secoli contro nemici feroci e innumerevoli e non si è mai piegato, ad un piccolo popolo che ha combattuto con un eroismo senza pari gli hitleriani e i fascisti italiani, la indirizza ad un Partito che testimonia una fedeltà coerente e instancabile al marxismo – leninismo. Però, compagno Frol Kozlov, vi siete sbagliato di grosso, non potete intimorirci ne piegarci alla vostra volontà distorta e noi non confondiamo affatto il glorioso Partito di Lenin con voi e con il vostro comportamento così ostile e vergognoso verso il popolo albanese e il Partito del Lavoro d’Albania.
Il Partito del Lavoro d’Albania appoggerà tutte le proposte giuste e pacifiche dell’Unione Sovietica e dei paesi del campo socialista come quelle degli altri paesi che amano la pace, e che lotterà per vederle attuate. Il Partito del Lavoro d’Albania impiegherà tutte le sue forze, userà tutti i suoi diritti e assolverà tutti i suoi compiti al fine di consolidare l’unità del campo socialista, la sua unità marxista – leninista. Sarebbe assurdo pensare che la piccola Albania socialista possa staccarsi dal capo socialista e vivere al di fuori di questo campo, al di fuori della fratellanza dei nostri popoli
socialisti. La sua partenenza al campo socialista, l’Albania non l’ha ricevuta in dono da nessuno, ma sono il nostro stesso popolo e il Partito del Lavoro d’Albania che l’anno conquistata con il sangue, con la loro fatica e il loro sudore, con i sacrifici che hanno fatto, con il sistema di governo che hanno instaurato e con la linea marxista – leninista che seguono.
Ma che nessuno pensi che l’Albania, essendo un piccolo paese, il Partito del lavoro d’Albania, essendo un piccolo Partito, debbano fare quel che piace a qualcuno se sono convinti che questo qualcuno sbaglia. Come ho detto prima, il Partito del lavoro d’Albania, ritiene che il nostro campo socialista, che persegue un obiettivo unico e che è guidato dal marxismo – leninismo, deve anche avere una strategia e una tattica sue proprie perché queste debbano essere elaborate in comune dai nostri Partiti e dai nostri stati del campo socialista. In seno al nostro campo noi abbiamo creato alcune forme di organizzazione del lavoro, ma è giusto dire che se
sono rimaste in qualche modo puramente formali, o, per meglio dire, che esse non funzionano in modo collegiale. Tali sono in particolare gli organi del tratto di Varsavia e quelli del Consiglio di reciproca assistenza economica. Intendiamoci bene.
Non solleviamo qui il problema di sapere se dobbiamo ugualmente essere consultati o no. Beninteso, nessuno ci nega il diritto di essere consultati ma esserlo bisogna che ci riuniamo. Ne facciamo una questione di principio e affermiamo che queste forme di organizzazione debbono funzionare regolarmente, che e li che bisogna porre i problemi, prendere le decisioni e controllarne l’esecuzione. Lo sviluppo e l’ulteriore potenziamento dell’economia dei paesi socialisti sono sempre stati e sono tuttora una delle prime preoccupazioni dei nostri Partiti e dei nostri Governi, uno dei fattori determinanti della potenza invincibile del campo socialista. L’edificazione
del socialismo e del comunismo progredisce impetuosamente nei nostri paesi. Ciò è dovuto a dei grandi sforzi compiuti dai nostri popoli e all’aiuto reciproco che si prestano. La Repubblica Popolare d’Albania non ha fornito assistenza economica ad alcuno fino ad ora, primo perché siamo poveri, e secondo perché nessuno ha bisogno del nostro aiuto economico. Però, nei giusti limiti, noi abbiamo compiuto e compiamo ogni sforzo per aiutare con le nostre esportazioni, per quel poco che ci è possibile i paesi amici e fratelli. Sono stati aiutati dai nostri amici e in primo luogo dall’Unione Sovietica…
Da questo aiuto dell’Unione Sovietica e degli altri paesi a democrazia popolare, il Partito del Lavoro d’Albania e il governo della Repubblica Popolare d’Albania hanno tratto il miglior profitto per il massimo vantaggio per il popolo albanese. Il nostro popolo sarà per sempre riconoscente di questo aiuto ai popoli sovietici e ai popoli dei paesi a democrazia popolare. Questo aiuto l’abbiamo concepito, lo concepiamo e lo concepiremo non come un aiuto datoci come elemosina, ma come un aiuto fraterno, come un aiuto internazionalista. Il nostro popolo, come popolo che ha conosciuto una estrema miseria, che ha combattuto con eroismo, che è stato
massacrato e spogliato, aveva il pieno diritto di sollecitare l’aiuto dei suoi amici e dei suoi fratelli più grandi ed economicamente più ricchi di lui. E i suoi amici avevano il dovere internazionalista di venirgli aiuto. Così bisogna rifiutare ogni concezione tenebrosa e antimarxista che potrebbe eventualmente manifestarsi quanto al carattere e ai fini di questo aiuto. Le pressioni economiche nei confronti del Partito del Lavoro d’Albania, del governo albanese e del nostro popolo non avranno mai successo. Desidero porre qui la questione degli aiuti che i paesi economicamente più forti forniscono a quelli economicamente più deboli, com’è il caso del nostro paese. Tali
aiuti debbono essere più consistenti. Il popolo albanese non pensa affatto di incrociare le braccia e di aprire la bocca per farsi nutrire dagli altri.
