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Firenze
- Adunata
Compagni
Fascisti, non so se riuscirò a farvi un
discorso molto ordinato perché non ho avuto modo,
secondo la mia abitudine, di prepararlo. Un discorso
Fascista io mi ripromettevo di pronunciare domani
mattina per una ragione mia personale che vi può
anche interessare e che mi dava diritto a chiedervi
qualche ora di riposo. Anche io ho fatto una piccola
beffa a Sua Indecenza Nitti (Grida di: Abbasso
Nitti! Abbasso Cagoia!). Sono partito da Novi
Ligure sopra uno SVA insieme ad un magnifico pilota.
Abbiamo attraversato l'Adriatico e siamo discesi a
Fiume. D'Annunzio ci ha accolti molto festosamente,
perché ha bisogno di aviatori e di apparecchi. Ieri
mattina al ritorno siamo stati colti da una bufera di
"bora" sull'altipiano istriano. Abbiamo
perciò dovuto deviare dalla rotta e siamo
atterrati ad Aiello. A Fiume ho vissuto quello che
D'Annunzio giustamente chiama:" Un atmosfera di
miracolo e di prodigio." Vi porto intanto il suo
saluto. Egli si riprometteva di scrivere un messaggio
apposta per la nostra adunata. (Applausi e grida
di: Viva Fiume). Il mio arrivo a Fiume ha coinciso
con la cattura del piroscafo Persia, per cui tanto si
era agitato il capitano Giulietti della Federazione
del Mare. La situazione di Fiume è ottima,
sotto tutti gli aspetti. Vi sono viveri per tre mesi.
I jugoslavi non hanno nessuna intenzione di muoversi.
Non solo, ma i croati riforniscono in parte Fiume, ciò
che dimostra come sia sconcia ed insidiosa la manovra
nittiana, tendente a sommuovere il popolino, facendo
credere che si fosse alla vigilia di una guerra tra
noi ed i jugoslavi. Niente di tutto questo esiste!
D'Annunzio non ha fatto sparare finora nessun colpo di
fucile contro coloro che stanno al di là della
linea di armistizio; ha anzi emanato un proclama ai
croati che è un magnifico documento, sia dal
punto di vista politico, sia dal punto di vista umano.
Esso conclude con le parole: "Viva la fratellanza
italo-croata! Viva la fratellanza sul mare." Ora,
nei rapporti internazionali la situazione di Fiume
è chiarissima. D'Annunzio non si muoverà,
perché tutti gli eventi sono favorevoli a lui. Che
cosa possono fare le potenze plutocratiche del
capitalismo occidentale contro di lui? Nulla.
Assolutamente nulla, perché il rimuovere un fatto
compiuto sarebbe scatenare un altro più grosso
guaio ed a questo nessuno pensa, nè in Francia,
nè in Inghilterra. In Francia, lo possiamo dire
tranquillamente, c'è un sacro orrore per un
nuovo spargimento di sangue. Quanto al popolo dai
"cinque pasti", ha fatto la guerra molto
bene e brillantemente, ma ora tutto il suo ordine di
idee è contrario a qualsiasi impresa guerresca
ed a qualsiasi avventura un po' complicata. Domani il
fatto compiuto di Fiume sarebbe compiuto per tutti,
perché nessuno avrebbe la forza di modificarlo. Se il
governo fosse stato meno vile, a quest'ora avrebbe
risolto il problema di Fiume e gli alleati avrebbero
dovuto accettarlo, magari con una protesta che forse
avrebbe servito di argomento a qualche giornale
umoristico. (Applausi). E veniamo alle nostre
cose. Noi siamo degli antipregiudizialisti, degli
antidottrinari, dei problemisti, dei dinamici; non
abbiamo pregiudiziali nè monarchiche, nè
repubblicane. Se ora diciamo che la monarchia è
assolutamente inferiore al suo compito, non lo diciamo
certo in base ai sacri trattati. Noi giudichiamo dai
fatti e diciamo: in questi mesi di Settembre e di
Ottobre si è fatto in Italia più
propaganda repubblicana che non si fosse fatta negli
ultimi cinquant'anni, perché quando la monarchia
chiama al Quirinale Giovanni Giolitti (Grida
assordanti di:"Abbasso Giolitti.");
quando la monarchia mantiene al potere quello che
ormai passa bollato col marchio di infamia trovato a
Fiume; quando essa scioglie la Camera e tollera che
Nitti pronunci un discorso in cui si fa un chiaro
appello alle forze bolsceviche della Nazione; quando
essa tollera al potere un uomo che non è
Kerenski, ma Karolyi; quando infine ratifica la pace
per decreto reale, allora io vi dico chiaramente che
il problema monarchico che ieri non esisteva per noi
in linea pregiudiziale, si pone oggi in tutti i suoi
termini. La monarchia ha forse compiuto la sua
funzione creando ed in parte riuscendo ad unificare
l'Italia. Ora dovrebbe essere compito della repubblica
di unirla e decentrarla regionalmente e socialmente,
di garantire la grandezza che noi vogliamo di tutto il
popolo italiano. Io credo di essermi spiegato e di
avere fissato la linea esatta per cui noi siamo
assolutamente coerenti nella nostra base iniziale. Ma
noi non dobbiamo svalutare i nostri avversari. Il
"babau" di una dittatura militare è
grottesco. E' stato inventato da Nitti con la
complicità dell'alta banca e dei giornali
pseudo democratici che sono legati notoriamente
all'alta e parassitaria siderurgia italiana. Io penso
che domani, nell'attesa della crisi, i difensori delle
istituzioni oramai superate non esisterebbero più
perché tutti si squaglierebbero. Ma nella falla che
si verrebbe ad aprire certo tutte le forze vi
precipiterebbero. Noi dovremmo allora tener presente
il movimento pussista. Questa forza pussista
consideriamola un po'' da vicino. I pussisti hanno
dovuto contarsi ultimamente e intanto su 80.000
iscritti, 14.000 non si sa dove siano andati a finire.
Sono gli sbandati. Ben 500 sezioni non sono state
rappresentate in quelle che si chiamano le assise del
proletariato italiano. Tutto quello che durante il
congresso si è detto e fatto è stato
molto meschino. Bordiga non è un gran generale.
Si eleva un po'' dalla mediocrità. Quello che
egli ha riportato alla tribuna è quanto io
avevo già dato in pasto alla folla nel 1913. Di
veramente importante non c'è stato che il
discorso di Turati. Ma gli infiniti discorsi non hanno
dato alla fine indicazioni pratiche su quello che i
pussisti devono o vogliono fare. Noi siamo molto più
precisi di loro e vi diciamo subito che noi dobbiamo
porre un "ultimatum" al governo dichiarando
che se non abolisce la censura noi fascisti non
parteciperemo alle elezioni. Bisogna protestare contro
una censura ripristinata in regime elettorale,
altrimenti dimostreremo di poter accettare qualunque
altro arbitrio. A questa protesta, noi ne possiamo
aggiungere un'altra positiva e di azione. In quanto ai
socialisti, la grandissima parte si distingue per una
fisiologica vigliaccheria. Essi non amano battersi,
non vogliono battersi, il ferro e il fuoco li
spaventa. D'altra parte, e su questo mi preme di
richiamare la vostra attenzione, noi non dobbiamo
confondere questa creazione piuttosto artificiosa con
un partito del quale i proletari sono un'infima
minoranza, mentre abbondano tutti quelli che vogliono
un posticino al parlamento, al consiglio comunale e
nelle organizzazioni. E' in realtà una cricca
politica che vorrebbe sostituirsi alla cricca
dominante. Noi non dobbiamo confondere questa cricca
di politicanti mediocri con l'immenso movimento del
proletariato che ha una sua ragione di vita, di