Non ha questa abitudine. Il nostro popolo non pretende inoltre che il livello di vita del nostro paese raggiunga immediatamente il livello di vita di parecchi paesi a democrazia popolare. Però un aiuto più sostanzioso deve venire fornito al nostro paese per l’ulteriore sviluppo delle sue forze produttive. Noi reputiamo che i paesi economicamente forti del campo socialista debbano accordare crediti anche ai paesi capitalisti neutrali, anche ai popoli appena affrancati dal colonialismo, allorché i dirigenti di tali paesi capitalisti si oppongano all’imperialismo, appoggiano la politica di pace del campo socialista e non ostacolino ne contrastino la lotta
legittima delle forze rivoluzionarie. In primo luogo, però, bisogna considerare con maggior attenzione e sopperire alle necessità dei paesi del campo socialista. Certamente l’India ha bisogno di ferro e di acciaio, ma ne ha bisogno in misura maggiore e più sollecitamente l’Albania socialista; certo l’Egitto ha bisogno di essere irrigato e fornito di energia elettrica, ma ne ha bisogno di più e più presto l’Albania socialista.
Su molti problemi politici d’importanza primaria, i punti di vista all’interno del nostro campo socialista sono stati e sono identici. Però, per il fatto che il sistema delle consultazioni collegiali non è divenuto pratica corrente, si è spesso osservato che alcuni paesi del nostro campo socialista prendono delle iniziative politiche a proposito delle quali dobbiamo dire (per quanto noi non siamo in via di principio contrari alla presa di iniziative) che queste spesso nuocciono ad altri paesi del campo socialista. Alcune di queste iniziative non sono giuste e ciò accade soprattutto quando esse non vengono adottate in modo collegiale dai
membri del Trattato di Varsavia.
Tale è l’iniziativa del governo bulgaro, che ha informato il governo greco, senza tenere alcun conto dell’Albania, che i paesi a democrazia popolare dei Balcani sono disposti a disarmare se il governo greco accetterà anch’esso di farlo. Dal nostro punto di vista, questa iniziativa è sbagliata, perché anche se la Grecia avesse accettato una tale proposta, il governo albanese non l’avrebbe accettata. L’Albania aderisce alla proposta sovietica fatta da Nikita Krusciov nel maggio del 1959, (3) (Questa proposta e le note indirizzate il 25 maggio 1959 dal governo sovietico ai governi albanese, bulgaro, jugoslavo, turco, greco,
italiano, francese, inglese, inglese e statunitense, chiedevano la creazione di una zona denuclearizzata e sprovvista di missili nei Balcani e nel settore dell’Adriatico) ma non alla proposta bulgara che tende a disarmare i paesi dei Balcani, senza toccare l’Italia. I compagni bulgari hanno forse dimenticato che l’Italia borghese e fascista ha attaccato a più riprese l’Albania nel corso di questo secolo?
E’ forse permesso ai compagni bulgari di agire come hanno fatto anche in un’altra occasione, senza consultare per niente il governo albanese al quale essi sono legati da un trattato di alleanza difensiva, quando hanno proposto al governo greco di concludere con esso un trattato di amicizia e di non aggressione, e questo in un periodo in cui la Grecia si considera tuttora in stato di guerra con l’Albania e nutre delle mire territoriali nei confronti della nostra patria? Ci sembra pericoloso che simili azioni intraprese in modo unilaterale. Tale giusta e legittima opposizione da parte nostra ha potuto indurre i compagni bulgari e concludere che noi Albanesi non
abbiamo una giusta concezione della coesistenza, che vogliamo la guerra, ecc. Questi sono punti di vista sbagliati.
Azioni analoghe sono state compiute dai compagni polacchi all’ONU, dove il compagno Gomulka ha presentato unilateralmente davanti all’Assemblea generale una proposta della Polonia a favore del mantenimento dello stato quo per quel che concerne la collocazione attuale delle forze militari nel mondo e in particolare contro la creazione di nuove basi militari, ma per il mantenimento delle basi esistenti, contro l’installazione di nuove rampe missilistiche, ma per il mantenimento del segreto sulla bomba atomica da parte degli stati che la fabbricano e contro la cessione di questo segreto ad altri stati.