sviluppo e di fratellanza. Io ripeto qui quanto dissi
altra volta. Nessuna demagogia. I calli alle mani non
bastano ancora per dimostrare che uno sia capace di
reggere uno Stato o una famiglia. Bisogna reagire
contro tutti questi cortigiani e questi nuovi
semi-idoli per elevare questa gente dalla schiavitù
morale e materiale in cui è caduta. Non bisogna
andare verso di essa con l'atteggiamento dei
partigiani. Noi siamo dei sindacalisti, perché
crediamo che attraverso la massa sia possibile di
determinare un trapasso dell'economia, ma questo
trapasso ha un corso molto lungo e complesso. Una
rivoluzione politica si fa in 24 ore, ma in 24 ore non
si rovescia l'economia di una Nazione che è
parte di un'economia mondiale. Noi non intendiamo con
questo di essere considerati una specie di
"guardia del corpo" di una borghesia che
specialmente nel ceto dei nuovi ricchi è
semplicemente indegna e vile. Se questa gente non sa
difendersi da se stessa, non speri di essere difesa da
noi. Noi difendiamo la Nazione, il popolo nel suo
complesso. Vogliamo la fortuna morale e materiale del
popolo e questo perché sia ben inteso. Io credo che
con il nostro atteggiamento sia possibile di
avvicinarci alla massa. Intanto la Federazione dei
Lavoratori del Mare si è staccata dalla
Confederazione Generale del Lavoro; i ferrovieri hanno
dimostrato nello scioperismo di essere italiani e di
voler essere italiani, e mentre l'alta burocrazia
delle amministrazioni pubbliche è piuttosto
nittiana e giolittiana, il proletariato delle stesse
amministrazioni tende a simpatizzare con noi. Da
cinquant'anni si prendono i generali, i diplomati, i
burocratici dalle classi dirigenti, da un nucleo
chiuso di ceti e di persone. E' tempo di spezzare
tutto ciò se si vogliono mettere nuove energie
e nuovo sangue nel corpo della nazione. E veniamo alle
elezioni. Dobbiamo occuparci delle elezioni perché
qualunque cosa si faccia è sempre buona regola
di stringersi insieme, di non bruciare i vascelli
dietro di se. Può essere che in questo mese di
Ottobre le cose precipitino in un ritmo così
frenetico, da rendere quasi superato il fatto
elettorale. Può essere, invece, che le elezioni
si svolgano. Dobbiamo essere pronti anche a questa
seconda eventualità. Ed allora noi Fascisti
dobbiamo affermarci da soli, dobbiamo uscire distinti,
contati, e, se saremo pochi, bisognerà pensare
che siamo al mondo da sei mesi soltanto.Dove una
probabilità di affermazione isolata non esista,
si potrà costituire il blocco interventista di
sinistra che deve avere da un lato la rivendicazione
dell'utilità dell'intervento italiano ai fini
universali, umani e nazionali, contro tutti coloro,
giolittiani, pussisti e clericali, che l'hanno
osteggiato. D'altra parte questo programma non può
esaurire la nostra azione, e allora bisognerà
presentare alla massa i dati fondamentali su cui
vogliamo erigere la nuova Italia. Dove la situazione
sarà più complicata, si potrà
aderire anche ad un blocco interventista in senso più
completo e più vasto. Ma noi vogliamo,
soprattutto, consacrare in questa nostra adunata -
rivendicandola contro coloro che la negano e che
vorrebbero dimenticarla - la immensa vittoria
italiana. Noi abbiamo debellato un impero nemico che
era giunto fino al Piave ed i cui dirigenti avevano
tentato di assassinare l'Italia. Noi abbiamo ora il
Brennero, abbiamo le Alpi Giulie e Fiume e tutti gli
italiani della Dalmazia. Noi possiamo dire che tra
Piave e Isonzo abbiamo distrutto un impero e
determinato il crollo di quattro autocrazie. |