Una simile proposta, a nostro avviso, è contraria agli interessi del nostro campo.
Che non s’installino più rampe missilistiche? Ma chi si indirizzerebbe questo divieto e in quali paesi si applicherebbe? Tutti i membri della NATO, ivi comprese l’Italia, la Germania occidentale e la Grecia, sono provvisti di missili. Che non si rilevi il segreto della bomba atomica? Ma a chi? L’Inghilterra, come la Francia o la Germania occidentale, ne sono in possesso. E’ chiaro che se una tale proposta fosse accettata, noi, i paesi a democrazia popolare, saremo obbligati a non installare rampe missilistiche e nessun paese del campo socialista, eccetto l’Unione Sovietica, potrebbe possedere la bomba atomica. Noi poniamo la questione: perché
la Cina comunista non dovrebbe avere la bomba atomica? Riteniamo che la debba avere, e quando la Cina disporrà della bomba atomica e di missili, vedremo allora quale sarà il linguaggio dell’imperialismo americano, vedremo se si continuerà a negare alla Cina i suoi diritti nell’arena internazionale, vedremo se gli imperialisti americani oseranno brandire le loro armi come fanno oggi.
Ci si può chiedere se il possesso e la possibilità di servirsi della bomba permetterebbero alla Cina di conquistare questi diritti a dispetto dell’azione contraria degli Stati uniti. No, la Cina non farà mai uso di quest’arma, se non saremo attaccati da quelli che hanno l’aggressione e la guerra nel sangue. Se l’Unione sovietica non possedesse la bomba atomica, l’imperialismo userebbe nei suoi confronti un altro linguaggio. Noi non saremo mai i primi ad impiegare le armi atomiche, noi siamo contro la guerra, siamo per la distruzione delle armi nucleari, ma abbiamo bisogno della bomba per difenderci. "La paura è il
miglior guardiano delle vigne", dice un proverbio del nostro popolo. Gli imperialisti debbono temerci e anche temerci molto.
Il Partito del Lavoro d’Albania, poggiando sul marxismo – leninismo nonché sulla Dichiarazione e sul Manifesto della pace di Mosca, ha seguito una corretta linea di condotta marxista – leninista nelle questioni di politica internazionale e negli importanti problemi dell’edificazione socialista…
Il Partito del Lavoro d’Albania e il nostro piccolo popolo sono sempre stati preoccupati dai grandi problemi del momento. La nostra Repubblica popolare è stata ed è tuttora geograficamente accerchiata da Stati capitalisti e dai revisionisti Jugoslavi, e abbiamo dovuto essere molto vigilanti, impegnare uomini e considerevoli fondi per assicurare la difesa delle nostre frontiere, per difendere la libertà la sovranità e l’indipendenza della patria contro gli innumerevoli tentativi degli imperialisti, dei loro satelliti e dei loro servi. Noi siamo un piccolo paese e un piccolo popolo, abbiamo sofferto moltissimo ma abbiamo anche molto combattuto.
La libertà di cui oggi godiamo non ce l’ha regalata nessuno, ma ce la siamo conquistata col sangue.
Ci siamo accorti e continuiamo ad accorgerci ogni giorno di più chi siano i nostri nemici imperialisti, delle loro mene contro il campo del socialismo e contro il nostro paese in particolare, perciò non abbiamo nutrito e non nutriremo alcuna illusione circa la possibilità che esse mutino la loro natura e le loro mire nei riguardi dei popoli, del nostro campo e dell’Albania socialista in particolare…
Gli imperialisti americani e inglesi ci hanno accusato e ci accusano, noi albanesi, di essere "feroci e bellicosi ".
E’ comprensibile, perché il popolo albanese ha infranto i loro reiterati tentativi di asservirlo e ha annientato i loro agenti che hanno complottato contro il Partito del Lavoro d’Albania e il nostro regime di democrazia popolare…
Ci sembra che non sia neppure il caso di dimostrare qui, a questa riunione, che la guerra è estranea ai paesi socialisti, ai nostri partito marxisti – leninisti, ma resta il problema di sapere il perché gli imperialisti e i loro agenti accusano la Cina e l’Albania di essere fautori della guerra e ostili alla coesistenza pacifica. Prendiamo il caso dell’Albania. A chi farebbe la guerra l’Albania e perché? Sarebbe ridicolo stare a rispondere a questa domanda. Ma coloro che ci accusano di questo, lo fanno per smascherare le loro mire aggressive nei confronti dell’Albania.
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